La grande voce di Amelia Rosselli

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La forza dirompente della poesia di Amelia Rosselli sconvolge schemi e forme della tradizione costruendo un magnifico rebus modernista.

La Rosselli può ancora considerarsi una delle voci essenziali della poesia italiana e contemporanea.

Una voce disubbidiente che da Ezra Pound ha imparato la necessità è l’arte di rinnovare i classici senza mostrare alcuna timorosa reverenza.

Tra ossessioni, invenzioni linguistiche e folgoranti illuminazioni, la poesia della Rosselli ha raggiunto vertici alti e nel panorama letterario si è conquistata una sua originalità inimitabile che in primis ha a che fare con il suo carattere e con la sua formazione.

«Dotata di un carattere estremo  – scrive Laura Barile in un saggio su Amelia Rosselli pubblicato da Nottetempo nel 2014 – e di una fragilità del sistema nervoso, inquieta e inquietante adolescente, la formazione di Amelia Rosselli nel suo peregrinare è certo una formazione d’eccezione: internazionale e trilingue, all’ombra dei grandi ideali politici e anche artistici e musicali della tradizione famigliare».

Ma sarà soprattutto il suo carattere estremo a caratterizzare la sua poesia che non smetterà mai di essere deflagrante, inquieta e soprattutto lacerante e provocatoria.

Elena Carletti scrive che la poesia di Amelia Rosselli si rivela di stampo profondamente fenomenologico e prende le mosse da una realtà tumultuosa, in costante divenire. Il caos della realtà esterna viene interiorizzato in un processo di filtrazione deformante, indispensabile per raggiungere uno stato di appropriazione del reale.

Dal disordine fecondo della realtà trae linfa vitale la produzione poetica di Amelia Rosselli.

Il filtro del suo rapporto con il reale è sempre uno specchio deformante che rivela e attraversa il tempo nella sua metamorfosi di istanti che accadono. La Rosselli coglie della realtà gli «spazi  metrici» e  le infinite variazioni della realtà. Attraverso la poesia mette in evidenza il suo stesso processo di deformazione.

Pasolini nel 1963 presentando la figura dell’allora trentatreenne poetessa scrisse che il verbo poetico di Amelia Rosselli appare refrattario a qualsiasi chiarificazione.

Pasolini seppe cogliere la problematicità e la complessità di una grande voce poetica che non rinunciò mai al suo spirito critico ma allo stesso tempo si abbandonava paradossalmente alla parola che liberava mostrando in poesia una fragilità dai contorni tragici e dirompenti che rappresenta una delle esperienze più alte della poesia contemporanea.

Amelia Rosselli nel 1996 ha deciso di mettere fine con il suicidio al suo problema esistenziale, ingovernabile e irrisolvibile.

Oggi ci resta la sua poesia da leggere e da rileggere come uno sguardo dilaniato sul mondo e sull’uomo.

Nicola Vacca

 

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