La necessità e la vocazione

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La vocazione è necessaria, sfugge al controllo della razionalità. È l’unica cosa che riesce a dare un senso alla vita. Spesso non capiamo il perché dei nostri gesti, di alcune scelte, di molti errori commessi volontariamente, di tanti “no” e di pochi “sì” pronunciati con convinzione.

Ci affascina tutto quello che releghiamo nei territori inospitali dell’irrazionale. Ciò che non riusciamo a controllare lo affidiamo al cielo, al fato, alle nostre paure; eppure, cerchiamo risposte esaustive affinché quell’avvenimento inspiegabile ed improvviso lasci le lande desolate e caotiche del non senso e trovi casa qui, nella razionalità, nella logicità e nella meccanicità dell’esistenza palpabile e sensibile.

A volte, darsi una risposta è come firmare un passaporto a quegli accidenti che si palesano nella vita quotidiana e nella mente.

Ecco. Io non so perché scrivo, perché leggo, perché voglio sapere. So solo che una voce mi comanda, mi incita a prendere una penna, ad aprire un libro, a cercare una risposta. Sono richiami, a volte tristi, altre volte allegri. Mi ipnotizzano e il mondo sparisce, i doveri verso la società non mi importano più. Rotti i legami con gli altri, si ricuciono quelli con l’anima.

Forse è questo il vero Volto di Dio. Lo vediamo quando lo scopo sfuggente della vita riappare davanti ai nostri occhi e capiamo che la vocazione è figlia della necessità. Infatti, c’è qualcosa di necessario che il nostro cuore reclama e al quale non riusciamo a dire “no”.

Amo passeggiare a qualche metro di distanza dal mare perché mi ispira ogni pensiero. Le onde sono come le pagine dei libri che leggo o le note della chitarra che quotidianamente imbraccio.

Proprio in riva al mare ho iniziato a sfogliare Il codice dell’anima di James Hillman, psicanalista, morto nel 2011, che aveva poco a che fare con la razionalità. Infatti, lui detesta la psicologia canonica perché distrugge l’eccentricità, chiude entro limiti ristretti la sfera umana e imbottisce di farmaci chi è fuori dagli schemi.

Hillman preferisce rifarsi al mito di Er di Platone; al genio tutelare, il daimon, che sorveglia su di noi affinché il destino scelto dall’anima venga rispettato. Tutte cose su cui nessuno si sofferma più, ma che ci chiamano e ci spaventano. Torniamo a pensarci solo quando qualcosa si avvera e sfugge dal controllo della nostra razionalità…

… e io avevo un irrazionale bisogno di raccontarvi queste cose.

Martino Ciano

 

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