Marc Augé e i nostri nonluoghi

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Marc Augé attribuisce ai luoghi tre caratteristiche essenziali: essere identitario, essere relazionale, essere storico.

In questi ultimi decenni con l’involuzione della società le cose sono cambiate in peggio e il concetto di luogo come lo abbiamo conosciuto è radicalmente cambiato.

I rapporti tra gli individui sono sempre meno reciproci, si tende inoltre a essere sempre più sradicati rispetto ai luoghi che abitiamo perché sì è persa la consapevolezza delle propria memoria.

Siamo da tempo drammaticamente entrati nell’epoca del nonluogo. Il processo di spersonalizzazione avanza inesorabile verso un punto di non ritorno.

Marc Augé definisce i nonluoghi quelli spazi che hanno la prerogativa di non essere identitari, relazionali e storici.

Le nuove megastrutture che Augé definisce nonluoghi sono la rappresentazione fisica della società globale ma anche la rappresentazione architettonica di un mondo senza confini in cui siamo precipitati senza alcuna speranza di ritrovarci.

Marc Augé, antropologo della contemporaneità e della surmodernità, con il nonluogo ha fotografato tutti i drammatici paradossi dell’esistenza. Attraverso i paradossi del non luogo ha fotografato la condizione umana liquefatta e in stato di incivile decomposizione: «Paradosso del non luogo: lo straniero smarrito in un Paese che non conosce – lo straniero “di passaggio” – si ritrova soltanto nell’anonimato delle autostrade, delle stazioni di servizio, dei grandi magazzini o delle catene alberghiere”. Nei non luoghi vi è sempre un posto specifico – in vetrina, su di un manifesto, a destra dell’aereo, a sinistra dell’autostrada – per delle “curiosità” presentate come tali – gli ananas della Costa d’Avorio, Venezia città di Dogi, la città di Tangeri, il sito di Alèsia – ma essi non operano alcuna sintesi, non integrano nulla, autorizzano solo per il tempo di un percorso la coesistenza di individualità distinte, simili e differenti le une dalle altre». 

Il nonluogo, quindi, è un luogo privo di identità in cui ormai si collezionano solitudini essendo la totale assenza di contatto sociale la regolagli aeroporti, le catene alberghiere, le autostrade, i supermercati sono nonluoghi, nella misura in cui la loro principale vocazione non è territoriale, non mira a creare identità singole, rapporti simbolici e patrimoni comuni, ma tende piuttosto facilitare la circolazione (e quindi il consumo) in un mondo di dimensioni planetarie»).

Il nonluogo sarà per molto tempo, forse per sempre, la nostra casa. L’estensione dei nonluoghi, scrive Marc Augé, ha battuto in velocità la riflessione dei politici, i quali hanno finito con il non chiedersi più dove vanno, perché sanno sempre meno dove si trovano.

In questo eterno tempo presente che vive lo scompenso di ogni futuro ci siamo persi nel non luogo che appunto non suggerisce nessuna direzione.

I nonluoghi sono spazi di anonimato e sono diventati la nostra nuova forma di comunicazione in cui paradossalmente non abbiamo nulla da dire e soprattutto non sappiamo dove andare.

Nicola Vacca

 

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One thought on “Marc Augé e i nostri nonluoghi

  1. Ho adorato il saggio di Augé tanto da utilizzarlo in entrambe le mie tesi di laurea. Dall’uscita del libro ad oggi le cose sono peggiorate sopratutto per via della pervasività del web. La rete è il non-luogo definitivo

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