La libertà di pensiero di Ermanno Rea

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Ermanno Rea e la sua lucida analisi di scrittore impegnato a raccontare il tessuto sociale di un’Italia che si disgrega attraverso le storie della sua Napoli.

Rea ci la lasciato mentre sta per uscire da Feltrinelli  Nostalgia, il suo ultimo romanzo che conclude la trilogia dei quartieri di Napoli.

Con questo ultimo libro, tutto immerso nei vicoli della Sanità, adesso possiamo sicuramente affermare che il mistero della città partenopea è definitivamente consegnato alla storia.

Ermanno Rea ha scritto i suoi libri essendo un  testimone di un verismo sociale impegnato a raccontare la realtà senza fare sconti a nessuno.

Un uomo libero, un comunista eterodosso che critico il Pci nel suo romanzo La dismissione.

Investigatore di eresie e magnifico inattuale ne L’ultima lezione raccontò tra narrativa e saggistica,la solitudine riformista dell’economista Federico Caffè e la sua misteriosa scomparsa.

Nei libri di Rea la cronaca si fa letteratura grazie a un meticoloso impegno civile che soprattutto per lo scrittore è una questione di coscienza. Raccontare la verità dei fatti, scrivere per disturbare e per svegliare. Grazie a queste sue precise intenzioni, Ermanno Rea è entrato nel ventre di Napoli come pochi, riuscendo a rendere magnificamente quel grande mistero napoletano da cui fuggiva, ma dal quale era anche attratto.

Mistero napoletano, Napoli ferrovia, La dismissione resteranno a futura memoria gli esempi più alti della sua produzione letteraria.

Con Rea se ne va un grande scrittore, uno degli ultimi esponenti della letteratura meridionale e del pensiero meridionalista, che ha trasformato la cronaca in letteratura riuscendo a interpretare nei minimi dettagli l’epoca della dismissione di ogni cosa e valore che stiamo attraversando e che chiamiamo prima di tutto crisi economica e morale.

Tra tutti i libri di Ermanno Rea ad uno sono affezionato in modo particolare. La fabbrica dell’obbedienza. Il lato oscuro e complice degli italiani, pubblicato da  Feltrinelli nel 2011.

Un libro denuncia sulla fabbrica del consenso .Una raccolta magistrale di scritti in cui lo scrittore punta il dito contro le numerose fabbriche (religiose e laiche) che mirano a sottomettere l’opinione pubblica a un’obbedienza da pecoroni. «Credo che il difetto principale dell’italiano sia nella disponibilità a dire di sì. L’accondiscendenza verso il potere, perfino l’infatuazione nei confronti di chi comanda».

Rea, straordinario uomo in rivolta, invita a resistere e a ribellarsi nei confronti di chi ci vuole omologati: alzare la voce e pronunciare a chiare lettere un no che deve essere sinonimo di libero pensiero.

Ci mancherà moltissimo Ermanno Rea, uno scrittore che con la sua coscienza critica è stato  sempre un uomo e un intellettuale libero, ma libero veramente.

Nicola Vacca

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