Tutta la poesia in una stanza

 

È difficile scrivere di un libro quando nelle sue pagine ci sei finito e non per caso. Il coinvolgimento è intenso e forte come la passione che c’è  in ogni parola di quelle pagine di cui fai parte.

A me è capitato con  Stanza n.12 di Ulisse Casartelli ( Pendragon pagine 143, euro 12). Il libro di poesie che Ulisse ha scritto nei mesi di ricovero presso Villa Barruzziana.

Dalla stanza n.12 e con la sua lettera 22 un uomo ferito si è fatto poeta ed è riuscito ad abbracciare le parole anche quelle più terribili.

Il risultato è un attraversamento di un dolore con tutte le sue sfumature. In questo viaggio ho accompagnato Ulisse.

Un’estate intensa di dialoghi telefonici e di conversazioni. Ulisse dalla sua stanza scriveva poesie e me le leggeva. Io lo richiamavo e così nascevano altre parole, nuovi versi e soprattutto un’amicizia vera.

È nato così un dialogo reciproco nel nome della poesia. Quattro o cinque telefonate al giorno in cui ci confrontavamo sulle parole che venivano fuori e che prima di diventare versi erano soprattutto il sale di un rapporto amicale che si stava consolidando.

Così è nato Stanza n.12: il diario in versi di un uomo che è caduto e che ha deciso di rialzarsi  mettendo a nudo il suo cuore, ricomponendo tutti i suoi frantumi attraverso i caratteri di una Lettera 22 che non ha mai smesso di battere per due mesi.

Alla fine tutte quelle parole sono qui a testimonianza di un cammino per niente facile che ha visto una discesa agli inferi e una risalita verso una luce ancora tutta da raccontare.

La vera terapia in quei due mesi è stata la poesia e non gli antidpressivi. E i veri antidepressivi sono stati alcuni suoi amici che non lo hanno lasciato solo e hanno attraversato insieme a lui con le parole e con i gesti quel dolore che picchiava forte.

«Mi hanno motivato, – scrive Ulisse nella nota introduttiva – buttato giù dal letto e dato una ragione per continuare a scrivere e bruciare insieme a loro»

È stato meraviglioso essere uno di loro, attraversare con Ulisse il baratro nel quale era finito.

«Sono dovuto entrare in manicomio / per poter scrivere quello che avevo dentro / altrimenti la società non mi avrebbe mai lasciato il Tempo».

Caro Ulisse, sei riuscito a fare della tua follia oro colato. Hai graffiato con le parole le pareti di quella stanza, hai scavato buchi nel tuo cuore e sentieri nella tua coscienza per evadere con il coraggio della poesia da quella camera dove nemmeno le sbarre hanno potuto arginare il tuo desiderio di libertà e di vita, che è stato più forte del buio in cui eri precipitato.

«A un certo punto bisogna uscire /da Stanza n.12 ed entrare in quella dei Grandi. / Là , ho fatto togliere le statue, le mappe, / i modelli che la mente aveva inventato, / e ne ho fatto una stanza vuota / con finestre spalancate…».

Amico mio ce l’hai fatta. Questo libro che abbiamo fra le mani è la testimonianza, come la poesia e la vita che ci dicono che nessuno si salva da solo.

Nicola Vacca

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One thought on “Tutta la poesia in una stanza

  1. Grande Nicola, …Grazie…
    Ci vediamo Sabato a Bologna alla presentazione del libro di Ulisse.

    Nel mio intervento a braccio parlerò tra l’altro della visione cosmoteadrica (umano-divino e cosmico insieme)della sua poesia, anche.

    Mi piace

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