Artaud, il genio del poeta nero

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Antonin Artaud con il suo Teatro della crudeltà ha inventato un nuovo modo di dedicarsi alle arti.

Nato a Marsiglia il 4 settembre 1896, Artaud è stato tutto: poeta, attore, scrittore per il teatro, commediografo.

In tutte le sue dimensioni creative non si è mai risparmiato, sperimentando sempre l’estremo e l’inferno di ogni sua esperienza, artistica, letteraria e teatrale.

Non si può comprendere Antonin Artaud senza fare i conti con la sua vita difficile che ha conosciuto l’inferno del manicomio e la dipendenza dalle droghe.

Nelle possibilità estreme dell’esistere nascono la sua scrittura e il suo pensiero che non si piegheranno ai numerosi elettroshock a cui verrà sottoposto.

Artaud è stato un grande genio, di quelli assoluti inquieti e incontentabili che nelle sue opera interroga fino al sacrificio sanguigno la parola e scopre il suo valore fondante. Per Artaud la parola è la chiave di conoscenza assoluta che non bisogna mai tradire.

«Artaud – scrive Pasquale di Palmo – fruga nei recessi più inaccessibili dell’anima, diviene sciamano, demiurgo, l’appestato che cerca di contagiare il mondo attraverso l’esaltante passione per il teatro della crudeltà che per lui si trasforma in crudeltà del teatro».

Sempre, e soprattutto quando arriva la follia, Artaud non rinuncia alla conoscenza attraverso le parole e la parola. Una conoscenza in nome di cui egli si troverà di fronte a esperienze estreme.

È necessario ricordare quella determinante del viaggio nel paese dei Tarahumara (scritto centrale del volume Al paese dei Tarahumara a cura di H.J. Maxwell ed E. C. Rugafiori, Adelphi editore, nel quale sono compresi  le Lettere di Mènage, i Frammenti di un diario d’Inferno”, le Lettere da Rodez e Frammentazioni. Un libro che racchiude l’impressionante mondo di Artaud).

Il popolo dei Tarahumara abita la parte sud dello Stato di Chihuahua (confinante con il Texas) nel Messico. Artaud vi conobbe il rito del “Peyotl” un allucinogeno che altererà la sua psiche.   Lo scrittore subirà la tirannia degli oppiacei.

Antonin Artaud ovvero « il poeta nero» che rifiutò il materialismo ( «Il materialismo dei nostri giorni è in realtà un atteggiamento spiritualista poiché, per meglio distruggerli, ci impedisce di raggiungere l’essenza di quei valori che sfuggono ai sensi. Questi valori, il materialismo li chiama “spirituali” e li disdegna: e cosi avvelenano l’inconscio dell’epoca. Ora, nulla di ciò che la ragione o l’intelligenza possono raggiungere è spirituale.» Qui è forte e chiaro il pensiero di Artaud) e prigioniero del veleno dell’essere si consumò fino alla morte annotando sui quaderni della follia della sua arte tutta la crudeltà e la cattiveria che vacillano nel pensieri del genere umano che non conosce la salvezza nella deflagrazione dei corpi.

Artaud era convinto, e non solo negli anni dell’internamento manicomiale, che ci fosse qualcosa che distruggesse il suo pensiero. Un qualcosa che non gli impedisce di essere ciò che potrebbe essere, ma lo lascia in un limbo e gli toglie le parole che trova.

Con questo stato d’animo, uno degli scrittori più folgoranti e essenziali del secolo scorso, ha incendiato con la sua unicità irriverente e anarchica il suo tempo fino a portarlo sul banco degli imputati.

«Antonin Artaud – scrive Roland Barthes, – è ciò che, in filologia, si definisce hapax, una forma o un errore che si incontra una sola volta in tutto il testo. La sua singolarità non è quella del “genio”, e neppure quella dell’eccesso, non ha niente d’ineffabile, e si può esprimere in una maniera molto razionale: Artaud scrive nella distruzione del discorso».

Il fuoco e la follia di Artaud continuano a bruciare. Le sue farneticazioni antiaccademiche appiccano incendi. C’è davvero bisogno di matti da legare come il grande Artaud per salvare il mondo dal disastro.

Nicola Vacca

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4 thoughts on “Artaud, il genio del poeta nero

  1. Caro Nicola grazie per questo bellissimo articolo su Artaud che adoro…un autore immenso e sconosciuto ai più…mi permetto di allegare un mio poemetto a lui dedicato e pubblicato sul mio ultimo libro UT PICTURA POESIS, DOT.COM PRESS EDIZIONI, PAG. 58-59-60.
    IL CORPO RITROVATO O IL RESPIRO DI ARTAUD
    per Antonin Artaud
    I
    Siamo circondati dalle larve
    Del non essere
    Da mandrie di mediocri, di parassiti
    Di politici zozzi e uomini di potere immondi
    Che producono cadaveri e cadaveri di clandestini.
    Siamo assediati da codardi
    Replicanti e stupratori
    E donnine e donnine dall’ombelico facile
    E veline ossequiose e dannate
    Da venditori di sogni e terroristi
    Da dispensatori di guerre e d’ignoranza
    E pseudo avanguardie da bandana
    Da banditi della cultura e controcultura
    E spacciatori di ormoni e polverine creative.
    Ci stanno uccidendo tutti, lentamente
    Noi che volevamo essere
    Solo forma in movimento
    Cerchi di luce e verità
    Foglie di bellezza disperse dal vento
    Virgole d’infinito
    E nuvole d’amore senza confini.
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    II
    Ora questi nuovi sceriffi del mondo
    Padani, Iracheni, Afgani o texani
    Vogliono toglierci anche il respiro
    Questi seminatori d’odio e pregiudizi
    Queste Madonne fallaci dell’Eurasia
    E pseudo predicatori di Stato
    Avvelenati di fondamentalismo
    Che sanno solo gridare
    Dolore, paure e anatemi
    E certezze e certezze distillate
    Come elisir sputato dalle viscere
    Del proprio inferno.
    Siamo in balia dei kamikaze d’oriente e d’Occidente
    Ma nessuno ascolta i rantoli
    Dell’umanità perduta e sola
    E nessuno osa respirare davvero
    Il respiro clandestino del mondo.
    III
    Ora solo questo vi chiedo
    Di respirare ancora
    Di respirare davvero
    Noi che sappiamo essere
    I cavalieri dell’impossibile
    Tra terra, cielo e mare
    E vortici d’amore
    Diventiamo stelle del nostro destino
    Apriamo il ventre caldo dell’umanità
    Le nostre anime inesplorate
    59
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    Respirate, respiriamoci, viviamoci
    O resteremo soli e perduti per sempre.
    IV
    Cerchiamo il corpo fuori dal corpo
    Per andare oltre l’anatomia dell’anima
    Oltre le viscere del linguaggio
    E dissolverci nel silenzio creativo.
    Vestiti di stelle voleremo
    Sopra l’assenza di noi stessi
    Che ci cammina accanto da sempre
    Come una cometa senza luce e senza destino.
    Domani uccideremo i nostri corpi di cristallo
    Il nostro midollo di parole
    E ci cercheremo nel nostro respiro
    E rinasceremo di nuovo.
    E di nuovo riconosceremo
    Il nostro respiro d’amore.
    60
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    Interno Ut

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