Pablo Picasso: « JE SUIS LE CAHIER »

picasso

Ogni “quaderno” di Picasso è un “taccuino d’artista” emblematico della sua ricerca interiore e della propria genesi creativa. A mio avviso i suoi “Cahier” sono imprescindibili per decodificare e interpretare al meglio tutta  la sua opera. Più che un’abitudine, o una pratica occasionale, erano i nuovi medium di un vero metodo di lavoro che Picasso non abbandonerà mai, nei vari periodi della sua lunga ed eterogenea attività creativa.

Picasso usava i suoi “Cahier” non solo per comunicare più intimamente il proprio pensiero visivo, ma anche per imparare a conoscere se stesso e approfondire tutti gli aspetti tecnici e poetici delle sue ossessioni. Si conoscono 175 quaderni di Picasso che furono esposti per la prima volta a N.York nel 1986.

L’esigenza di approfondire e sviscerare ogni aspetto stilistico e poetico dei suoi temi, è testimoniata oltre che dai quaderni di schizzi e disegni, anche dalle numerose versioni di alcuni quadri simbolo(solo per citare qualche esempio della sua genesi creativa, ricordiamo che fece 8 quadri per

 “Les Demoiselles d’Avignon”, 5 per “I Saltimbanchi” etc… senza dimenticare le 3 versioni versioni(ossessioni) per “L’Atelier” e la stupenda serie di incisioni raffiguranti il TORO.

Sul quaderno nr. 40 Picasso di suo pugno scrisse: Je suis le cahier”, e questa autoidentificazione è rivelatrice e incontrovertibile dell’assoluta importanza che il maestro dava al percorso mentale stenografato nei suoi “taccuini”.

Attraverso questi taccuini, Picasso operava non un’esperienza, ma l’esperienza estetica suprema e assoluta, ovvero documentava a se stesso e al mondo, la rivelazione della genesi della propria creatività; la conoscenza e la rivelazione della sua intimità; attraverso questo medium, Picasso realizza l’identificazione tra il suo desiderio e la realtà; opera un corpo a corpo con le sue pulsioni artistiche( la guerra, la tauromachia, l’Atelier etc…), mettendo il suo cuore a nudo, in ascolto del respiro del mondo e alla ricerca della gioia di vivere.

Tra il 1953 e il 1954 realizza ben 180 disegni dal titolo “Dans l’atelier” e il poeta e amico Aragon, non a caso ha comparato questi disegni a “Mon coeur mis a nue” di Baudelaire aprendo per primo uno squarcio critico ed esistenziale sull’intimità di Picasso.

Ma a mio avviso la vera grandezza e novità dei “taccuini d’artista”, come dei quadri di Picasso, sta nell’aver sostituito alla prospettiva rinascimentale, una visione multipla e simultanea, una focalizzazione metaforica dell’arte, una  capacità assoluta di integrare arte, realtà e vita interiore.

Picasso in realtà ha disegnato per tutta la vita il suo processo creativo, la sua pulsione a possedere e abbracciare il mondo, mettendo in campo attraversamenti segnici e sensoriali e le diaspore e implosioni corporee della sua intimità. Ricasso ha abitato e vissuto come pochi, il suo corpo, usando il suo corpo come un Atelier cosmico, un medium oracolare e salvifico.

Picasso cerca e trova e ci mostra una nuova cognizione spazio/temporale, un desiderio di empatia con la realtà, ma lo fa attraverso capriole stilistiche, calembour grafici, intermittenze formali, ossessioni tematiche, istanze Dionisiache, disseminazione di vagine discinte, festanti e radiose.

L’artista sa e ci ricorda che il desiderio è il miglior antidoto, la massima espressione di vitalità, alla morte della conoscenza e al sentimento di castrazione umana.

Pertanto non ci sorprende che Picasso novantenne, dopo aver indossato per tutta la vita maschere per essere sempre se stesso e poter dire quello che voleva attraverso i miti del “Toro”, “l’Atelier”, “Arlecchino”, “l’Artista creatore”, ci regala la maschera della vagina apotropaica e attraverso lei ci penetra e ci dona “l’Origine du monde”, la sua essenza e prossima assenza creativa, così come negli anni precedenti con le varie versioni dell’Atelier aveva messo in scena l’origine della pittura.

Pablo Picasso era e sarà sempre il genio del furore iconologico e della destabilizzazione poetica, il mago della molteplicità e l’angelo dell’invisibile, ma è a mio avviso con il tema dell’Atelier, con tutte le sue varianti”Il pittore e la modella”; L’atelier del pittore”; Nudo nell’atelier; l’Atelier, che Picasso diventa emblematico, esemplare, didascalico e visionario insieme.

In una poesia dedicata a Picasso, c’è un  verso dell’amico Man Ray del 1937, che dice:

Hai persino inventato il soggetto…” e in una dichiarazione di Picasso fatta due anni prima di dipingere Guernica, afferma: “Sarebbe molto interessante fissare fotograficamente non gli stadi, bensì le metamorfosi di un dipinto. Si potrebbe allora, forse, scoprire il sentiero percorso dal cervello nell’atto di materializzare un sogno…”.

Lo sguardo di Picasso, distrugge tutto ciò che vede e ogni sua creazione è anche la storia di una destabilizzazione Dionisiaca e Orfica. Picasso è divorato da un desiderio erotico-prometeico che lo porta a possedere e trasformare il mondo.

Nel taccuino nr. 165 del 2/8/1962 l’investimento erotico, culmina in una serie di studi, schizzi e varianti per “COLAZIONE SULL’ERBA”. Alludendo a questo taccuino, la studiosa e critica d’arte americana Rosalind Krauss, nel 1989 scrive:” …quando alla fine della sua vita, il FLIPBOOK, diventa il medium della sua attività, Picasso ha effettivamente finito col lasciarsi prendere dal suo carattere meccanico, mentre la sua arte, diventa sempre più funzione della sua pulsazione…”.

Questa critica, ingenerosa e fuori luogo, da cui dissento,(pur considerando la Krauss, la più importante critica d’arte contemporanea), mi porta a considerare che il maestro, nei suoi numerosissimi taccuini precedenti, aveva dato ampia dimostrazione di vitalità e creatività allo stato puro.

Inoltre, rilevo che se alla fine della sua lunga e creativa carriera artistica, Picasso indulge sulla matrice erotica dei suoi sogni e sulle variazioni fatte a partire da dipinti famosi dei maestri antichi, facendosi trascinare dal mestiere e dalla traccia ipnotica del segno interiorizzato, credo che non era un semplice appiattimento creativo sulla sua pulsazione o pulsione erotica, ma abbandono ludico a un’ossessione tematica(l’eros) di una vita, e abbandono mistico al gusto della variazione tecnica, che accompagna la sua visione artistica:

” nel momento in cui il movimento del mio pensiero

 mi interessa più del mio pensiero stesso”

come testimoniava brillantemente Picasso.

Infatti, scrive ancora Picasso:

Braque( uno dei suoi più cari amici insieme a Apollinaire, e Mirò ), diceva sempre che in pittura conto solo l’intenzione…ed era vero. Conta quel che si vuol fare, non quello che si fa…”.

E a mio avviso non deve essere sottovalutata questa insistenza del maestro sull’INTENZIONALITA’ del fare artistico, perché ciò spiega sia la capacità di Picasso di cogliere e rivelare l’essenza delle cose, il loro lato nascosto e invisibile, sia la presenza del “pensiero poetante” che aleggia in ogni suo lavoro.

 Molti critici infatti e condivido pienamente, hanno sottolineato sia l’amicizia di Picasso con i poeti,(Apollinaire, Jacob, Eluard, Aragon etc…),  sia il fatto che dipingeva metafore, e che molti suoi quadri, “Guernica” in testa, erano dipinti pieni di tante cose ma soprattutto di IDEE.

Per Picasso, “L’atelier” non è solo il luogo privilegiato d’incontro tra le due cose che ha amato per tutta la vita, la Pittura e la Donna, ma anche lo spazio privilegiato e ideale della sua ricerca.

E’ noto a tutti infatti, l’aneddoto che Picasso chiese in cambio del suo dipinto L’atelier del 1928 con ben 5 altri quadri al suo mercante Kanwailer.

E guarda caso, è l’unico quadro sul tema in cui spariscono sia la donna che il pittore, (presenti in tutte le varianti sul tema precedenti e successive), per far posto a piccoli quadri astratti e monocromatici all’interno del quadro, e in cui il vero soggetto dell’atelier è l’atelier stesso, l’azione del dipingere, anzi il pensiero stesso della pittura.

E’ molto interessante capire e conoscere anche la genesi di un capolavoro come GUERNICA.

Gli schizzi dell’affresco, furono fatti nel 1937 e pubblicati  in “Cahier d’Art” e fanno capire che il processo creativo di Picasso era fatto di INVENZIONE, COMBINAZIONE DI IDEE, SIMULTANEITA’, e che l’artista alterna momenti di ACCUMULAZIONE  a momenti di SINTESI.

In questo capolavoro, Picasso, disumanizza la violenza e umanizza la tragedia e il dolore, e lo fa attraverso alcuni simboli, miti e figure( per la precisione 9 figure, 4 donne, 1 bambino, 1 statua di guerriero, 1 toro, 1 cavallo, 1 uccello) e la luce, simbolizzata da una lampada che aleggia in tutto il campo visivo del capolavoro.

Guernica, non è solo un grido emotivo come molti pensano, ma un intricato tessuto di temi, simboli e idee, un congegno complesso e costruito e a confermarcelo viene ancora una volta in soccorso una citazione del maestro:

 “ …Nel mio caso un quadro è una somma di distruzioni.

Io faccio un qudro-poi lo distruggo”.

Vediamo dagli schizzi, e più da vicino cosa fa in realtà Picasso.  Prima abbozza l’impostazione d’insieme di 4 temi principali, poi alterna schizzi sviluppando e analizzando particolari, poi rielabora vedute d’insieme, alla ricerca dell’equilibrio formale e contenutistico – Guernica, è un capolavoro in cui si alternano cultura, istinto, progettualità- Il maestro continua poi con la messa a fuoco formale dei particolari ( volti, posture, scorci, lingue, occhi, mani etc…), e nell’ultimo schizzo, compare il colore e di metafore visive. Si vede andando avanti un continuo avvicinarsi della forma all’idea fino ad arrivare al cambiamento formale della testa del guerriero che guarda verso l’alto, e con la bocca aperta che URLA al cielo il suo dolore e quello dell’umanità intera.

Donato di Poce

Donato Di Poce, poeta, critico d’arte, aforista, fotografo. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni e organizzato e curato mostre d’arte personali e collettive. E’ inoltre collezionista e organizzatore dell’Archivio internazionale Taccuini d’Artista e Poetry Box.

 Vedi siti Internet: www.donatodipoce.net e www.taccuinidartista.it

 

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