Lucifero nel disagio del mondo

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Lo dice l’autore stesso nel suo libro Il mio secolo. Memorie e discorsi con Czesław Miłosz di Aleksander Watt, pubblicato da Sellerio, che: “Se si considera Lucifero disoccupato racconto per racconto, è come se mi fossi sistematicamente confrontato in questa piccola raccolta con tutte le idee fondamentali dell’umanità: la morale, la religione, perfino l’amore. Volevo addirittura screditare il concetto di personalità […] Smascherare praticamente ogni cosa. Nulla. Punto e basta. Finito. Nihil”.

Cosa c’è dunque di più disagiato di un povero diavolo, anzi del Diavolo con la D maiuscola, il primo ribelle della storia occidentale, che finisce a perdere il lavoro? Wat ha voluto mostrare al mondo tutta la falsità e l’insensatezza dell’epoca della prima rivoluzione tecnologica, quella industriale, realizzando un’opera che riesce ancora a mettere a disagio il lettore nel nostro presente digitale.

Viviamo in un’ epoca dove è impossibile dire che il male ha perso, dove è sbagliato dire che il male ha vinto, ma dove piuttosto siamo tristemente costretti ad affermare che il male ha pareggiato, e così Satana stesso si trova con le mani in mano e non sapendo più cosa fare inizia a bighellonare, incredulo e sfiduciato, per le strade di una grande anonima città. Durante questo suo soggiorno terrestre entra in contatto con gli uomini, anzi con la moderna società dell’uomo, ormai smaliziata, miscredente, devota alla tecnologia e al progresso. Libera da catene etiche e morali. Non serve più la magia se gli aerei volano tutti i giorni, a che serve un’evocazione spiritica se la radio o la televisione ci portano presenza estranee in casa quotidianamente? Tutto è falso, tutto è perduto, Lucifero è sconfortato, la sua stella non brilla più. Prova a fare l’inventore, il medico, lo storico, il giornalista, il borsista, il clown, ma l’uomo moderno è sempre un passo davanti a lui. Così parla ai poeti, ammettendo di amare la parola, perché in fondo in origine, c’è da ricordare, che fu sempre il verbo: “Qui si riunivano i saccenti che succhiano saggezza dal poppatoio delle parole. Purtroppo! Purtroppo! Da troppo tempo ci manca un’allattatrice di rivelazioni!

Le parole sono tubercolotiche, sifilitiche e conservano in innumerevoli membrane le formicolanti colonie di microbi della polisemia […] E se anche si è trovata in qualche recesso una parola sana, ben saldata alla terra, ci hanno pensato poi i poeti a toglierle le catene e ad attaccarla a un cielo nudo e vuoto. Erano soltanto delle piccole bolle colorate di parole!”.

Non glie resta che un bicchiere di latte e un pensiero di suicidio, il diavolo diventato umano è un essere umano di troppo e il mondo è troppo diabolico per Satana in persona. Dissacrante, questo mondo disagiato privato di Dio, finisce con il mostrare tutto il disagio di una società che è riuscita a far sembrare imbelle l’incarnazione del male. Il diavolo è inutile senza dio, gli ideali sono falliti per ogni generazione a venire.

Fabio Izzo

Aleksander Wat  Lucifero disoccupato  Editore: Salerno Editrice Collana: Minima A cura di Luigi Marinelli Anno di uscita: 1994  pp. 160 – € 8,00

Fabio Izzo scrive libri mettendo parole polacche a caso. Ha vinto un Grinzane Cavour- Dialoghi con Pavese, il Premio Internazionale Città Cava dei Tirreni ed è stato candidato al Premio Strega. Il suo ultimo libro, I cavalieri che non fecero l’impresa, Terra d’Ulivi Edizioni è un gesto d’amore verso una terra disagiata, il Monferrato.

 

 

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