Un discorso sulla vita e la morte

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Ciascuno di noi è completamente isolato in se stesso, anche se tra noi il legame è strettissimo. La vita intera non è altro che un tentativo ininterrotto di ritrovarci.

Chi legge Bernhard sprofonda e mai si ritrova. Chi assapora Perturbamento si perde e accetta di disintegrarsi tra la follia e la malattia. Lo scrittore austriaco ha fatto scuola. I suoi romanzi non sono pessimistici ma squarciano il velo dell’incanto e mostrano la realtà, l’unico mondo in cui possiamo vivere.

In quest’opera Bernhard crea un parallelismo tra malattia e follia. La scienza separa il corpo dall’anima ma per il protagonista la malattia unisce entrambi. Corpo e anima si influenzano e si contaminano a vicenda. È un processo “romantico e decadente” avviato dall’incedere delle epoche, dalla constatazione che tanto la bellezza quanto il senso della vita sono ormai difficili da trovare.

Ma di cosa parla Perturbamento?

È il racconto di una giornata di lavoro di un medico che fa visita ai suoi malati. Tutto si svolge nelle zone rurali della Stiria austriaca. A narrarci questo tour decadente è il figlio che decide di seguire il padre e di intrufolarsi con lui nelle case di contadini, impiegati, ricchi proprietari terrieri, vittime delle proprie patologie e delle proprie fobie. Sullo sfondo una natura matrigna, mostruosa, cattiva, plasmata dagli stessi atroci malanni di questi abitanti.

L’amore è un’assurdità che in natura non c’è.

 Perturbamento è un romanzo complesso, percuote le carni e l’anima. Può essere interpretato come un addio all’umanità in decomposizione, come una dichiarazione di morte o di indipendenza. Queste tre chiavi di lettura sono contenute nel bellissimo monologo di circa 120 pagine del Principe Saurau.

È un vecchio nobile che ha mandato a studiare il proprio figlio a Londra. Non sa con esattezza quale malattia lo sta affliggendo. Soffre di insonnia, sente dei rumori e soprattutto si è rintanato nelle stanze del suo castello per dedicarsi a una vita contemplativa. Le sue parole si muovono tra follia e lucidità. Descrive scenari apocalittici. È convinto che il figlio lascerà marcire tutte le sue proprietà. Critica il nuovo ordinamento politico austriaco. La democrazia è solo un gioco brutale. Nella sua mente il burocrate ignorante e contrario alla “tradizione” è Moser, servitore sciocco di un proletariato che si degrada insieme alle bestie. Per il Principe tutto si sta dissolvendo. Ma ciò che lo rende triste non è il disfacimento dell’Impero Asburgico o la perdita di autorità, ma il fatto che il repentino passaggio da un’epoca di rigore e di armonia a un’epoca in cui le masse dominano, abbia ucciso le facoltà contemplative dell’individuo. Per il Principe di Saurau è la componente “spirituale” ad essere minacciata.

 Noi ci costringiamo a non percepire il nostro abisso. Eppure, per tutta la vita, non facciamo altro che guardare giù, al nostro abisso fisico e psichico, pur senza percepirlo.

 Sia ben chiaro, Bernhard non è un conservatore e non lo è neanche il Principe Saurau. La versione di Perturbamento in mio possesso è quella del 1981 e include una postfazione di Eugenio Bernardi, che pone l’autore al limite del decadentismo, in un’area in cui riecheggiano romanticismo e bisogno ossessivo di ricercare l’origine.

 I monologhi di Perturbamento, infatti, tendono a questo.

Il turbamento dei personaggi si tramuta in malattia. La follia dei pazienti che il medico incontra nel corso della sua giornata lavorativa è la manifestazione dello stupore che agita queste anime sensibili davanti alla dissoluzione di ogni istituzione umana. Nel romanticismo del Principe di Saurau, che con piglio nostalgico guarda al passato per rifugiarsi dalla catastrofe, non c’è traccia di elitarismo ma c’è il bisogno di ritrovare la propria origine, la propria verità.

La verità è tradizione, non è la verità.

 Infatti, prima dell’incontro con il Principe Saurau, il medico visita un altro paziente. È un capitalista, un magnate che crede nel liberismo economico. Ebbene anche lui ha deciso di isolarsi nella sua dimora per dedicarsi alla contemplazione.

Bernhard insomma relega tutti in questo vortice antimoderno. Non fa distinzioni di classe. Perturbamento è un libro scritto in un tempo di passaggio, in cui nuovo e vecchio si scontrano. Il futuro incute terrore, il passato invece è solo un barlume di speranza. Non è stato un tempo migliore ma solo un punto di partenza che non si deve mai perdere di vista. Fatto sta che i personaggi di Bernhard sono spaesati, si aggrappano al passato solo per sfuggire al terrore che provano verso il futuro.

Perturbamento è un discorso incessante sulla vita e sulla morte.

 Tutta la nostra vita non è che un avvicinarsi ai limiti estremi della vita stessa.

Martino Ciano

 

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