Lenzuola di versi incendiati

mimma

 

Non chiedetemi l’ora è il nuovo libro di poesie di Mimma Faliero  appena pubblicato da Eretica edizioni(http://www.ereticaedizioni.it/?product=mimma-faliero-non-chiedetemi-lora). Incendi di parole e altre cose deflagranti.Ho firmato la prefazione che vi propongo.

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La poesia non salva la vita ma offre possibilità infinite in questo tempo che non concede alcuna via di scampo.

Questa è la prima considerazione che mi è venuta in mente leggendo Non chiedetemi l’ora, il nuovo libro di versi di Mimma Faliero.

Dopo l’esordio di Amore in dissolvenza, l’autrice pugliese cambia completamente registro e si butta a capofitto nell’immanenza delle parole per disegnare una mappa dell’umano possibile in cui sono evidenti tutte le tracce di una contraddizione legata all’imperfezione del tempo e della condizione umana.

Una poesia che annusa il reale e lo attraversa che «fa della realtà il suo vero centro».

Nei versi di Mimma non c’è posto per le certezze e per le risposte. Il suo poetare è una collezione di interrogativi, scetticismi e perplessità che suggerisce di percorrere il cammino scomodo delle «liturgie imperfette»

Il punto di vista della poetessa è il paradosso e il suo non conforme modo di pensare.

Non chiedetemi l’ora è un viaggio nella decostruzione del senso, un itinerario di parole disgiunte che scava nel fango dell’esistenza. Una poesia immanente che si interroga sulla latitanza della tenerezza.

Nelle possibilità superstiti della poesia Mimma Faliero conosce bene il gioco dell’essenzialità e della sottrazione. «Sotto il cielo precario della vita» il poeta non cerca specchi in cui riflettersi, ma un inferno da attraversare in cui poter raccontare senza alcuna finzione la vittoria della realtà e del disincanto sul sogno e l’illusione («Non c’è più spazio per innocenze /né sogni da inventare / in questo default generazionale»).

La Faliero si muove nel sottosuolo delle parole e ne riporta in luce una domanda di senso. Ogni verso di questa raccolta è un azzardo che tende a decostruire i non luoghi che oggi abitiamo.

C’è un coraggio civile nelle sue parole che non teme la presunzione di esistere, oggi ostentata in ogni dove.

La poesia di Mimma Faliero mi piace molto perché non ha paura di impiccare le parole, non teme le cadute quando in maniera onesta chiama le cose con il proprio nome.

Non chiedetemi l’ora è poesia che graffia, l’onesta dichiarazione di poetica di chi scrive e non si nasconde dietro le parole.

Scrivere poesie a viso scoperto per non perdere mai il contatto con la realtà. Questo è il tema fondamentale del libro di Mimma Faliero che sa guardare qui e ora in quest’epoca sprofondando sempre nel suo interrogare di dubbi.

La poetessa intinge la penna nelle cose della vita, ascolta il respiro corto dei giorni che asfissia i minuti, consuma la sua esperienza in tutte le circostanze del tempo non ubbidendo mai alla vita che chiede un ordine.

Non chiedete mai l’ora ai poeti, scrive giustamente Mimma, perché loro vi diranno che il buio racconta ogni istante e che solo la poesia attraverso le sue sillabe mute può cercare di rappresentare la bellezza, riempire il caos e «ridestare dal lutto la carne».

Nicola Vacca

 

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