Disagio, più realtà che fantasia

Fogli

Certe pagine prima ancora di incontrare i nostri occhi piombano come una meteora sulle nostre mani, venute dal cielo, quasi come se ci urlassero di essere lette. Una loro esigenza, ancora prima che sia la nostra. A volte capita di pensare a cose oscure, a sentimenti e sensazioni che lasciano spazio solo a macerie e rovina, a vuoti e paure, senza che in modo apparente ci siano occasioni per far tornare luci dove solo la notte è in grado di abitare. Gli incontri giusti si fanno nei giorni giusti, quando si trova un amico, quando si riconosce l’amore negli occhi di chi vorremmo guardare ogni giorno, lo stesso può succedere anche con i libri. Quel giorno pioveva, le gocce mi avevano colto di sorpresa ed ero senza ombrello. Ferrara, la città in cui vivo, sa trovare modi eleganti per accogliere, uno di questi è una bella libreria proprio nella piazza centrale. Sono entrato trafelato, la felpa bagnata, i capelli spettinati e il mio sorriso disordinato. La mano destra scorreva sulle copertine. Autori conosciuti, altri sconosciuti, alcuni a cui ho avuto il privilegio di stringere la mano, altri che sono diventati amici, altri che sono complici unicamente dell’omicidio di alcuni alberi. La pioggia fuori dalla libreria stava diventando insistente, noia. Finché non mi sono imbattuto in quella copertina, in quel titolo, “Io sono Alfa”. Patrick Fogli. Un autore che ho sempre stimato per le storie che ha raccontato, per le parole che ha scelto, anche se scomode, anche se difficili. La verità è anche questo. Il volume tra le mani, le prime parole che mi hanno preso e travolto sono state queste: “La prima bomba scoppia davanti a una scuola elementare, mentre i bambini entrano. La seconda bomba scoppia poco dopo, quando arrivano le ambulanze e i soccorsi. Dopo, qualcuno nota un segno sul muro. Una lettera greca. Alfa. E solo l’inizio”.

Ammetto di aver tossito, cercato dentro di me un respiro che ciò che avevo appena letto mi aveva strappato via. Ho continuato a leggere: “Paolo è un giornalista, uno cinico, uno curioso, uno spregiudicato e vuole cercare e capire. Francesca è un chirurgo, una madre a cui muore una figlia, a cui muore il marito e non può non odiare e fuggire. Gualtiero, è un politico, un uomo serio, sincero, isolato, uno che ha paura di quello che sente. Perché non finirà. Gli attentati continuano, sempre più crudeli e assurdi. Senza mai una rivendicazione. Solo uomini vestiti di nero e irriconoscibili. E quella lettera. Alfa.”. Fuori dalla libreria la pioggia continuava, dentro, sopra di me, le nuvole dell’inquietudine e la luce della curiosità. Mi sono seduto al piano superiore e ho cominciato subito la lettura. Le prime pagine mi hanno inghiottito come un vortice oscuro, il silenzio dei boschi che avrebbero potuto essere quelli delle colline dove passavo le estati da ragazzino, l’aria immobile e un predatore che divora lo spazio e il tempo. Un predatore nuovo, non un animale, un gruppo, qualcosa di diverso, un’entità che si muove dove l’uomo pensava di aver costretto le proprie paure. Poi la prima bomba. La seconda. Le storie di Francesca, Paolo e Gualtiero. Il medico, il giornalista e il politico di lungo corso. I loro occhi, li vedevo, come fossi con loro, quasi che Fogli mi avesse preso per mano con le sue parole e portato accanto a questi personaggi. Più la lettura procedeva, più capivo che non era solo letteratura, erano i nostri giorni. L’autore specifica che quanto ci ha consegnato è stato pensato prima degli uomini in nero dell’Isis e prima dell’attacco a una scuola del sud Italia, qua infatti non si parla di terrorismo per quello che lo conosciamo, il punto di vista si sposta, c’è una nuova idea, originale, tagliente, geniale. I miei occhi nel momento in cui divoravano quelle pagine erano il nuovo punto di vista: la paura di chi ci sta accanto, la paura di essere fragile non solo come individuo, ma come componente della società nella quale viviamo. Gli eventi come una valanga hanno travolto tutto, le bombe, quella lettera, Alfa, la curiosità di Paolo, il dolore di Francesca, il disagio di Gualtiero, l’odio che, come un germe, sembra divorare tutto sino a silenziare e rendere immobile la gente, quasi assuefacendola a ciò che sembra semplicemente ineluttabile: la cessione completa della propria libertà a una falsa tutela di uno status quo ormai divenuto stato di morte apparente. In questo romanzo, che ritengo una perla lucente scaturita da una penna di maestria rara, ho trovato l’immagine dei miei incubi, quelli più nascosti, che solo nelle notti più buie forzano il confine e dilagano come un liquido nero tra il confine tra realtà e fantasia.

Paolo Panzacchi

“Nato a Sassuolo per puro caso, una vita a Bologna, ora vivo a Ferrara.Scrittore (dicono), fotografo (dico io), blogger (quel che è).Fazzoletto da tasca colorato, occhiale sulla punta del naso per darmi un tono, centomila idee nelle tasche.Ogni tanto un’idea scappa e diventa realtà.Se ho omesso qualcosa, se volete sapere di più, non siate timidi, chiedete, se avrò voglia risponderò”.

Ad Aprile 2014 ha pubblicato il suo primo romanzo “Dreamin’ vicious” con Edizioni Kolibris Ferrara.

A Ottobre 2015 è uscito per Maglio Editore il secondo romanzo “L’ultima intervista”.

 

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