L’alfabeto di Wisława

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Wisława Szymborska e la sua poesia semplice che ironicamente prende in giro la banalità del quotidiano. Sono passati venti anni dal Nobel per la Letteratura e sei dalla sua scomparsa e i suoi versi ogni giorno accompagnano questo nostro cammino nelle cose dell’esistenza e nella loro realtà.

La chiarezza e la trasparenza della sua poesia hanno in questi anni conquistato un numero rilevante di lettori che continuano ad amarla.

La poetessa che non ha paura di raccontare e di attraversare quello che accade e che scrive versi come interrogazioni per domande che non pretendono alcuna risposta.

A Wisława non interessa sapere che cosa sia o a che cosa serva la poesia. A lei interessa scriverla per declinare in mille modi tutti i non so con cui ognuno di noi dovrebbe fare i conti per concedersi un possibilità di attraversamento in questo guado difficile e problematico che è l’esistere.

«La poesia della Szymborska – scrive Piero Marchesani – non dà risposte, perché ogni domanda può solo generare altre domande. Essa parla di un mondo aperto, dubbioso, non definitivo né definitorio, che non chiude ma apre ulteriori spazi alla riflessione, e di ogni singolo lettore sembra condividere intuizioni, sensazioni e paure».

Nel discorso da lei tenuto  in occasione del conferimento del Nobel, Wisława Szymborska con una straordinaria leggerezza espressiva disse che il vero miracolo della vita e la vita stessa e lo stupore e l’incanto della poesia stanno soprattutto nel porsi sempre domande, nel coltivare dubbi, davanti alla misteriosa meraviglia del quotidiano e di tutto ciò che accade.

La sua poesia è un labirinto  denso di emozioni in cui attraversa  con una lucida ratio interrogativa  il mondo quotidiano delle piccole cose, degli oggetti e delle persone. Racconto e invenzione cedono il posto a un poetare scarno e essenziale che giunge inevitabilmente al cuore ferito della realtà e all’anima vera delle sue contraddizioni.

La Szymborska sa parlare dell’amore, della vita e della morte, con colloquiale  e imprescindibile naturalezza, non perdendo mai di vista i dettagli esistenziali presenti nelle piccole cose.

 «Anche il poeta, se è un vero poeta, deve ripetere a se stesso non so. Con ogni sua opera cerca di dare una risposta, ma non ha appena ha finito di scrivere già lo invade il dubbio e comincia a rendersi conto che si tratta di una risposta provvisoria e del tutto insufficiente». In queste parole, pronunciate in occasione del conferimento del Nobel perla letteratura 1996, c’è tutta la grandezza della Szymborska, da sempre convinta che i poeti avranno sempre molto da fare.

Ameremo per sempre l’alfabeto di Wisława e la sua poesia che inciampa umile nelle cose di ogni giorno e che ci aiuta a sopportare il mistero dell’esistenza, magari abbracciando quella nudità semplice delle parole che spesso ignoriamo perché abbiamo paura di chiedere scusa e di sorridere.

Nicola Vacca

 

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