C H I D O R M E N O N A M A

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“Sento la luce che entra dalla fine- stra farmi male agli occhi: è come schizzarsi di liquido di sottaceti. Che cosa vuol dire? Fuori è una bella giornata di giugno, probabilmente c’è un sacco di gente che sta prendendo il diploma… Devo andare a vomitare. Vorrei solo essere puro…” (Jim Carrol)

– Ma sei sicuro? – chiedo tentando un sorriso. Lui mi guarda con quegli occhi liquidi, resi quasi trasparenti dalle medicine e dalla malattia che l’ha quasi del tutto consumato. –

Certo che sono sicuro – sorride, sospira lentamente, chiude gli occhi, sembra con dolore, li riapre -… lì ci sono le chiavi del garage e quelle della moto – aggiunge indicando il comodino.

Andrea dall’altra parte del letto sospira rumorosamente e si avvicina alla finestra di questo ospedale. Guardo Marco, che seduto sul davanzale dell’altra finestra, osserva prima me che annuisco a nessuno e poi Davide, che nel suo letto sta per morire. Davide è morto da due settimane, e adesso io, Marco e Andrea siamo qui, di fronte al suo garage, per fare ciò che gli abbiamo promesso.

Apro la porta del garage e nel bel mezzo c’è la moto di Davide coperta da un telone nero con una grande scritta bianca Harley Davidson. Tolgo il telone e sotto c’è questo chopper spettacolare: nero opaco, forcelle lunghe e inclinate, sellino singolo bassissimo. Infilo la chiave e la moto di Davide parte al primo colpo.

I silenziatori non esistono e il rombo all’interno del garage è assordante. Innesto la prima ed esco fuori lentamente. Marco chiude il garage, sale sulla sua HD Bad Boy e l’accende. Andrea mi guarda seduto sul suo Sportster e sorride, prima con gli occhi e poi con la bocca. Marco, che mi fa segno di andare avanti, ha qualcosa di sereno negli occhi. Parto senza fretta respirando a pieni polmoni l’aria frizzante di questa giornata di fine primavera. Viaggiamo in fila indiana e senza fermarci fino a Fontan, in piena Valle Roya.

Qui facciamo tappa in un bar che Davide amava: due birre, un lungo panino francese e un altrettanto lungo caffè. Mangiamo in silenzio, c’è una strana quiete fra di noi. È evidente la mancanza di Davide, ma c’è la sua moto, e poi stiamo andando ad esaudire il suo ultimo desiderio. Ripartiamo e rombando pigramente arriviamo a Nizza.

Attraversiamo la città vecchia, zona pedonale, con il profondo brontolio delle nostre moto. La gente si gira a guardarci: in fondo qui si dovrebbe venire solo a piedi. Parcheggiamo le moto ed entriamo in questo pub scoperto da Davide due anni fa. C’è questo tipo che suona alla chitarra acustica vecchie canzoni dei Violent Femmes, dei Velvet Underground, dei R.E.M.. Beviamo tre “tequila rapido” in fulminea successione. Durante un’esecuzione acustica di “Heroes” di David Bowie ci alziamo e ce ne andiamo. È passata da poco la mezzanotte e siamo arrivati al luogo elettivo: questo bosco mediterraneo a metà strada fra Cannes e Frejus, alle spalle della costa. È una splendida notte di luna piena. Scendo dalla moto e Andrea sta già montando una piccola pala, di quelle militari, che ha estratto da una delle borse di cuoio consumato. Anche Marco sta montando una piccola pala verde militare. Dalla sacca del chopper di Davide estraggo una bottiglia di Jack Daniel’s. La apro ne bevo un sorso e passo la bottiglia a Marco. Lui beve un lungo sorso e la passa ad Andrea che ha già iniziato a scavare. Abbiamo solo due pale e così ci diamo il cambio. Facciamo tutto in silenzio con un’onda di pace che ci accarezza la mente, e questo anche per colpa del bourbon e delle tequile e delle birre. Il terreno è duro ma sembra che questa notte nulla sia difficile.

Alle tre la bottiglia di Jack Daniel’s è finita e la buca pure. Ci guardiamo in faccia reciprocamente: siamo sudati, sporchi di terra, stanchi, ma nonostante tutto sorridiamo.

Andrea dice: – Devi farlo tu – rivolto a me che sono appoggiato alla Harley Davidson di Davide.

– Già – ribadisce Marco dal fondo della fossa. La buca ha questa sorta di scivolo che permette di arrivare in fondo con la moto di Davide senza eccessivi sforzi. La fossa è della misura giusta: non ci sono più di dieci centimetri a destra e a sinistra, il chopper sta praticamente in piedi da solo, giusto un pochino inclinato sulla destra. Esco dalla buca con una sensazione di stritolio alla gola, non riesco quasi a respirare. È come se stessimo seppellendo Davide e non la sua amata Harley Davidson.

Andrea mi passa una bottiglia di birra Corona, non troppo fredda, ma è la cosa giusta al momento giusto. Ne bevo metà e gliela ripasso.

Marco dice: – È ora di coprirla. – Annuisco e guardo per l’ultima volta il chopper di Davide, e con un sorriso stanco penso che solo a lui sarebbe potuta venire un’idea simile. Alle cinque la buca è piena di terra e il cielo albeggiando comincia a tingersi di un rosso quasi estivo.

Col coltello di Davide intaglio la corteccia di questo grande albero che sovrasta la moto ormai sepolta: incido CHI DORME NON AMA, come diceva spesso Davide nelle notti passate a girare come zanzare impazzite con le nostre moto.

Roberto Saporito

Roberto Saporito (racconto che fa parte del libro di Roberto Saporito “Harley-Davidson” edito nel 1996 da Stampa Alternativa di Roma, nella mitica collana editoriale “millelire”, ventimila copie vendute, piccolo libro di culto, fuori catalogo da anni e che si può trovare ogni tanto nelle aste su ebay) . Roberto Saporito è nato ad Alba (CN) nel 1962. Ha studiato giornalismo. Ha diretto una galleria d’arte contemporanea. Ha pubblicato raccolte di racconti e romanzi, tra le raccolte di racconti ricordiamo “H / D – Harley-Davidson Racconti” (Stampa Alternativa Editore, 1996, vendendone ventimila copie), e “Generazione di perplessi” (Edizioni della Sera, 2011, quarta di copertina di Marco Vichi) e tra i romanzi ricordiamo: “Il rumore della terra che gira” (Perdisa Pop, 2010, nella collana “Corsari” diretta da Luigi Bernardi) e “Il caso editoriale dell’anno” (come “Anonimo”, 2013, Edizioni Anordest) Nel 2015 ha pubblicato un nuovo romanzo dal titolo “Come un film francese” con Del Vecchio Editore di Roma. Suoi racconti sono stati pubblicati su antologie e su innumerevoli Riviste Letterarie. A ottobre 2004 è stato invitato al Festival Letterario “Letteraria” a Pistoia, tra gli scrittori invitati: Andrea Camilleri, Carlo Lucarelli, Francesco Guccini, Loriano Macchiavelli, Massimo Carlotto, Luca Crovi. A giugno 2007 è stato invitato al Festival Letterario Lib[e]ri 2007 di Teramo, tra gli scrittori invitati: Marco Lodoli, Erri De Luca, Walter Siti, Giovanni D’ Alessandro, Paolo Grugni. Collabora con la Rivista Letteraria di Milano ”Satisfiction” con una sua personale rubrica. Nel 2013 il suo primo romanzo “Anche i lupi mannari fanno surf” [2002] diventa “oggetto di studio” di una delle dieci lezioni del corso di scrittura narrativa “Inchiostro rosso sangue”, per la precisione la settima intitolata “l’hard boiled in salsa italiana: il curioso caso di “Anche i lupi mannari fanno surf”, di Roberto Saporito.”, organizzato dalla Rivista Letteraria “Inchiostro” a Verona, insieme ai romanzi, oggetto di altre lezioni, di Giorgio Scerbanenco, Carlo Lucarelli, Massimo Carlotto e Gianluca Morozzi.

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