Hölderlin e la poesia come intuizione

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Johann Christian Friedrich Hölderlin è considerato tra i più grandi poeti della letteratura universale.La poesia di Hölderlin non si presta alle  definizioni schematiche per la presenza del dissidio fra il reale e l’ideale che la colloca  nella atmosfera  culturale del romanticismo , ma al tempo stesso per la sua fedeltà  alla misura e al rigore degli antichi. Hölderlin canta l’essenza della poesia.

Ne era convinto Martin Heidegger. Un rapporto fecondissimo  e intenso tra la speculazione filosofica  e l’attività poetica fa della sua poesia  un esempio unico. Perché, nella sua opera, egli ha vissuto l’esperienza filosofica e metafisica come condizione dell’astratto e come metodo per giungere  a riconoscere l’essenziale identità dello Spirito  nel fuoco poetico. Il poeta  è stato il portatore di un  nuovo messaggio della poesia come  fondazione del mondo  nella parola  e come diretta manifestazione dell’essere.

Da qui nasce anche il suo autonomo  idealismo fondato sulla voce lirica della poesia. Nella stretta contiguità con la filosofia idealistica, la posizione di Hölderlin rimane peraltro indipendente e singolare, poiché egli è convinto della preminenza della poesia.

Nell’idea del classico il poeta tedesco scopre la percezione autentica della poesia. «La poesia tragica è una metafora dell’intuizione intellettuale».

In questi pensieri annotati dal poeta stesso in un saggio  sulla poesia epica, tragica, lirica cogliamo  il segreto del rapporto sussistente  tra la tensione tragica della parola e l’ideale di bellezza ricercato nella frequentazione delle tematiche tipiche della filosofia idealista.

L’intuizione intellettuale è nel concetto – limite della conoscenza, indica  l’apprensione  immediata, intuitiva, estetica all’universale. La folgorazione poetica è il punto in cui il muro tra  filosofia e poesia viene abbattuto.

«Antichità e modernità – scrive Elena Polledri – giungono  nella tragedia  non solo a un punto di incontro  ma ad una vera  e propria sintesi: l’antico diventa voce del moderno  e la tragedia di un filosofo della Magna Grecia si trasforma nella via attraverso cui il popolo tedesco di fine Settecento giunge alla consapevolezza del proprio destino e alla conoscenza di una nuova strada  per poterlo  modificare  in vista di una superiore armonia.

Questo punto d’incontro tra mito e storia  è inoltre il  momento il cui Hölderlin mette alla prova , attraverso ossessive  correzioni, nuove stesure e bozze mai  portate a termine , il proprio talento di drammaturgo, per comprendere  dal lavoro quotidiano e da un’ attenta  riflessione poetologica che la poesia a cui è destinato non è quella tragica».

L’etere della poesia eterna, sublimata dalla ricerca ideale del bello, diventa, in tutta la sua opera, il punto di massima tensione tra  l’universale e l’individuale.

Ecco perché il tragico  così finisce per apparire  come una «metafora  dell’intuizione intellettuale».

Il sentimento del tragico, nella poesia di Hölderlin, fa scoccare  fra i due poli  la scintilla illuminante  della folgorazione illuminata. Prevale la concezione fondamentale di un intenso lirismo.

Nicola Vacca

 

 

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