Impressioni di inizio autunno

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Cammino sul Lungomare. Il sole riscalda con timore. Non è più agosto, il tempo degli schiamazzi è finito, il mare è di nuovo disabitato.

Le emozioni possono tuffarsi felicemente, loro non fanno rumore.

Qui cerco il dubbio. Quanto ci manca il dono del dubbio. In quest’epoca in cui tutti vogliono capire qualcosa non c’è più spazio per le domande. Vogliamo risposte immediate che saltino fuori all’improvviso. I punti interrogativi ci stanno sulle palle, impegnano troppo il nostro tempo e il nostro intelletto. I punti esclamativi… quanto li amiamo!!! Sono fendenti che non fanno male. Lasciano ferite da cui non sgorga sangue. Stupiscono e a noi basta solo questo.

Mi siedo sulla battigia. Il mare è calmo, piatto, un’onda va e un’altra viene. È un moto che mai si arresta, chissà quando è iniziato e chi l’ha fatto cominciare. Una mano divina, forse, un evento misterioso che nessuno ha saputo spiegare. L’inizio del tutto, il senso del tutto. Meraviglie inspiegabili, disperazione di un cretino come me che dovrebbe essere sul posto di lavoro a produrre il domani… il futuro. Ma cos’è il domani nel nostro eterno presente in cui un essere umano malconcio vive di stenti, senza certezze per la sua vecchiaia e senza possibilità di fuga dalla trappola consumistica.

Anche la meditazione ha un costo sociale, perché se pensi troppo ti ammali e il sistema sanitario pubblico deve curarti… e tu pesi. Sei un peso oggi, domani, dopodomani, anche quando morirai e i tuoi cari dovranno comunicare agli uffici che non esisti più.

Che maledizione incombe sugli uomini. Sono una sintesi tra finito e infinito; un rapporto interiore che si rapporta con altri mille esseri umani che a loro volta si rapportano con se stessi e con il mondo. Questo lo diceva Kierkegaard, però. E sempre lui precisava che tra gli uomini qualcuno non sa di avere un io, qualcuno non sa che può essere se stesso, qualcuno si sforza di essere se stesso, qualcuno non vuole esserlo. Ciò che accomuna gli uomini è la disperazione e per liberarsene dovranno comprendere che il loro io deve rapportarsi solo con Dio, perché a lui appartengono.

E chi riesce a fare questo? Nessuno, quindi, siamo fottuti! Il punto esclamativo ora ci sta davvero bene.

Noi del XXI secolo abbiamo fatto di meglio. Abbiamo trasformato la disperazione in felicità, così nessuno si accorge che soffriamo per la nostra incapacità di rapportarci con l’altro. Il nostro edonismo ci regala attimi di sola frenesia materialistica. Le nostre mille attività, frutto di un sistema che ci impone la flessibilità e la conoscenza del tutto e del niente, ci fanno sentire vitali burattini.

Ecco perché invidio questo gabbiano che vola sopra la mia testa, cui appaio piccolo e informe come un escremento. Intanto io rimango con la mia disperazione. Faccio sintesi con la sabbia… in fondo alla terra apparteniamo e ad essa torniamo.

Martino Ciano

 

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