I taccuini d’artista di Leonardo Da Vinci

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Leonardo da Vinci, tenne con sé fino alla   morte i suoi taccuini e nel momento del distacco li donò al suo allievo più caro Francesco Melzi, non immaginando la dispersione che le vicende storiche avrebbero fatto dei suoi 18 amati “libri”.

Nel suo testamento dice espressamente: “…per remunerazione de’ servitii ad epso gratia lui facti per il passato, tutti e ciascheduno dei libri che el dicto testatore ha de presente, et altri Instrumenti et Portracti circa l’arte sua et industria de Pictori”.

Nel 1570 alla morte di Melzi , per mano del figlio inizia la dispersione in mano a vari privati dei taccuini di Leonardo e dopo varie vicissitudini 12 di questi taccuini giunsero alla Biblioteca Ambrosiana, dalla quale furono trasferiti a Parigi nel 1795 dove oggi sono custoditi all’Institut de France.

Furono caratterizzati dalla denominazione da  A a M . A parte il cosiddetto Codice Atlantico, tutti gli altri taccuini assunsero in seguito la denominazione di Codici seguita dal nome di proprietari dei taccuini (Codici Forster, Codice Leicester, Codice Arundel, Codice Hammer ora Gates , Codice Trivulziano, Codice di Madrid).

È  quantomeno sorprendente constatare come l’opera di uno dei pochi geni che il mondo abbia avuto, venga denominata non con il nome di chi li ha creati, ma con quello dei suoi proprietari e collezionisti pubblici o privati.

 I “manoscritti” di Leonardo rimasero fino al 1891 una semplice curiosità per viaggiatori colti, fino a quella data in cui iniziò la pubblicazione e conseguente fama mondiale e popolare a Leonardo.

Come tutti sanno Leonardo annotava nei suoi taccuini le più multiformi intuizioni del suo genio che spaziava dall’osservazione della natura, agli studi di anatomia, dal ritratto ai progetti di volo o a disegni inerenti la costruzione di macchine volanti e strumenti di ogni genere.

Ora l’annotazione che mi sento di fare riguarda non tanto i temi di Leonardo, quanto il metodo e lo stile e l’importanza che Leonardo ha dato ai suoi taccuini o se volete chiamarli quaderni o codici o appunti. La cosa importante è che i suoi scritti e disegni preparatori, i suoi progetti e sinopie li porta con sé tutta la vita.

Intanto, l’insieme sul foglio di disegno e annotazioni scritte, dapprima casuali, poi, negli anni,  sempre più ordinati, come abbozzi di trattati o libri specifici. Insomma,  un’immagine, di un artista che aveva la necessità, di documentare il suo “journal intime” o come li chiamava lui i “moti dell’animo”.

In relazione al formato dei suoi “quaderni” rileviamo che quelli di piccole dimensioni tascabili 10×7 cm. o 14 x 10 cm. venivano usati per annotazioni veloci e varie, e quelli di formato più grande 20×14 cm. erano utilizzati da Leonardo per omogeneità di stesura e di contenuto ( su tutti si veda il Codice sul volo degli uccelli) e il Codice Leicester (il più grande dei “taccuini” di Leonardo pervenutoci, circa  30 x 22 cm.) contenente testi organici sull’ottica, la geologia e l’idraulica).

Donato Di Poce

Donato Di Poce, poeta, critico d’arte, aforista, fotografo. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni e organizzato e curato mostre d’arte personali e collettive. E’ inoltre collezionista e organizzatore dell’Archivio internazionale Taccuini d’Artista e Poetry Box.

 Vedi siti Internet: www.donatodipoce.net e www.taccuinidartista.it

 

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