L’immanenza in versi di Andrea D’Urso

copertina-andrea

Eretica edizioni( http://www.ereticaedizioni.it/)è una bellissima realtà corsara che sceglie accuratamente i suoi autori e propone soltanto libri che si devono leggere.
Una scommessa meravigliosa che porta una ventata di aria pulita in questo mercato editoriale asfittico.
Tra le numerose collane attenzione massima va rivolta a quella dedicata alla poesia.
Qui trovano spazio soprattutto quei poeti che hanno il coraggio di andare oltre il significato e il senso delle parole che scrivono e pronunciano.
Tra questi c’è Andrea D’urso che per i tipi di Eretica ha appena pubblicato “Rubinetteria”. Ai versi di Andrea ho scritto la prefazione. Eccola

L’immanenza è il luogo in cui si giocano le sorti della poesia come testimonianza.

Nei labirinti di ciò che accade ogni giorno la voce del poeta è l’unica in grado di strappare le maschere al reale e raccontare senza veli il quotidiano ordinario inventando nuovi codici comunicativi. Questo fa Andrea D’Urso in Rubinetteria.

Un rappresentante di rubinetti che vive e allo stesso tempo scrive poesie e sulle pagine del suo taccuino annota un divenire che non trascura i particolari più insignificanti di giornate passate a vagare da una città all’altra.

Il viaggio in compagnia dei suoi rubinetti che non gli fanno molte domande è una metafore esplicita di una poesia lineare che allo stesso tempo non fa sconti alla tagliola di un quotidiano che non concede scampo all’indifferenza e alla noia.

Ci dona molto questo scrittore involontario di poesie che per sbarcare il lunario fa il rappresentante di rubinetti. Soprattutto è l’inventore di una prospettiva inedita e contingente su una realtà che ha smesso di pensare.

Rubinetteria è un viaggio in versi in un tempo sbagliato, il nostro di cui non riusciamo a esseri testimoni e guardiani.

Andrea D’Urso affida alla sua voce narrante tutte le sbavature essenziali di un’esistenza che non si pone più domande di senso.

Davanti alla sua poesia lo spaesamento della nostra condizione di uomini assume una fisicità che sconvolge per la sua aderenza al vero.

In ogni verso il poeta certifica nell’immanenza l’estinzione verso la quale procediamo. La poesia diventa la testimonianza lucida e spietate del nostro modo di andare da nessuna parte.

La solitudine, la fragilità, la precarietà, l’insensatezza, questi gli stati d’animo che muovono la penna del poeta.

La voce narrante (il poeta – rappresentante di rubinetti) si muove nello sconforto della nuova terra desolata portando in giro insieme al catalogo dei rubinetti il suo taccuino dove in versi annota l’inevitabilità di questo tempo ferito che non concede alcuna via di fuga.

La poesia non ha bisogno di aggettivi. Le bastano quelle parole che sanno scavare nelle ferite, che sono ferite esse stesse, e quando diventano versi definitivamente  non fanno sconti nemmeno alla vita che raccontano.

Andrea D’Urso è poeta che non ha paura di ferire e di azzardare con coraggio l’assenza assoluta e immanente di alcuna forma consolatoria della parola poetica.

Nella vita ordinaria di un venditore di rubinetti è rappresentato tutto il declino quotidiano in cui sprofondano le città , gli uomini e le cose. «Quando scrivo una raccolta di poesie, mi piace che ci siano un protagonista e una scena ben definiti. In Occidente Express il protagonista era un personaggio che non si capiva bene che lavoro facesse, ma si capiva che per lavoro ogni giorno doveva prendere vari mezzi pubblici dentro una grande città.

In Rubinetteria il protagonista è invece un rappresentante di rubinetti che si sposta in automobile lungo strade di provincia. Tutto qui».

A un poeta non dovremmo chiedere altro che di essere immanente. Solo così la sua poesia potrà testimoniare l’aderenza al vero nella tragedia della parola.

Nicola Vacca

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