Parigi in un retrobottega

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Dopo la morte di Jean Paul Sartre pensavamo che gli esistenzialisti si fossero esistinti .Invece sono stati avvistati ancora a St.Germain des Prés. Nel retrobottega del Café de Flore nella Parigi insanguinata dal terrore dei nostri giorni c’è una setta di Esistenzialisti Esistenti che in quel luogo si ritrova per leggere e discutere le opere di Sartre. Questa è la trama di “Parigi in un retrobottega” (Delos Digital), un racconto di Giuseppe Foderaro appena pubblicato in e book. Ve lo consiglio. Soprattutto se amate Parigi e pensate che a questa città dobbiamo tutti qualcosa.
La scrittura è brillante e le parole di Giuseppe fanno bene alla Parigi sconvolta e preoccupata di questi ultimi tempi.
Unico neo: l’autore si è incartato nel voler dimostrare a tutti i costi l’attualità dell’esistenzialismo di Sartre.
Ma noi sappiamo che Giuseppe ha un’adorazione fino alla “nausea” per lo scrittore e filosofo francese.

Nicola Vacca

Nonostante stesse facendo tardi, Jacques si trattenne un istante a guardare la vetrina de L’Écume des pages, l’immensa libreria accanto al Café de Flore.

Lo faceva sempre, non poteva resistere. Boulevard Saint-Germain era come al solito abbastanza trafficato, ma coi suoi alberi e i suoi palazzi eleganti riusciva a non darlo mai a vedere. Le automobili e gli autobus sembravano avere rispetto per quello scorcio urbano.
Jacques si decise finalmente a darsi una mossa. Entrò nel Café, salutò frettolosamente ma con gentilezza il barista, e raggiunse la porta sul retro del locale.
Bussò.
— Parola d’ordine.
— Roquentin.
La porta si aprì e Jacques entrò nella stanza fumosa.
— Continuo a sostenere che è una parola d’ordine troppo facile — disse Jacques.
— Tanto a chi vuoi che interessi venire qui? — osservò Claude.
— Il tuo solito disfattismo — protestò Jacques.
— Il mio solito realismo.
— Non appropriarti di ciò che appartiene a Courbet e Zola.
— Il tuo problema è che sei stato inquinato dal positivismo.
— Il positivismo andrebbe rivalutato.
— Vedi, ho ragione.
— Ma se ci pensi è il positivismo che ci ha fatto arrivare qui dove siamo. E intendo proprio qui, oggi, fisicamente, in questa stanza: abbiamo controllato l’ora su dispositivi elettronici, abbiamo preso mezzi di trasporto meccanici, ora siamo illuminati dalla luce elettrica. Il progresso tecnologico è figliodel pensiero positivista.
— Il progresso tecnologico è figlio della combinazione di istinto di sopravvivenza e pollice opponibile. L’essere umano ha bisogno di trovare nuovi modi per non far estinguere la propria specie e li trova. Fine.
— Ma un’automobile, per esempio, aumenta il rischio di morte.

— Ma facilita gli spostamenti, e con essi gli scambi, da sempre la linfa delle civiltà.
— Stai quasi scivolando nel positivismo anche tu.
— E allora ti faccio una domanda secondo il metodo analitico caro al positivismo, e torniamo al principio del discorso: se anche un estraneo dovesse capitare qui, cosa mai potrebbe succedere?
— Tu non prendi sul serio la Setta.
— Io prendo sul serio Lui — fece Claude, indicando una foto in una cornice posta sopra a un mobile affiancata da due candele, come un altare votivo tra il laico e il pagano.
Nella foto era raffigurato Jean-Paul Sartre.
— Ribadisco che usare il nome del protagonista de La nausea è davvero ingenuo da parte nostra.
— Finitela voi due — esclamò Catherine bonariamente spazientita. Sapeva bene che quei due erano sempre stati come cane e gatto. Anzi, peggio: come positivista e nichilista.
Rappresentavano al meglio le due anime dell’esistenzialismo.
L’esistenzialismo, già. Era per quello che si trovavano ogni settimana in quella stanza sul retro del Café de Flore. La Setta degli Esistenzialisti Esistenti, avevano chiamato il loro gruppo. Nome poco agevole, senza dubbio, ma scelto anche e proprio per quel motivo, essendo lontano anni luce dalla logica del marketing accattivante che rifiutavano con sprezzo. E comunicare il loro esserci, il loro essere nel presente, strenui e indefessi.
La loro era una lotta di resistenza: resistenza contro l’imperversare della contemporaneità attraverso l’arma letale dell’esistenzialismo.

/Giuseppe Foderaro , Parigi in un retrobottega http://delos.digital/)

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