Bruce Chatwin, vita di un nomade

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Bruce Chatwin ci ha insegnato che il nomadismo non è una condizione di felicità.
È un’ «anatomia dell’irrequietezza».  Uno stato d’animo che ci porta dal un luogo all’altro senza mai amarne uno.
«Che ci faccio qui?» Questo è l’interrogativo che porta il vero nomade in giro per il mondo. Unica meta la conoscenza.

Questa è, in sintesi, la carta d’identità di Chatwin, mente brillante nata nella regione dello Yorkshire il 13 maggio 1940.

Inizia a lavorare giovanissimo nel 1958 presso la prestigiosa casa d’aste londinese Sotheby’s.

Presto si interessa all’archeologia e sviluppa un interesse per i nomadi.

Nel 1973 viene assunto dal Sunday Times Magazine come consulente per i temi dell’arte e dell’architettura. Qui presto scoprirà di avere un talento narrativo e la sua scrittura darà voce e corpo al suo carattere di uomo inquieto e itinerante.

A Parigi intervista  l’architetto novantatreenne Eileen Gray; nello studio della Gray, Chatwin nota una mappa della Patagonia da lei dipinta. Nel breve scambio di battute che segue l’architetto invita Chatwin a partire per quel luogo al suo posto. Da lì a poco Chatwin parte per l’Argentina. Solo arrivato a destinazione informerà il giornale della sua partenza includendo le proprie dimissioni.

Il risultato dei primi sei mesi della sua permanenza sarà il libro In Patagonia (1977), che consacrerà la fama di Bruce Chatwin come scrittore di viaggi.

Da quel momento lo scrittore inglese non starà mai fermo. Il viaggio nomade diventerà la sua ragione di vita. Con i taccuini nello zaino e buone scarpe ,Bruce racconterà il mondo attraverso l’esperienza dei luoghi che visiterà.

Con una prosa semplice e evocativa Bruce Chatwin coinvolge il lettore nel suo continuo elogio del viaggio.

In tutti i suoi libri (in Italia pubblicati da Adelphi) lo scrittore inglese narra il suo spostarsi da un posto all’altro del pianeta coinvolgendo interamente il lettore, portandolo direttamente sulla scena della nuova meta raggiunta.

Bruce Chatwin è affascinato dal nomadismo perché per lui viaggiare significa affermare la propria esistenza.Andare per il mondo significa allo stesso tempo evadere e essere liberi.

Un continuo errare, il suo, che lo porterà sempre a essere inquieto e assetato di conoscenza, a non essere mai soddisfatto  dell’ultimo luogo raggiunto perché il viaggio intorno al mondo è un modo ininterrotto di fare i conti con la propria coscienza.

«La vera casa dell’uomo non è una casa, è la strada. La vita stessa è un viaggio da fare a piedi». Con queste parole Chatwin rivela il suo stato d’animo e inquieto di scrivere e viaggiare nel mondo. Errare è l’unica condizione che Chatwin conosce per essere.

Il maestro degli irrequieti che viaggia e scrive avendo una sola domanda nella testa:« qual è la natura dell’inquietudine umana?».

«L’alternativa nomade» porterà Chatwin in tutti gli angoli del pianeta. In ogni luogo l’ordinario è diventato meraviglioso.

L’immobilità è un malessere che vleva combattere. Bruce Chatwin si sentiva vivo solo in movimento. Fino alla fine è stato sempre nel viaggio, in fuga verso destinazioni nuove dove scrivere e incontrare persone che si portano dietro il loro bagaglio di esperienze e di sogni da condividere con un viandante come lui che ha fatto della sua vita il migliore dei suoi romanzi.

Verso la fine degli anni   ‘80 Chatwin contrae il virus dell’HIV.  Muore a Nizza l’8 gennaio 1989 a soli 48 anni.

Nicola Vacca

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