L’esplosione (racconto di Paolo Melissi)

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(Paolo Melissi con i racconti  di Perdersi in città (https://www.amazon.it/Perdersi-città-Paolo-Melissi-ebook) testimonia spaesamenti e smarrimenti quotidiani, ma anche ritrovamenti interiori in un’esistenza metropolitana.Insomma, un flâneur dei nostri giorni alle prova con la resistenza del vivere.)

……

In quel momento mi trovavo nella toilette della Fondazione Galletti, in occasione di una esposizione fotografica. Avevo oltrepassato la porta che, con il suo soffice richiudersi simile a un battito d’ala, mi aveva accompagnato in quel mondo bianco sfolgorante di luce artificiale, immerso in un silenzio idraulico. Mi colpì il breve allineamento degli orinatoi nel panorama generale di svizzera pulizia. Brillavano le mattonelle, brillavano i lavandini e gli specchi, brillavano anche gli orinatoi: forme perfette nelle loro curve morbide, nel luccichio metallico dei tubi che, uscendo dalla parete, irroravano le loro esposte cavità.

Mentre sbottonavo i pantaloni mi venne in mente che Marcel Duchamp con orinatoi simili aveva fatto un’opera d’arte dopo averli capovolti. Gli orinatoi capovolti: ero improvvisamente preso da quell’idea. Gli orinatoi capovolti di Marcel Duchamp. Confesso che il lieve piacere provato nel liberarmi di ciò che i miei reni avevano filtrato fino a quel momento aumentò sotto l’effetto di quella suggestione. Mi resi conto che l’operazione di bassa fisiologia, bassa anche nel senso topografico, e l’operazione mentale che mi teneva impegnato, tendevano a fondersi in un modo così piacevole da farmi desiderare un prolungamento infinito di quella combinazione.

I pensieri fluivano in alto con la stessa dorata allegria dello zampillo in basso, e io, secondo dopo secondo, ne diventavo sempre più consapevole e felice. In quei momenti ebbi un’ulteriore conferma che il tempo, quello che più o meno intendiamo e indichiamo come tale, è una pura e ingombrante convenzione. Sono certo che il tempo non c’era, e se c’era era immobile, privo dello scorrere dei secondi e dei minuti. Felice, quasi ebbro, mi affidai come agli effetti di uno stupefacente, e quella sensazione, pieno di suggestioni artistiche, sempre più leggero sia nei pensieri che di liquidi.

Il grande tonfo che giunse fin là, giù nel biancore ovattato della toilette, attraversando sale, porte, scale e anditi, ruppe l’incanto che mi avvolgeva come una veste, coincise con il ritorno del tempo e con la fine del mio svuotamento fisiologico.

Ciò che mi è rimasto impresso è che, quel giorno, l’aria puzzava di merda. Non c’era un filo di vento nemmeno a pagarlo, e c’era una puzza nell’aria che superava il tanfo degli scarichi delle automobili. Io ero su una scala di legno a rinforzi metallici e stavo facendo una riparazione a un lampione stradale. L’aria, come dicevo, puzzava di merda, e questo è un fatto che, di solito, mi innervosisce. Quando ho sentito l’esplosione, dietro l’angolo, poco è mancato che cascassi giù. Detesto le esplosioni, specialmente quelle improvvise che mi sorprendono mentre sono in cima a una scala di legno con rinforzi metallici. Sì, d’accordo, sarò stato particolarmente nervoso, quel giorno, pensavo alle rate del mutuo per la casa, e a qualche altro problema famigliare, certo è che il rumore dell’esplosione, così vicino mi ha proprio fatto saltare. Comunque la cosa che più non sopportavo, me lo ricordo bene, era quella dannata puzza di merda nell’aria.

A me le esplosioni non interessano, mi faccio i fatti miei. Però quell’esplosione mi ha rovinato: ha fatto saltare in aria la grata dove andavo a dormire la notte. Da lì usciva un bel calduccio che non era niente male.

Erano le dodici e quarantotto minuti quando ho sentito l’esplosione. Me la ricordo con precisione, l’ora, perché avevo appena dato una sbirciatina all’orologio. Stavo facendo il consueto conto alla rovescia prima dell’ora della pausa. Avevo molta fame, perché quella mattina non mi era riuscito di fare colazione né a casa né al bar. E non avevo avuto il tempo di fare colazione perché mi ero svegliato in ritardo. Io non mi sveglio mai ritardo, ho un’ottima radiosveglia, e poi, di solito, mi sveglio sempre uno o due minuti prima che suoni. Me lo ricordo bene, la sera prima ero andato a dormire più tardi del solito perché avevo letto con cura il libretto delle istruzioni della nuova aspirapolvere a sei velocità che avevamo comprato, io e mia moglie, al centro commerciale Gli Oleandri. Quei manualetti sono interminabili, pieni di indicazioni, suggerimenti per la manutenzione, istruzioni. Comunque l’aspirapolvere è una favola, dove passa non resta un granello di polvere che sia uno, sono macchine straordinarie, penso sempre a chi le progetta, devono essere delle persone eccezionali, pensano a tutto, non gli sfugge mai nulla, nemmeno un particolare che a uno di noi sembrerebbe insignificante, e inventano questi meccanismi perfetti, senza un difetto, io lo dico sempre a mio figlio che deve studiare per diventare come loro, un progettista, uno che sa mettere ogni cosa al suo posto, non come il figlio dei vicini, non faccio nomi, buono quello, s’è messo in testa che vuole fare il musicista, suonare la chitarra, ma se poi diventa chitarrista dovrà farsi crescere i capelli, chissà come ci rimarrà male la madre, beh, anche lei….

Io ho le idee molto chiare. E le ho chiare anche per questo fatto increscioso dell’esplosione. Non dobbiamo lasciarci prendere dall’emotività, dai giudizi a caldo, dalla fretta. Bisogna saper analizzare, andare a fondo, vedere le cose nella giusta luce. La mia teoria è questa. Si è trattato di un ordigno esplosivo collocato da un gruppo eversivo internazionale. Tutto lascia pensare a un complotto per destabilizzare il paese, per mettere in crisi l’equilibrio mondiale, a creare panico nella popolazione. Qualcuno, notte e giorno, tesse trame intorno a noi sperando nella catastrofe. Ma lo so io che ci vuole: la mano pesante!

Dico: ma lo sapete quanto costerà riparare i danni?

E’ stata una bella esplosione. Un bel botto davvero. Io mi trovavo non molto distante, anche se non ho potuto vedere nulla perché non avevo ancora svoltato l’angolo. Ho sentito un boato fortissimo, sembrava venire da sotto terra, e poi il rumore di vetri infranti e gli allarmi delle automobili scattare tutti insieme. Proprio una bella esplosione. E’ stata l’unica cosa interessante della settimana.

Non sanno più cosa inventare per farsi propaganda. E pensare che paghiamo le tasse anche per loro.

Ma che esplosione e esplosione. Quello è stato un petardo. Le vere esplosione le ho sentite io, durante la guerra. C’erano settimane in cui si passava più tempo nei rifugi sotterranei che alla luce del sole. Ora si fa presto, un’esplosione da quattro soldi, che a stento muove la polvere, e tutta la città si paralizza.

Un’esplosione? Quando?

Un’esplosione non basta, non serve a niente. Si fa un buco per terra, si rompe qualche vetro, un topo ci lascia la pelle. I danni vengono riparati in pochi giorni. Ci vorrebbe altro. Centinaia di esplosioni in tutta la città in modo che non si faccia a tempo a riparare i danni. Corri di là che intanto ne scoppia un’altra di qua. Raderla al suolo, si dovrebbe.

 

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