Tadeusz Konwicki, lo scrittore veggente

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“Sono affamato di uomini. Di veri uomini dotati di senso dell’onore, di dignità. Riservati, virili, ascetici, cavallereschi. Ed eccoci intorno dappertutto piccole donnette in calzoni. Donnette maschio coi capelli lunghi, gorgerine e scollaturine. Befane avide, ingorde, svergognate , coi pene nascosti nelle mutande di trina. Sono rimasto solo con fraschette, donnicciole, puttanelle e perisco perché tutto mi è contro. Tutto mi schiaffeggia, mi offende, mi sbatte fuori a calci dalla vita.”

La mia ri-lettura preferita è un libro dimentico, sepolto da chili e chili di bestseller da autogrill, abbandonato nelle biblioteche di provincia (perfino la mia ad Acqui Terme ce l’ha), ignorato com’è tra la polvere in qualche scaffale lontano o sperduto nei meandri dei magazzini dei fuori catalogo. Questo libro, ovviamente, paga una colpa, anzi due. L’esser erroneamente ritenuto datato, per colpa di Costa Gravas che ne realizzò una versione cinematografica approssimativa quanto pessima, e l’essere ritenuto politico, esclusivamente politico. Invece si tratta di un classico, di satira nera dei tempi della Prl (purtroppo contestualizzabili ancora oggi) dove a uno scrittore male in arnese, povero e malato, viene chiesto di imitare Jan Palach, per protesta, di fronte al simbolo dell’amicizia russo –polacca, cioè il Palazzo della Cultura e della Scienza di Varsavia. Morti gli stregoni, i demiurghi dopo che i profeti e i messia della letteratura hanno fallito nel salvare il mondo,  Konwicki riesce ad offrire ancora un po’ di magia, ai limiti della poesia, ridipingendo il mondo

Il problema dei profeti attuali, politici e letterati è quello di puntare sempre e solo sull’effetto immediato, soffrendo. Si cerca il male minore sociale come si cerca il best seller del momento con risultati che non possono che apparire deludenti a distanza di anni. La nostra società veggente soffre di una sorte di Sindrome di Cassandra, appositamente legiferata mentre dovrebbe  essere pronta e capace a inserirsi con effetti immediati nel presente. Dovrebbe già, perché per motivi grettamente suoi, cioè personali, non può che rimanere immediata o cercare di limitar danni passati, finendo così inevitabilmente a dimenticare il terzo tempo: il futuro.

In qualche modo l’attuale censura politica ha colpito anche questo libro che rileggo sempre con piacere, Piccola Apocalisse, caricandolo eccessivamente di un valore politico che è sì presente. Questo testo è indiscutibilmente pervaso di una forte valenza politica, soprattutto se opportunamente contestualizzato, ma a essere sinceri, a guardarci negli occhi, questo libro non è altro che una guida universale per l’intellettuale moderno e/o contemporaneo.

In un mondo che sta morendo, ogni giorno sembra offrire qualcosa in meno qui a occidente. Dicevo, in un mondo che andava morendo la resistente e clandestina intelligencja polacca decide che per il bene della Polonia uno scrittore deve sacrificarsi per riscattare i propri peccati originali e attirare l’attenzione mondiale sulla causa dimenticata di un paese dimenticato dal mondo.

Siamo tutti satelliti di qualcosa, e non sfugge a questa regola l’editoria di oggi, che si ostina testardamente a cercare la storiella immediata o il personaggio pubblico con le sue memorie brevi, non curandosi più del messaggio. Non c’è messaggio, ma solo media in questa dissoluzione moderna del sovra esposto formulato di Mc Luhan.

Infatti perché il mondo delle favole stia in piedi non ci deve  proprio essere nessun messaggio, è sempre l’araldo se ricordate a interrompere le feste in ogni dove, ma solo intrattenimento.

A questo punto, spesso e volentieri mi domando: che classe di scrittori può svilupparsi su con questo sistema? La risposta è: Non lo so.

Posso però dirvi che Tadeusz Konwicki è uno scrittore di quelli da conservare nelle vostre librerie, sempre e comunque, al di là delle mode e dei casi. Konwicki ancora una volta si è dimostrato  profeta. Quella Polonia, quella del suo libro, è ormai scomparsa, l’occidente e i suoi valori stanno comprando ogni cosa mondo, ma in quel contesto, o per meglio dire, in ogni contesto, qual è il valore dell’intellettuale? Quale deve essere il suo lascito?

Se io posso non saperlo, bombardato e sovrastato da libri e da informazioni di regime inutili, Konwicki, dal canto suo, disilluso e disincantato, lo sa bene e ci spiattella la verità in faccia, quasi a metà romanzo, affermando che il lascito intellettuale di uno scrittore modero è  una ricetta contro la forfora.

Una ricetta contro la forfora? Sì, avete letto bene, tutto quel che può lasciare al mondo, a questo mondo, uno scrittore vero è  una ricetta contro la forfora perché l’attuale mondo si preoccupa davvero troppo dell’immediato dell’apparenza e di poche altre cose…

Peccato che al giorno d’oggi  la prima riga letta tramite Google, messaggero ma non messaggio, valga più di un intero volume, in pratica è quasi a voler significare che la forfora vale più di una persona… “

Piccola Apocalisse è un libro che ogni aspirante scrittore dovrebbe leggere almeno una volta l’anno.

Fabio Izzo

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