Tre libertini nel cuore degli anni Ottanta

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Gli anni ottanta in Italia: un’irripetibile stagione di effervescenza e rinascita culturale. Non si possono stimare soltanto da punto di vista politico e sono gratuiti e ingenerosi i giudizi storici che si sono sprecati.

Non si può non essere d’accordo con Mario Fortunato che a quegli anni ha dedicato un memoir (Noi tre) in cui oltre a raccontarne l’entusiasmo e lo spirito parla ampiamente della sua  amicizia con Pier Vittorio Tondelli e Filippo Betto.

Lo scrittore e critico letterario in un’intervista che rilasciato per parlare del suo libro afferma: «In Italia c’è questa idea negativa, di un periodo politico sociale su cui la storia ha dato un giudizio ingeneroso, abbastanza severo. Pensandoci su e lasciando da parte la politica gli Ottanta sono stati anche per l’Italia anni di grande effervescenza, di grande affluenza, di ricchezza, di occupazione, non c’era disoccupazione giovanile ai livelli del 40 per cento. Per quanto riguarda la mia esperienza è stato un periodo, oltre che coincidente con la mia giovinezza, di grande rinnovamento culturale.

Nell’arte visiva si usciva dalla tetraggine dell’arte povera, si ritornava al colore, alla pittura, un ritorno alla tela, che non era conservatore, ma positivo, si ridava fiducia nella possibilità di dipingere e fare cose nuove, pensiamo alla Transavanguardia.

Il teatro ebbe un momento di esplosione creativa, esempi sono i Magazzini criminali, il Krypton, il Falso Movimento, gruppi che abbandonavano il teatro di parola e riscoprivano il teatro di immagine. La musica pop è stata così strepitosa che la sua influenza dura ancora oggi. La moda è uscita dal limbo di haute couture che sembrava dovesse riguardare solo gli straricchi ed è diventata un fenomeno diffuso.

Nella letteratura si assiste al ritorno al racconto dopo quelle che erano state le avanguardie degli anni ‘60 e ‘70 che avevano completamente distrutto la possibilità di raccontare una storia.

C’è stato un ritorno di fiducia negli strumenti espressivi, e per fortuna non è ancora finito. Ancora più importante la letteratura conquista i giovani, con uno stuolo di scrittori under 25, pensi al Minimalismo statunitense di McEwan e Tondelli in Italia. Le persone giovani tornano a leggere romanzi. Non può essere un bilancio negativo, al contrario è entusiasmante».

A venticinque anni dalla morte di Pier Vittorio Tondelli, che degli anni Ottanta è stato scrittore rappresentativo perché è riuscito a cogliere nei suoi libri lo spirito intero della sua generazione, Fortunato apre il suo cuore e lascia scorrere sulla pagina il filo rosso della memoria.

Con una scrittura appassionata e autentica, e con una penna felice, verga queste pagine con l’intenzione di scrivere un’ode e un epitaffio vagando nel tempo passato fra la gioia e la malinconia.

Fortunato ripercorre quel tempo felice tramontato per sempre e pagato a caro prezzo da i tre amici.

Tondelli e Betto se ne sono andati. Lo scrittore superstite sa che quella stagione e definitivamente conclusa. E in quella meravigliosa primavera insieme sono cresciuti e si sono divertiti nella consapevolezza che una vita non bastava.

Mario Fortunato con Noi tre intona « la canzonetta dei giorni andati» quelli degli anni ottanta del Novecento, la loro «piccola e volgare età del jazz» in cui la giovinezza sembrava non finire mai.

Pier Vittorio Tondelli, Filippo Betto, Mario Fortunato, tre amici che in una stagione irripetibile di scrittori e letteratura hanno bruciato nella passione  la loro giovinezza.

Noi tre è un racconto di vita e di vite. Mario Fortunato lo ha scritto senza farsi domande, scoprendo che la memoria  – come scrive Borges – a volte è un deposito di rifiuti.

Una storia d’amore e di amicizia che non finisce con la vita dei suoi personaggi. Grazie al potere della letteratura non ci sarà un finale e il viaggio attraverso il racconto porta sempre più lontano del previsto dove le uniche domande legittime sono quelle che non hanno risposta.

Nicola Vacca

 

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