Parigi, Hemingway e Festa mobile

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Dopo gli attentati compiuti dall’Isis a Parigi, si è tornato a leggere e a parlare di Festa Mobile di Ernest Hemigway.

I parigini hanno voluto rendere omaggio alle vittime del 13 novembre riprendendo le memorie parigine del grande scrittore americano, proprio per affermare e rivendicare l’orgoglio di essere francesi e rivendicare nonostante le ferite  e i sentimenti, la libertà  la gioia di vivere di cui parla Hemingway nel suo racconto parigino.

In molti hanno lasciato una copia del libro sul luogo del massacro. Festa mobile è diventato  il libro – simbolo dell’orgoglio francese e di un popolo che non ha nessuna intenzione di rinunciare ai suoi valori e alla sua laicità.

Per Hemingway Parigi fu il posto migliore al mondo per lavorare e rimase per sempre la città che amò di più.

Forse anche per questo egli volle dedicare ai meravigliosi giorni trascorsi a Parigi un libro intero che ancora oggi resta un documento eccezionale sulla straordinaria vivacità culturale che in quegli anni fece della capitale parigina il centro del mondo.

Negli anni venti intorno a Gertrude Stein si riunì quella che fu definita la «generazione perduta» e  Parigi, dopo la fine della Grande Guerra, diventò il polo d’attrazione di molti esponenti della poesia e della letteratura americana.

Con Festa mobile, che fu pubblicato postumo nel 1964, Ernest Hemingway ha voluto personalmente rendere omaggio a quei meravigliosi anni intensi di creatività che sono stati fondamentali per la sua formazione, raccontando in prima persona un mondo straordinario e un’esperienza irripetibile che dette vita a una inimitabile e inarrivabile civiltà e comunità letteraria a cui ancora oggi guardiamo con ammirazione e rispetto.

Ezra Pound, Scott Fitzgerald e Zelda, Picasso, Joyce, l’importante libreria Shakespeare and Company di Sylvia Beach che Hemingway descrive come un posto simpatico, caldo e accogliente con tavoli e scaffali pieni di libri, diventato il rifugio di tutti gli scrittori che venivano qui a prendere in prestito i libri, perché a quei tempi non c’erano molti soldi per acquistarli.

Parigi all’epoca era il punto di riferimento della cultura di tutto il mondo. Hemingway in quel romanzo racconta nei suoi particolari più autentici il fiorire rigoglioso della vita letteraria, culturale e artistica che ha fatto di Parigi quella meravigliosa Festa mobile che ancora oggi amiamo.

Quella Parigi non si può mettere in un solo libro, scrisse Hemingway.In segiuto nei suoi appunti precisò che  Festa mobile «potrebbe essere un buon libro perché racconta molte cose che nessuno sa o potrà mai sapere e contiene amore, rimorso, contrizione e incredibile felicità e un doloroso finale».

Ma soprattutto, le pagine memorabili del grande scrittore americano raccontano le gesta di una singolare «generazione perduta» di geni nella Parigi degli anni venti dove si era molto poveri ma molto felici.

Nicola Vacca

 

 

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