Chiara, uno scrittore oltre ogni tempo

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Piero Chiara è stato il poeta che ha raccontato le piccole storie della provincia italiana.

Da Luino, sulle sponde del Lago Maggiore, uno dei più vivaci scrittori del dopoguerra ha narrato nei suoi romanzi e nei suoi racconti la piccolezza della vita di provincia e la mediocrità dei suoi personaggi con uno stile arguto, ironico senza mai essere banale.

Piero Chiara morì il 31 dicembre del 1986. A trent’anni dalla sua scomparsa le numerose storie che ha raccontato conservano ancora un fascino irripetibile e l’umorismo che contengono è capace di cogliere  nel quotidiano l’essenza della vita italiana.

Narrare la provincia, i suoi vizi e le sue virtù non è facile. Il rischio che si corre è quello di cadere nei luoghi comuni della letteratura. Sono pochi gli scrittori che sono riusciti a bandire dal loro stile quella leggerezza cronachistica che si limita a  circoscrivere il tempo e i suoi fatti.

Il grande Piero Chiara nei suoi romanzi lacustri è riuscito  a creare storie appassionanti e personaggi unici con un’ironia garbata dietro la quale si nascondeva il mistero della condizione umana. Il maestro di Luino nei suoi capolavori è andato sempre oltre il tempo.

Nel suo lago si sono specchiati intere generazioni di lettori. Riprendendo in mano oggi i suoi libri, scopriamo che quelle rive oggi  sono ancora in grado di raccontare l’uomo alle prese con le fatalità della vita quotidiana.

I personaggi delle sue storie, grotteschi e scanzonati, danno vita ad avvenimenti esilaranti.

Nella narrativa di Chiara  c’è tutta la poesia della piccola vita che scorre: nella provincia si consumano episodi che hanno il sapore di un tempo passato in cui erano i sentimenti e la semplicità a dettare le regole comportamentali della vita sociale.

Quando nel 1962 uscì Il piatto piange (nella collana del «Tornasole» diretta e curata da Vittorio Sereni e Niccolò Gallo presso Mondadori) fu subito un successo sorprendente.

Lo scrittore di Luino, fedele alla sua linea di narratore, in quel libro redige un ritratto spietato, drammatico  e ironico della provincia italiana tra le due guerre cogliendo dalla prospettiva appartata di un paese di confine, affacciato sul lago, abitudini e mentalità del Ventennio.

Anche in tutti gli altri fortunati libri che seguiranno, Piero Chiara ( Il balordo  La spartizione, Il pretore di Cuvio. I giovedì della signora Giulia, La stanza del vescovo, Il cappotto di Astrakan, Una spina nel cuore, Vedro Singapore?) non rinuncerà mai alla sua vocazione di narratore autentico con il gusto  diretto del racconto.

«Chiara è rimasto tra i pochissimi nostri scrittori  a possedere l’impareggiabile  grazia  del narratore puro, rendendo semplice e accessibile anche le cose apparentemente più complesse, tali  da incantare con garbo il lettore fin dall’inizio e  tenendo viva la sua attenzione intrattenendolo piacevolmente per tutta la durata della lettura». Questo e molto altro ancora è stato scritto di Piero Chiara e del teatro dei suoi personaggi tipicamente provinciali e quindi italiani.

Dalla provincia italiana sono arrivate le storie più belle della nostra narrativa. A quella contemporanea mancano moltissimo i racconti di Piero Chiara, di Nantas Salvataggio, Mario Soldati, tutti autori che, nei loro bellissimi romanzi, sono riusciti a rappresentare magnificamente la commedia umana immortalando sulla pagina intere comunità di personaggi indimenticabili, diventati, grazie alla loro abilità di narratori puri, metafore estemporanee di un’esistenza di cui tutti facciamo parte.

Nicola Vacca

 

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