Luigi Tenco, grande voce fuori campo

luigi-tenco-01

Il 27 gennaio del 1967 Luigi Tenco si toglie la vita. A cinquanta anni dalla scomparsa del cantautore la sua poesia affascina ancora e le sue canzoni restano ancora un punto di riferimento.

Tenco rivoluzionò il mondo della musica e con un modo di raccontare sincero raccontò il suo tempo e le sue deviazioni.

Fu proprio la sua schiettezza netta e dirompente la causa del suo isolamento. L’ambiente culturale dell’epoca lo emarginò in diverse occasioni. Ma Tenco, infischiandosene delle mode, nelle sue canzoni continuò a celebrare quel male di vivere esistenziale e sociale denunciando con un’immensa poesia un disagio che era realtà assoluta.

Tenco è stato il cantore dei lati oscuri degli anni sessanta.« Di quel decennio tronco e spezzato (1960-67) – scrive Simone Coacci – che va dall’ancor roseo crepuscolo del miracolo economico ai primi vagiti della contestazione studentesca, dai moti di piazza che porteranno alla caduta del governo Tambroni  (a cui partecipò in prima persona a fianco dei “camalli” genovesi) alle occupazioni universitarie che annunciarono il ’68 (la prima delle quali, pochi giorni dopo la sua morte, avrà luogo alla Sapienza di Pisa), dal jazz delle cantine al rock’n’roll degli sconclusionati festival giovanili, dalla scuola francese a quella genovese, fino alle convulse e spesso confuse tematiche sociali del primo folk-beat italiano – Tenco incarna a fior di pelle, spesso suo malgrado e fino alle estreme conseguenze, le contraddizioni più profonde e laceranti, ma anche i fermenti più vivi e fecondi, che racchiude in un canzoniere di appena cento brani e tre soli album, non sempre all’altezza, complessivamente, delle punte più alte del suo idiosincratico talento lirico e compositivo».

Luigi Tenco è stato un grande genio, un poeta maledetto della nostra canzone d’autore. Era dotato di sensibilità troppo spiccata per prostituirsi al mercato delle canzonette e delle mode culturali che nei suoi testi ha sempre criticato e denunciato.

Un uomo e un artista  in perfetta disarmonia con la sua epoca e con i suoi conformismi. Alcune delle sue canzoni furono censurate, il suo impegno sociale e la sua denuncia decadentista vennero considerati inattuali.

Tenco, come Piero Ciampi, fu una straordinaria voce fuori campo che preferiva la protesta al servilismo, la libertà di pensiero ai cori e alle ammucchiate di corte.

Il colpo di pistola con cui Luigi Tenco si è tolto la vita è lo stesso che ha ucciso Cesare Pavese.

È il momento di non fare più pettegolezzi su Luigi Tenco e di ascoltare la sua voce libera che canta, come un angelo sensibile che è  caduto confidando nella forza della poesia,  le menzogne delle canzonette e l’encefalogramma piatto di un tempo che sceglie sempre la via comoda della mediocre superficialità.

«Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io tu e le rose in finale e ad una commissione che seleziona La rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi.»

Con queste parole Tenco si congedò dal mondo e dalla vita. Non c’è altro da aggiungere.

Nicola Vacca

 

Annunci

One thought on “Luigi Tenco, grande voce fuori campo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...