Bassani, scrivere tra memoria e poesia

giorgiobassani

Giorgio Bassani è nato a Bologna il 4 marzo 1916 da una famiglia ebraica di Ferrara, città dove ha trascorso l’infanzia e la giovinezza  e dove ha ambientato le sue storie.

A cento anni dalla nascita Bassani con le sue meravigliose storie ferraresi resta uno dei più grandi scrittori italiani. Un autore fondamentale e imprescindibile.

«Con Bassani – scrive giustamente  Bàrberi Squarotti – siamo al centro della narrativa (non solo italiana) di questi anni: la problematica ideologica –strutturale dello scrittore ferrarese è costituita infatti dalla possibilità di esprimere una società, una visione generale dei problemi storici e sociali con strumenti liberi dai modelli ottocenteschi, del grande realismo borghese, utilizzando tutte le ricerche, le sperimentazioni, le esperienze novecentesche, da James a Proust, da Joyce a Kafka».

All’origine della narrativa di Bassani non c’è una ricerca di strutture e di prospettive nuove, ma uno scandalo, un trauma tragico (l’umiliazione razzista) che ha portato lo scrittore a una posizione di negazione radicale della società borghese.

Bassani attraverso la poesia e la prosa racconta il suo mondo in un volgere di anni intensi di avvenimenti che non possono non incidere nella sua formazione: la Resistenza, il carcere, la violenza della Storia che si era abbattuta sugli uomini e su una generazione.

Gia con le Cinque storie ferraresi  (1956) emergono i temi centrali e più interessanti  della narrativa di Bassani: la sua pietà, la sua religiosità laica, il suo ebraismo, il suo rapporto realtà – memoria tutto da leggere e interpretare in chiave esistenziale e storica.

«Non è uno scrittore artefice – scrive Geno Pampaloni – ma uno scrittore compagno, che non ha l’ambizione della scoperta ma solo quella di notificare la qualità degli eventi, il loro familiare segreto La sua prosa ha una grazia un po’ faccendiera nel senso domestico del rassettare, del dare un tocco più personale a un arredo quotidiano minacciato dall’abitudine».

Gli occhiali d’oro, Dietro la porta, Il giardino dei Finzi- Contini e tutto il magistrale Romanzo di Ferrara con i suoi personaggi simbolo rappresentano l’affresco in cui la memoria e la storia si incontrano .Qui Giorgio Bassani è il testimone narrante delle vicende disumane e della decadenza del suo tempo. Lo scrittore nella sua Ferrara dà voce allo straziato rimprovero dell’uomo, vittima del di un tempo feroce, contro una società e le sue convenzioni accomodanti che aprono la strada  a un epilogo tragico.

La grandezza dello scrittore Giorgio Bassani risiede in questo straordinario rapporto intimo  con la sua Ferrara: il rapporto Bassani – Ferrara è  viscerale e in questo senso emergono contraddizioni e complicanze. Il rapporto dello scrittore con Ferrara  nasconde numerose complicità.

Leggere la sua opera attraverso il fantasma di Ferrara è utile per comprendere un altro lato della personalità di Bassani. Così accanto all’autore del monumentale ed epico Romanzo di Ferrara, si scopre anche il volto di uno scrittore che sa diventare interprete del proprio tempo attraverso gli scritti legati all’analisi di problematiche letterarie, polemiche culturali e considerazioni che riguardano in modo specifico correnti di pensiero, opere e personaggi  che hanno accompagnato il dibattito sul romanzo italiano, sulla sua fortuna e sui suoi limiti.

Nicola Vacca

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