L’originalità irriverente di Dylan Thomas

dt

Dylan Thomas  è nato a Swansea, nel Galles nel 1914.  Figura  leggendaria di «poeta maledetto», alcolizzato, è considerato l’ideatore di un movimento poetico, chiamato Nuovo romanticismo o Nuova apocalisse.

Thomas riconosceva come uniche influenze sulla sua poesia le forme spontanee di letteratura (filastrocche e racconti popolari) Amava due soli poeti inglesi del passato, Shakespeare e W. Blake, soprattutto per il loro  aspetto magico e mistico.

Le prime opere poetiche di Thomas, «Eighteen poems» ( 1934), «Twenty-five poems» ( 1936), «The world I breathe» ( 1939) e «The map of love»  (1939), attirarono l’attenzione dei critici per l’originalità delle immagini magiche e surreali e il linguaggio personalissimo, fondato su strutture volutamente antitradizionali, desunte dai ritmi del gallese e attente anche alla tradizione orale.

Nel 1934 si trasferì a Londra, dove lavorò per le riviste «New Verse» e «Adelphi».

Nel 1938 si trasferì nel Carmarthenshire, dove scrisse la celebre raccolta di racconti «Portrait of the artist as a young dog»  (1940). Nel 1943 lavorò a varie riprese per il cinema e poi per la BBC, componendo radiodrammi. Nel 1946 pubblicò «Deaths and entrances» (Morti e ingressi) e nel 1953 «Collected poems»

  Morì alcolizzato, non ancora quarantenne, a New York.

Dylan Thomas  entrò di prepotenza con tutta la sua originalità irriverente  nel mondo poetico scuotendolo concettualmente. Il suo stile, per nulla intellettualistico e sofisticato e neppure appassionato e semplice appariva, piuttosto, come la reincarnazione dello spirito romantico: egli adottò un linguaggio costituito da metafore talvolta oscure e da una serie di immagini che fanno appello ai sensi, una varietà di ritmi e metri che ebbero un effetto sconvolgente e reazioni sia entusiastiche, sia di netto rifiuto. Artista attento e meticoloso, pur credendo nell’ispirazione, egli era convinto della necessità che questa fosse modellata da un forte spirito critico.

Thomas fu il poeta più originale degli anni Quaranta. Egli fu un oppositore energico della poesia di Eliot e Auden. Che lo stesso Thomas definì  «colta e intellettuale».

La sua opera si ribellò ai canoni del Novecento. La sua poesia era trasgressione pura sul filo di una visionarietà spinta fino all’ossessione.

La sua poesia è quanto di più confuso possa esistere, ma ha il dono della sincerità e non conosce la preoccupazione di trovare una logica. Questo è il grande merito dei suoi versi .

Per Dylan Thomas  il poeta è la poesia: conta il suo atteggiamento e contano le sue improvvise e improvvisate accensioni fantastiche nelle quali egli mescola di tutto, decidendo di esprimersi su più piani non solo  concettuali

Dylan agisce automaticamente sotto l’impulso dell’idea e della sensazione del momento, Dentro l’anima di un’immanenza fioriscono  idee e a sensazioni che fanno parte di un labirinto  emotivo impossibile da decifrare. Per il nostro poeta è importante questo «scagliare» parole e concetti che spuntano dalla sua coscienza ferita e che vanno a determinarsi in una vera e propria provocazione intellettuale.

L’anarchia mentale è il bagaglio della sua poesia.  Da questo disordine che lui non intende curare  nasce tutta l’anticonvenzionalità della sua opera poetica. Di questa particolare forma di caos ha bisogno la sua ispirazione per sostenere la sua personale visione del mondo, che molti non capiranno.

«Fu l’ ultimo grande visionario della poesia inglese – scrive Roberto Sanesi che nella nostra lingua lo ha tradotto magnificamente – di questo secolo. Insopportabile istrione per chi stava preparando una stagione di poesia quotidiana, a voce bassa; poeta troppo istintivo, impareggiabile fonte di sortilegi linguistici per chi aveva compreso nei suoi versi lo scontrarsi irrimediabile del troppo amore e della disperazione del vivere, Dylan Thomas aveva fatto di sé e della sua opera una leggenda. Perfino sulle circostanze della sua morte rimangono molte incertezze. La versione più accreditata sostiene che il poeta, ricoverato in ospedale a New York per un ictus cerebrale, sia riuscito chissà come a ottenere una bottiglia di whisky e a scolarsela fino all’ ultima goccia. Più tardi si disse che la causa della morte era stata un’ iniezione di morfina praticatagli per alleviarne le sofferenze. Meno suggestiva del «delirium tremens» per un alcolizzato che aveva dato spettacolo di sé con un patetico senso del grottesco, la versione corretta non ha mai ricevuto grande attenzione.

Malgrado la tesi sia stata ripresa anche in un dramma documentario di successo (Dylan, 1978, di Paul Ferris), la leggenda ha avuto il sopravvento. E non a caso, con quella specie di deformità permanente che la leggenda impone perfino alla morte, lo sguardo della critica attorno all’ opera di Dylan Thomas è come rimasto allucinato sull’ ultima immagine predisposta: quella del poeta «maledetto» morto precocemente per necessità di coerenza con un personaggio che si era andato consumando come il ritratto di Dorian Gray».

Miti a parte, una cosa certamente la possiamo affermare su Dylan Thomas a cento anni dalla sua nascita.

L’energia che scorre nella sua poesia è allo stesso tempo distruttiva e salvifica.

Ancora oggi la miccia della sua arte poetica dinamitarda è pronta per essere appiccata.

Questo straordinario neoromantico apocalittico ha consumato la sua vita nella poesia e allo stesso tempo ha fatto della sua vita una ragione estrema di poesia. Dylan Thomas si è spinto oltre le parole fino alla consumazione in cui  la vita e morte si sono unite.

Nicola Vacca

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...