Per resistere nell’inferno digitale

cero.jpg

“Vorrei la memoria tenerla avvinghiata come un’amante determinata a lasciarmi”. Così scrive Guido Ceronetti nella nota introduttiva al suo ultimo, agile e urticante testo edito da Adelphi, avanzando subito un’analogia, che dovrebbe farci riflettere, tra il destino del professor Unrat, protagonista dell’epocale film Der blaue Engel (L’angelo azzurro) di Josef von Sternberg, e la propria condizione: “come il vecchio innamorato si aggrappa alla cattedra da cui il potere di destino di Marlene Dietrich lo ha defenestrato, nel film di Sternberg, io mi aggrappo a tutti i brandelli di tutta la mia memoria disperata”. La pellicola, girata pochi anni prima dell’avvento del nazismo e tratta da un romanzo di Heinrich Mann del 1905, è una perfetta parabola della dissoluzione dei valori occidentali, della fine delle certezze e del crollo delle tavole morali sino ad allora conosciute. Il professore, schernito dai propri studenti e degradato a essere spazzatura perfino nell’essenza del nome (Rath è storpiato in Unrat, che significa appunto immondizia), spintosi a cambiare vita accecato dalla passione, ad abbandonare ogni velleità pedagogica, a diventare clown di circo, a subire il tradimento e il peso della sopraffazione volgare, a sperimentare infine l’impossibilità della reintegrazione nel circuito della libera docenza, è icona del tragico del Novecento.

Guido Ceronetti, uno degli ultimi autentici intellettuali italiani, vive la medesima condizione ogni giorno della sua vita, giunto alla soglia dei novant’anni. Sta perdendo la memoria e vorrebbe tenerla salda, nella consapevolezza di combattere contro un nemico, la vecchiaia, che comporta il degrado delle funzioni cerebrali quale implacabile corollario.

Tuttavia, e qui sta la grande e salvifica inattualità del testo di Ceronetti, il dito viene puntato contro l’habitus della dimenticanza che la civiltà occidentale ha innalzato a propria legge costitutiva. “Ricordare, paragonato a un crimine! Ždanov e Stalin, centrati in pieno, i roghi di libri in Germania! Ma pensiamoci: quando Lenin manda il marinaio analfabeta a sciogliere l’Assemblea Costituente distrugge memoria russa di secoli, perché il passato non è bolscevico e quegli intellettuali sopravvissuti la Čeka li fucilerà. Ma ecco, molto meno grossolanamente sanguinaria, arrivare, circa cent’anni dopo, la memoria elettronica, il libro disanimato, il messaggio usa e getta, la fine della corrispondenza, la technology che stalinifica il pensiero”. Ecco il paradosso lucidamente inteso: il passo inarrestabile dello sviluppo tecnologico non comporta alcun progresso reale nella condizione umana, al contrario, facilita il processo di oblio generalizzato che conduce allo svilimento delle funzioni cognitive, emotive e psichiche che ci rendono unici. Stiamo delegando tutto alla “E-Memoria”, scrive Ceronetti, ed essa ci sommergerà, perché ogni collocamento di dati in unità esterne, supporti digitali, metafisici cloud, rappresenta una protesi virtualmente onnipresente, pervasiva, insaziabile. Lo smartphone ha reso istantanea la trasmissione di informazioni, così crediamo di essere predatori onnivori, ma non siamo altro che prede. Ciò che è sempre a disposizione, tipizzato ad esempio nelle forme di wikipedia, è come se non lo fosse mai, poiché questa routine oramai consolidata ad appaltare esternamente la cognizione, disabitua all’esercizio del ricordo, inibisce la personalizzazione dell’uso e del riuso della propria invalicabile e ineffabile dote di memoria, a vantaggio di un consumo anonimo e standardizzato.

Autore scomodo, incendiario, anticonformista e coltissimo, Ceronetti nei suoi testi ha assassinato il nostro tempo, consapevole, per dirla con Emil Cioran, che “il ruolo dei periodi di declino è di mettere a nudo una civiltà, di smascherarla, di spogliarla delle sue seduzioni e dell’arroganza legata alle sue realizzazioni. Essa potrà così discernere quanto valeva e vale, e quanto vi era di illusorio nei suoi sforzi e nelle sue convulsioni” (Squartamento). Traduttore biblico raffinatissimo, lo scrittore torinese può essere quindi annoverato in quella ristretta cerchia di autori apertamente antimoderni che non hanno paura di affondare il coltello nelle carni del progresso.

La memoria degli uomini, a differenza di quella delle macchine, non si risolve mai nel semplice uso di nozioni e di informazioni accumulate, è riconducibile piuttosto ad una fruizione consapevole (quindi ad un piacere, un godimento) di un patrimonio linguistico e culturale, che diventa acquisizione permanente solo perché il materiale mnemonico è continuamente a disposizione della libera invenzione umana. Sradicare la memoria dall’uomo significherebbe condannare l’umanità stessa all’estinzione. “Lo scoprimento della poesia è dovuto alla necessità di ricordare discorsi, comandi, parole di uso comune. Chi mai avrebbe dimenticato la lingua dell’Ellade sapendo a memoria i poemi omerici? Chi mai dimenticherebbe l’Italiano sapendo a memoria la Commedia dantesca o il Principe di Machiavelli, il Furioso o la peste dei Promessi Sposi?”

La memoria sovrintende ai rapporti sociali, alle relazioni private, alle intenzioni, ai meccanismi di riconoscimento, alla convivenza, alla produzione di senso. “Un verso come: aspice, aratra jugo referunt suspensa juvenci, mi porta dentro alla plenitudine di quel mondo agricolo che si andava sgretolando rapidamente intorno a me alla metà del ventesimo secolo”. Assumere Virgilio come guida tra le rovine, rischiaramento nella selva oscura di un’epoca in disfacimento… Diritto, filosofia, arte, letteratura, suggerisce Ceronetti, non sarebbero nemmeno pensabili senza un bagaglio di conoscenze stratificate cui attingere, senza letture, studi, esperienze, ricordi personali propri o altrui. Una ricchezza che va perduta nel deserto delle “E-Memorie”, nell’inferno delle nostre coscienze cyborg condannate a ripetere un eterno presente parcheggiato in chip di silicio.

Grido lanciato contro la debolezza della postmodernità, spada sguainata contro le narrazioni scivolate in format, Per non dimenticare la memoria è anche idealmente, per volontà espressa dall’autore, libricino da assumere come manuale tecnico, da tenere con sé, in tasca, sorta di vademecum a disposizione del marinaio alla deriva nel buio oceano cibernetico che ci circonda. Ceronetti, proponendosi come “educatore” ed esponendosi come vecchio ridotto al limite dell’esistenza, scrive “in una clinica, privo di dizionari e perdendo e recuperando ininterrottamente memoria”. Il suo fisico debole e martoriato, esposto alle ferite del tempo, il suo corpo che, citando Judith Butler, “implica mortalità, vulnerabilità, partecipazione”, è palestra degli esercizi di allenamento, suggeriti con ironia non priva di un sottofondo tragico (come tutte le vere ironie). “Scrivi nomi di utensili di cucina dei più in uso: cucchiaino, mestolo, formaggera, cavatappi, e li ripeti a sazietà anche conoscendoli fino al logoramento. Impara a memoria con rassegnazione le strofe più note, e anche meno note, dell’Inno di Mameli e cerca di cantarle intonate bene”.

Ceronetti passa in rassegna le sue passioni, il pozzo senza fondo dei suoi interessi, trasversali e vastissimi: cinema, letture classiche, storia delle religioni, canzoni pop, teatro moderno e contemporaneo, filosofie orientali, libri dell’infanzia, mostre visitate nel corso di una vita lunghissima, ricordi di opere d’arte, filastrocche, lirica, misticismo. E’ come se ogni frammento dissepolto rilucesse di una verità messa a disposizione dei lettori. Per non dimenticare la memoria è un libro che lascia trasparire una straordinaria generosità verso l’altro, nonostante o forse grazie all’aura di misantropia che l’autore si trascina appresso, anche in virtù di uno dei suoi aforismi più noti (“la misantropia è figlia della conoscenza: più si conoscono gli uomini, più si è misantropi”). Nel libro d’altronde non mancano giudizi spietati nei confronti di generazioni tanto più incapaci di leggere la storia quanto più “connesse”, non in grado, perché disabituate, di mantenere desta la curiosità o l’attenzione verso la società in cui sono calate. “E di Cadorna, ragazze digitanti, sapete niente? Tutto il gruppo risponde che Cadorna è una stazione della metro milanese. Bene, dopo tutto, la memoria di quell’infame comandante supremo non merita di più”. Il dono di sé, in questo secolo che dissecca l’umano, appare come lo spargimento di cenere su campi bruciati dal sole dell’ignoranza e dell’indolenza, ultimo gesto prima dell’Apocalisse tecnologica. Non certo amore verso il prossimo né tantomeno abbraccio di utopie, ma una nobile caratterizzazione dell’uomo rinascimentale, quale la magnanimità, virtù umanistica, questa sì, è presente nel tentativo di Ceronetti di “educare” i giovani a pensare ricorrendo all’esercizio forte della memoria, mettendo in gioco, a questo scopo, l’esempio doloroso di sé, le ferite del proprio corpo grondante umori, il personale annaspare tra i fantasmi della nebbia mentale.

“Esperienza, memoria, sapienza e arte” sono i pilastri della conoscenza, principio gerarchico, linea di demarcazione tra uomo ed animale a partire da Anassagora, agli albori della filosofia greca, quando il filosofo tentava di comporre l’universo in una veste comprensibile alla ragione, Guido Ceronetti, però, avverte: la tirannide tecnologica rischia di trascinarci indietro, allo smembramento irrazionale sotteso a ogni de-memorizzazione.

“Cuneiforme è l’alfabeto dell’asservimento umano. Il cuneo! Non hai scampo, se in Principio non era il Logos ma il Chiodo. Nelle tavolette c’è la tragica sottomissione del primitivo homo semiticus alle onnipotenti divinità venute a imporre le loro leggi amorali a queste perdizioni d’anima infinita […] Che un Dio di luce, non intollerante, irrappresentabile nel cuneo, ce ne scampi”.

Dobbiamo essere grati a Ceronetti per averci impiccato alla croce del nostro fideismo tecnologico, malefico e insensato. Un novantenne solitario e schivo ci sta avvertendo che l’Uomo sta morendo e il nuovo Nazismo, quello definitivo, è alle porte.

Alessandro Vergari

(Guido Ceronetti Per non dimenticare la memoria, Adelphi, 2016)

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...