Il Novecento di Vittore Branca

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Vittore Branca, filologo, critico letterario e grande studioso della lettearatura ha raccontato magnificamente il Novecento di cui è stato un grande e autorevole testimone. Quelle narrazioni oggi più di ieri sono occasioni preziose tutte da leggere. tutta da leggere. Il maggior studioso di Boccaccio in un libro importante che si intitola  Protagonisti nel Novecento (lo potete ritrovare nel catalogo di Nino Aragno editore)  raccoglie gli interventi critici e gli articoli giornalistici, ma anche i ritratti, gli aneddoti e gli incontri  che il critico letterario  filologo ha avuto  con gli scrittori più rappresentativi che hanno animato la vita culturale italiana.

Con una scrittura ferma Branca ci conduce, pagina dopo pagina, nel cuore di fermenti culturali che difficilmente  si rinnoveranno perché i grandi maestri del pensiero e della letteratura, che l’autore ha avuto la fortuna di incontrare, nascono una volta sola. In un  tempo come il nostro che, invece ,si caratterizza per l’assenza  di autori immortali l’esperienza testimoniale  di Vittore Branca ci consente di fare un piccolo passo indietro  ed imparare dal passato Novecentesco la lezione di scrittori, poeti, filosofi che con le loro opere hanno dominato lo spirito di tempi inquieti.

Così leggiamo con interesse le pagine che Branca, nelle sue cronache culturali, dedica  agli anni della formazione trascorsi alla Normale di Pisa. Il giovane Branca, nel 1931  sotto la guida di illustri maestri , vive i rinnovamenti culturali e civili di quegli anni.

Giovanni Gentile, a cui l’autore nel libro  dedica un  interessante profilo, è il suo primo e indimenticabile maestro che incontra  immediatamente al suo arrivo a Pisa. Branca ricorda che gli esami di ammissione, nell’autunno del’31, erano severi, ma «illuminati di benevolenza e comprensione».A presiedere la commissione dei suoi era proprio Giovanni Gentile, il direttore della scuola ,«bizzoso, ma umanissimo  dietro le sue lenti massicce».

Erano gli anni dell’egemonia crociana della distinzione meccanica di «poesia e non poesia».Viene contestata come sterile e inattuale  dai maestri di Branca e dai suoi  coetanei. Carlo Bo e Oreste Macrì  ricercavano la poesia come preghiera alla Bermond, e la letteratura come  vita  alla Eliot. Arte e critica tendevano facilmente all’irrazionale e a sfociare in  diverse forme di ermetismi.

Di Giovanni Gentile, Branca ricorda anche la sua tragica fine: «Tragedia, cruenta tragedia, nel buio del disorientamento e del fratricidio di quella stagione. Non sapeva chi fosse Gentile e perché lo dovesse uccidere chi gli sparò, dopo avergli persino chiesto chi era per poterlo identificare(era un gappista audace, ma assolutamente incolto e ignaro, Bruno Fanciullacci, torturato e massacrato poi dalle SS, non per l’esecuzione di Gentile, ma perché sorpreso in un’altra azione partigiana)>>.Parole suggestive che riportano alla memoria  quella tragedia degli errori e degli orrori che ha visto spargere  negli anni di una guerra fratricida  il «sangue dei vinti».

Una delle tappe essenziali dell’autobiografia intellettuale di Vittore Branca  sono i profili tracciati degli scrittori, poeti, musicisti, attori  incontrati  che il critico e intellettuale ha incontrato nella sua vita interessante di studioso e filologo  (André Marlaux Palazzeschi, Paratore,Carlo Bo, Biagio Marin, Arthur Koestler Marin, Ezra Pound)).

Di questi personaggi, che hanno lasciato un’impronta indelebile nel secolo scorso, grazie ad alcune testimonianze inedite, vengono fuori profili  interessanti che fanno ulteriormente apprezzare oggi la loro già immane grandezza.

Per la prima volta sentiamo parlare Branca di «Arthur Koestler filosofo della scienza».A questo aspetto poco conosciuto del famoso autore di Buio a mezzogiorno è dedicato un interessante saggio .Koestler, conosciuto nel mondo per i suoi romanzi e i suoi drammatici scritti polemici anticomunisti, ha affrontato , in una dozzina di volumi e di saggi, temi nodali  nella vita di oggi: la crisi dell’intelligenza , l’opposizione  fra le culture, le relazioni tra i concetti e il linguaggio delle scienze, i modi e i valori della creatività.

Perché Koestler amava spesso ripetere a Branca,  che il passaggio dalla concezione mistica del mondo a quella scientifica  costituisce la rivoluzione profonda e totale che caratterizzi la civiltà moderna.

Vanno assolutamente lette le pagine dedicate al poeta Ezra Pound- poeta di straordinaria intensità lirica- incontrato da Branca a Venezia e Firenze. A quei bellissimi  momenti veneziani e fiorentini l’autore rivolge la sua attenzione di attento cronista culturale di un’epoca densa di avvenimenti importanti.

Il primo incontro con Pound avvenne nella Firenze degli anni’30, glielo presentò Eugenio Montale. Branca  racconta di una passeggiata sul Lungarno in cui il poeta delle Occasioni definì il grande scrittore americano il migliore fabbro della poesia. Da quel fatidico momento   i rapporti tra il filologo e Ezra Pound si intensificarono.

Branca fu uno dei pochi intellettuali che fu davvero vicino alla più alta voce di poesia del secolo. Tentò una disperata difesa quando il poeta fu  dapprima arrestato dagli americani e selvaggiamente rinchiuso al Tombolo di Livorno in una gabbia, e in seguito  ingiustamente condannato e detenuto tredici anni nel manicomio criminale di Saint Elisabeth.

Nei ritratti  ravvicinati , ma anche negli incontri aneddotici, spesso impreziositi da rivelazioni inedite, con i protagonisti  della vita culturale del secolo breve  possiamo renderci conto dell’assoluta importanza di un determinato periodo, che più di ogni altro ha donato al mondo della conoscenza un numero cospicuo di grandi maestri.«La mia piccolezza – scrive con umiltà il grande Vittore Branca- contribuisce , mi pare , a far grandeggiare- anche nell’episodio e nell’aneddoto- la loro importanza nella e per la vita del Novecento».

Sono personalmente grato a Branca  perché in questo libro racconta della sua lunga vita di intellettuale  impegnato nella ricerca di verità e libertà. E lo fa riportando per intero la lezione  dei maestri   del secolo scorso, da cui ha appreso fini ideali, pensieri e azioni. Oggi  i maestri scarseggiano. Per questo le pagine sui protagonisti  novecenteschi di Vittore Branca, tra i quali  inseriamo anche lo stesso autore, sono  un bene prezioso da cui  assolutamente  non si deve prescindere.

Nicola Vacca

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