Carmelo Bene contro tutti

carmelo

Ha ragione Fabrizio Parrini  quando scrive in Carmelo Bene. Il teatro del nulla (Edizioni Clichy) che «Carmelo Bene si situa fuori dalla storia, dell’ordine rassicurante del pensiero ordinario. Bene sottrae (toglie di scena) completamente disilluso, in nome di un niente che domina i gesti mancati del personaggio e degli uomini, in una parodia amarissima che dichiara la totale estraneità alla vita comune e all’ambiente culturale. Non c’è che il nulla inorganico che ci fa sprofondare senza pietà e senza scampo nel punto centrale dell’anima».

Questo e molto altro ancora è il genio irriverente di Carmelo Bene. Il grande Carmelo che con tutte le sue sfaccettature umane e culturali ha colto pienamente  nel disincanto di non prendersi mai sul serio il sale della vita.

Bene il polemista e il poeta che con la sua lingua rivoluzionaria rompe gli schemi  e da grande mattatore dissacra tutto nella convinzione che la condizione prima  e ultima dell’arte è fare il vuoto, allo stesso tempo dando al vuoto tutto il suo splendore e la sua potenza di genesi.

Il grande demolitore di ogni forma di conformismo non ha fatto sconti a nessuno ma soprattutto a se stesso. « L’essermi come Pinocchio rifiutato alla crescita è se si vuole la chiave del mio smarrimento gettata in mare una volta per tutte. L’essermi alla fine liberato anche di me.

Il rifiuto alla crescita è conditio sine qua non alla educazione del proprio “femminile”. È rifiuto alla Storia e alla conflittualità delle historiette del quotidiano».Così Carmelo Bene in  Sono apparso alla Madonna detta le proprie coordinate incendiarie al mondo in cui cammina.

Grande dissacratore e geniale provocatore, Carmelo Bene ha decretato la morte della critica, della cultura, del teatro. Con intelligenza ha invitato alla diserzione, ad essere intensi senza scampo fino alla rottura e al disprezzo di se stessi.

Lo spirito di rottura di Bene non risparmia nessuno: distrugge il teatro e la sua macchina attoriale («Il teatro non è  finzione, ma assoluta verità. La macchina attoriale evita la dialettica.Il teatro deve essere rifiuto di ogni forma d’arte, di ogni arte della forma.Di ogni decoro, di ogni decorazione di cui comunque continua a fregiarsi ogni storia e tutte le historie delle arti visive, plastiche e musicistiche»), antistorico e antiumanista  pugnala il suo tempo e la mediocre piccolezza di un pensiero intellettuale ingabbiato in un conformismo di maniera che tutto uccide («Che miseria me vedo, che miseria. L’ostentazione risibile del così detto opinionismo… nella straripante società dello spettacolo, delle zuffe TV nelle tribune politiche elettorali, nei convegni accademici e negli studi studi audio – visivi intrattenimentacci dove ciascuno a turno è straconvinto di dire proprio la sua»).

«Non parlo a chi mi rompe i coglioni con l’essere e con l’esserci. Non voglio parlare dell’ontologia. Abbasso l’ontologia, me ne strafotto.Parli con il professor Heidegger, non con me, e vada a fare in culo».

Questo è il grande Carmelo Bene, genio irregolare estraneo a ogni ambiente culturale. Uno contro tutti, come Artaud, Cioran, Céline, Kraus, demolitore di ogni forma di perbenismo e conformismo che considera il mondo un cimitero bigotto in cui solo l’indisciplina è degna di nota. Tutto il resto è tempo per gli imbecilli e per gli idioti.

Nicola Vacca

 

 

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