Bodini, il poeta di tutti i Sud del mondo

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Vittorio Bodini poeta è un mondo ancora tutto da scoprire. L’autore salentino è uno dei giganti della poesia italiana del secondo Novecento e soprattutto uno dei più importanti traduttori della letteratura spagnola.Eppure si fa fatica a riconoscere la sua grandezza.

Ancora oggi le sue traduzioni di Lorca, Alberti, Caldeón de la Barca e molti altri scrittori e poeti di lingua spagnola sono da ritenersi insuperabili. Memorabili, e purtroppo introvabili, le sue traduzioni dei poeti surrealisti spagnoli raccolte in un doppio volume da Einauidi e pubblicate nel 1957.

Orteste Macrì scrisse che la poetica bodiniana si potrebbe definire realismo totale purché si intenda la sua realtà come scoppiante di surrealtà, modellata sul paese salentino e passata attraverso le varie esperienze culturali.

Vittorio Bodini si sentiva poeta del Sud e certamente possiamo affermare che è stato uno dei più rappresentativi di quella linea meridionale che da molti critici è stata definita una delle intuizioni più suggestive del nostro secondo Novecento letterario,

Un Sud inconfondibile come quello di Alfonso Gatto, Leonardo Sinisgalli, Raffeale Carrieri, Antonio Verri e Salvatore Quasimodo, raccontato attraverso una poesia che ha visto il mistero della realtà ed ha ragione Oreste Macrì quando scrive che la sua opera rappresenta la rivincita dell’espressività sulla mera raffigurazione.

Quella di Bodini è una poesia dai forti contrasti e in ogni verso il poeta mostra l’ambivalenza nei confronti della sua terra e racconta il suo Sud metafisicamente sospeso in una tristezza schiacciata dal tempo che sembra essersi fermato.

La sua poesia è inizialmente ricca di simboli e allusioni ma negli anni si caratterizzerà per la sua vena esistenziale dalle spiccate tematiche politiche e sociali

«Il poeta – scrive Gianmario Licini – assiste sconcertato alla crescita economica disordinata di un’Italia che vuol lasciarsi indietro l’atavica miseria a qualunque prezzo, e sente l’esigenza di fermarsi, di riflettere, di considerare la portata degli avvenimenti che si profilano nell’immediato futuro. Da questo punto di vista il Bodini dimostra (anche in raccolte inedite come Zeta e La civiltà industriale o Poesie ovali) un’acutezza di vedute e una sensibilità che troviamo forse soltanto nel Pasolini dei romanzi o delle raccolte poetiche più “politiche”, che sono comunque posteriori a questi versi».

Vittorio Bodini, poeta sublime, eccellente traduttore e intellettuale diviso tra due mondi, quello iberico e quello salentino, oggi è soprattutto un illustre dimenticato di quella straordinaria linea poetica meridionale che è stata uno dei vertici del nostro Novecento e che va assolutamente riscoperta attraverso le opere dei suoi poeti più rappresentativi.

«Non cerco la poesia. Non l’ho mai cercata. Aspetto che sia essa a trovarmi. Spesso mi sono occultato così bene tra circostanze luoghi da essere irreperibile». Così Vittorio Bodini spiega il suo rapporto con la poesia. La sua poesia che ha trovato noi tutti e che abbiamo il dovere di non dimenticare.

Nicola Vacca

 

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