La memoria, il microcosmo e la Storia

copertina-belluomini

Fulvio Tomizza afferma che per capire il senso e il significato della Storia bisogna sempre scavare nella materia viva dei microcosmi. E possiamo affermare che lo scrittore istriano non avesse affatto torto.

La Storia per essere compresa non ha bisogno dei massimi sistemi. Quello che veramente conta per stabilire la verità è raccontare ciò che è accaduto, scavando nelle storie lasciate ai margini dalla storiografia ufficiale.

Ed è quello che ha fatto Francesco Belluomini nel suo nuovo libro andando a raccontare la vicenda di Sonia Contini, ebrea di Livorno, rimasta ai margini della storia della deportazione ebraica.

Nel campo dei fiori recisi. Scampoli di Olocausto (Aracne editrice, pagine 265, euro 15) l’autore ripercorre gli eventi della famiglia Contini che nel marzo del 1944 fu deportata dai nazisti verso i campi di sterminio.

Sonia e sua sorella furono le uniche sopravvissute. Francesco Belluomini ha conosciuto direttamente la signora Contini Saracco che gli ha affidato il suo memoriale.

Lo scrittore toscano lo ha visionato e allineato e ne ha fatto un libro in cui a parlare è proprio Sonia Contini che racconta nei minimi dettagli quel lungo viaggio da Livorno nel cuore disumano dell’Olocausto di Birkenau e Auschiwitz.

Il racconto di Sonia spezza il fiato. Le sue parole sono minuziose e dettagliate e danno purtroppo l’idea di quell’orribile universo concentrazionario che non concede scampo alcuno ai necessari bisogni di umanità.

«Questa vicenda – scrive Francesco Belluomini – contiene elementi inediti e straordinari dell’inumana durezza delle vicissitudini che affollavano quella disumana epoca».

Le tragiche vicende della deportazione che hanno coinvolto l’intera famiglia Contini Belluomini le ha ascoltate dalla diretta voce di Sonia, che è sopravvissuta, nella primavera del 2001 durante un viaggio in Israele, dove l’allora settantenne signora si era trasferita insieme al marito.

Sono pagine come queste che rendono un servizio nobile alla memoria. Parole spoglie di retorica ma ricche di vissuto che ci portano a condividere e a coltivare la memoria non in una mera forma istituzionalizzata, ma giorno per giorno, perché solo così si evita che essa diventi un deposito di rifiuti.

Nel campo dei fiori recisi di Francesco Belluomini  dovrebbe essere letto nelle scuole.
Francesco racconta l’Olocausto attraverso un mondo ristretto e vero di fatti avendo conosciuto personalmente Sonia Contini, questo fa la differenza.
Fuori da ogni retorica celebrativa, Francesco Belluomini mette nero su bianco (allinea, ama dire lui) la testimonianza della signora Contini entrando senza alcun filtro ideologico in uno dei drammi atroci del secolo scorso. Semplicemente testimoniando quello che è realmente accaduto.
È bello che uno scrittore abbia fatto quello che avrebbero dovuto fare gli storici, spesso impegnati a vestire i panni di gendarmi della memoria.

Nicola Vacca

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