Lo spirito creatore di una poesia pura

roccoscotellaro

La poesia di Rocco Scotellaro, meridionalista  e intellettuale socialista, maestro del nostro neorealismo più lirico, ha subìto per lunghi decenni  un’ingiusta esclusione dal panorama letterario.  Le sue poesie sono state pubblicate postume  grazie all’interessamento di amici, in particolare Carlo Levi  e Manlio Rossi  Doria.

È  stato proprio l’autore di  Cristo si è fermato a Eboli a firmare la prefazione  alla raccolta È  fatto giorno, pubblicata  nel 1954 e vincitrice, in  quello stesso anno del Premio Viareggio. Quel volume , in un edizione riveduta e integrata a cura di Franco Vitelli, fu pubblicato nel 1982 da Mondadori.  Successivamente la poesia di Scotellaro è stata avvolta da un ingiustificato oblio.

Soltanto di recente l’editoria si è accorta dell’opera di Scotellaro. Mondadori in occasione del trentennale della morte del poeta lucano mandò in libreria  un volume che  per la prima volta raccoglie l’intera produzione poetica

L’intero corpus poetico del poeta- sindaco di  Tricarico  offre adesso  la possibilità di poter entrare nell’universo lirico di Rocco Scotellaro, di conoscerlo in tutti i suoi aspetti tematici ipotizzando nuovi modi di approccio alla sua opera.

Per esempio appare riduttivo  parlare esclusivamente di Scotellaro che concepisce la sua poesia solo come «strumento di lotta e emancipazione sociale». Il respiro universale  che i suoi versi (anche quelli meno noti) recano ha fatto sì che la sua fama non rimanesse  solo nei confini regionali della sua Lucania, ma oltrepassasse quelli nazionali. Se si leggono le poesie legate alle vicende private e agli affetti  emerge immediatamente lo spessore di una poesia  che non è strettamente legata  soltanto ai fermenti del suo periodo, perché l’autore, oltre  alla sua vistosa  e dichiarata presenza nel reale della sua terra- che riesce  a interpretare ad altissimo livello- è soprattutto un lirico capace di prodursi in immagini di grande effetto e colore, con tratti di estro vivacissimo vicino al surrealismo.

Il timbro esistenziale ha connotato da sempre la  poesia scotellariana. Anzi sta in ciò la ragione del nascere stesso della sua poesia. Certo nel suo repertorio poetico figurano diverse poesie che rivelano la sua passione politica (va ricordata la sua azione amministrativa  e  soprattutto il suo impegno politico a favore degli oppressi. Profondo è il suo legame con il Movimento di Comunità di Adriano Olivetti ), ma non è per esse che Scotellaro conquista  l’animo di chi lo legge, bensì per quelle altre dove egli  riesce a trasmettere il suo lirismo, gli affanni emotivi del proprio cuore, a donare con parole spontanee immagini  superlative.

Le poesie di È fatto giorno rivelano Scotellaro e la sua poesia pura: «I colombi han raccolto le ali/sul torrione chiuso dall’ombra/ora devo picchiare più forte/ la porta del suo cuore di pietra.» ; «Avevi tutti gli odori dei giardini/seppelliti nei fossi attorno le case;/tu sei, reseda selvaggia, che mi nutri/l’amore che cerco che mi fai sperare. / E come l’onda  non la puoi fermare,/non puoi chiudere  la bocca ai germogli,/io ti guardo  e mi bevo il tuo sorriso,/amica del caso, scoperta del cuore/che deve colmare la sua sera.»

Questo piccolo campionario  di immagini d’amore scolpite  mirabilmente da Scotellaro lasciano intravedere quel lirismo puro che  accompagnerà tutta la sua produzione poetica.

Sono state ritrovate settanta poesie inedite, pubblicate nel nuovo volume di mondadori, che  consentono di considerare il poeta lucano alla luce di elementi nuovi. L’importanza storica  dell’operazione condotta  da Scotellaro sta nella rivoluzione di un nuovo linguaggio  senza che potesse  giovarsi di precedenti in termini e affini.

La lettura  di tutte le poesie di Rocco Scotellaro ci suggerisce una sfida. Considerare la sua opera oltre i temi consueti dell’impegno politico in difesa della sua amata civiltà contadina.

Rocco Scotellaro non è soltanto l’interprete antropologico degli oppressi del Sud, ma è anche un poeta in grado di evocare immagini esistenziali capaci di essere apprezzate per il loro universalismo lirico.

Rimanendo fedele  alla verità del suo mondo e delle sue radici, il poeta lucano  con la sua opera rappresenta un’esperienza singolare nell’ambito dell’esperienza  letteraria del secondo Novecento. Unica e irripetibile, perché nel suo fare poesia si ha l’impressione di entrare in un mondo interiore dove si va oltre il significato politico dei suoi versi, che appare intrinseco, ed  è visibile , soprattutto in quel nucleo di poesie rimaste finora inedite,  lo spirito creatore di una poesia pura  che coinvolge emotivamente.

«La sfida di Scotellaro – osserva Franco Vitelli,il curatore del volume mondadoriano- è stata quella  di correre sul doppio binario con la consapevolezza dei fini e delle indispensabili risorse letterarie; solo una superficialità di analisi può scambiare  per populismo  quelli che sono motivi poetici che derivano da manifestazioni ,altrettanto vere e proprie di quella civiltà disperata e buona».

Con il materiale della letteratura, con la grande naturalezza del poeta in grado di scolpire immagini evocative della memoria, Scotellaro ha nella sua opera cantato i grandi valori della sua civiltà. Il suo Sud depositario di una grande tradizione e di valori di appartenenza.

Scotellaro, così, metteva in relazione la necessità di scrivere  con la necessità di rappresentare un mondo  che vibrava  nelle forti emozioni del proprio cuore. Questo ci permette ancora di  continuare a vedere «passeggiare i cieli sulla terra», a sentire «lo zirlio dei grilli» ed il vento  fasciare di «sottilissimi nastri d’argento».

La pubblicazione  di tutta la sua opera poetica adesso finalmente ci permette di apprezzarlo come un poeta  corale ed epico .Ci sono oggi delle ragioni forti e convincenti  che possono spingere alla lettura di Scotellaro .

La sua opera letteraria e poetica da cui è lontana ogni forma di sterile rievocazione del mondo contadino, non si presta ad essere racchiusa in una formula di stampo più o meno schematico e populistico.

Quando Eugenio Montale sul Corriere della Sera il 16 ottobre del 1954 mise in evidenza che nella poesia di Scotellaro  si trovava un’insolita felicità d’accento pensava  a lui come un poeta vivo la cui esperienza in versi era segnata  da una concezione della letteratura come luogo aperto da cui nasceva una poesia non solo contadina.

Quella felicità d’accento è la straordinaria intuizione lirica di Scotellaro, oggi restituita al suo tempo grazie alla pubblicazione di ogni suo verso, anche se molto c’è ancora da fare per assegnare al poeta di Tricarico la giusta collocazione che merita nell’ambito della nostra letteratura, che molto spesso dimentica per strada i suoi figli migliori.

Nicola Vacca

 

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