Un giornalista controcorrente

indro

Cronache di un giornalista controcorrente

 

Per introdurre il grande “Indro”, italiano la cui lunghissima carriera fu costellata da molti riconoscimenti  (anche e soprattutto all’estero), credo sia necessario innanzitutto inquadrare storicamente ciò che fu il conservatorismo prima di lui, uomo di Destra profondamente coerente ed il cui solo ideale fosse richiamare una “voce” al lettore.

Per capire meglio a quale “voce” si rifacesse Indro,  accennerò rapidamente a Prezzolini, dicendo di lui che è stato uno dei maggiori intellettuali conservatori, che visse a lungo negli Stati Uniti, e fu fondatore di un giornale dal nome proprio “La voce”, titolo che fu ripreso in una delle ultime, ma non per importanza, esperienze giornalistiche proprio di Montanelli.

Dobbiamo subito però effettuare una distinzione di fondo: se Prezzolini fu essenzialmente un intellettuale, la figura di Montanelli risulta più completa, per un anticomunismo consumato come inviato del Corriere della Sera nell’Europa dell’Est, per le numerose battaglie politiche intraprese, seppure, per sue stesse parole, “tutte perse, tranne quella della mattina davanti allo specchio”, per indicare un senso dell’onore di quest’uomo pari al suo personale orgoglio.

Ammirato da tutti , ma in fondo amato da pochi, credette inizialmente al fascismo come “scorciatoia per la democrazia” ma quasi subito ebbe problemi con il suo esponente di massa, Benito Mussolini, eppure riuscì a collaborare con firme controcorrente fra cui risulta doveroso citare almeno Leo Longanesi. Epurato all’indomani della nascita della Repubblica dal Corriere della Sera, probabilmente Montanelli fu comunque più fortunato ( e meno compromesso) del suo mentore ormai dimenticato Ugo Ojetti, che definì il nostro popolo di contemporanei, inconsapevole che un ottimo contemporaneo sarebbe stato lo stesso Montanelli, ma in un senso positivo, per la sua capacità di essere un grande classico del giornalismo italiano moderno, uno di quelli che non ti stanchi mai di leggere, per l’incisività del modo di scrivere ed il realismo spietato ma difficilmente crudele.

Sarebbe erroneo attribuire a Montanelli dei meriti solo in campo giornalistico: fu particolarmente legato al teatro, e di lui vorrei ricordare almeno “Il vero generale Della Rovere”, ma fu anche storico, ed in questa veste riuscì ad avere  un vasto numero di seguaci.

Ma ovviamente Montanelli non è legato solo alla storia del “Corriere della Sera”, di cui fu una delle firme più autorevoli, aveva bisogno di uno spazio ancora più proprio e questo se lo creò nel finire degli anni ’70 con “Il Giornale”: di lui, contrariamente a molti progressisti, servi del padrone di turno,  si può dire che avesse come suo unico servitore il lettore.

Dopo accordi con Berlusconi, che inizialmente si dimostrò un ottimo finanziatore, chiuse i battenti anche con lui, non condividendone l’ascesa politica. È da poco ricorso il quindicennale della sua scomparsa, e sebbene ad un lettore sostenne di avere scritto sull’acqua la mia convinzione è che abbia invece scritto la più bella prima pagina del giornalismo italiano.

Del suo mestiere, il giornalismo, diceva che fosse una condanna: in queste parole sarei quasi propenso a ravvisare un certa presa di responsabilità , tipica di un pensiero liberale e conservatore, che già nel lontano Medioevo il conterraneo Dante Alighieri (anche Indro era di origine toscana) cercò di richiamare ai suoi, appunto, contemporanei.

Il maestro di Montanelli, il già citato Ojetti, era molto sprezzante verso il nostro popolo, quando diede quel giudizio, ma di italiani come Dante e Montanelli, mai servili verso il potere, potremmo essere orgogliosi, anche se rimarrà per noi impossibile vincerli il mattino, davanti al nostro specchio. Come disse proprio Montanelli, parlando con un giovane giornalista, “gli idoli è meglio guardarli da lontano, perché più ci si avvicina , più si scoprono le rughe”. Le rughe sono segni di vita vissuta, ma nella nostra piccolezza e finitezza, trovo il bisogno di concludere con Umberto Eco: “la saggezza non sta nell’abbattere gli idoli, ma nel non crearne affatto”.

Leonardo Donvito

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