Il seme ribelle di Hoffman

hoffman

 

Diciamolo subito: non è un romanzo qualsiasi, non si legge per poi lasciarlo impolverare tra gli scaffali in libreria; difficilmente, una volta letto, ci si potrà staccare ma, come macchia indelebile, sopravvivrà ad ogni intemperia nella mente del lettore,  che lo porterà sempre dentro il suo epidermide, come se fosse un tenero ed eclettico “parassita” sottocutaneo.

Semmai non avete avuto modo ancora d’imbattervi,  si dovrà dire di voi che siete gravemente in ritardo,  occorrerebbe da subito, quasi come terapia d’urto e d’urgenza, scovarlo, farlo proprio,  prenderlo in mano, toccarlo, accarezzarlo come fosse un feticcio, sfogliarlo e finalmente poi immergersi nella lettura  del romanzo storico  autobiografico “Ho deriso il potere” di Abbie Hoffman, il più geniale sovversivo di tutta la storia delle controculture americane e mondiali.

Vent’anni di storia di controculture vi passeranno davanti come uno schianto, un botto finale.  Vi terrà saldamente inchiodati per assaporare, con grasse e amare risate, le gesta eroiche di Abbie, partendo dalla contestazione alla guerra in Vietnam fino ai sette anni passati in clandestinità,  condensati in una vita divenuta, nell’autobiografia, un vero e proprio romanzo.

Eroe da strada, militante innato, combattente, attivo politicamente fino al momento della sua morte, avvenuta alla fine degli anni Ottanta, le imprese di Abbie Hoffman hanno, per così dire, segnato la mente di diverse generazioni, considerato l’icona più importante  del movimento di protesta giovanile americano degli anni Sessanta e Settanta, ha occupato un posto tutto suo nella storia contemporanea. Come ci ricorda nella postfazione del libro Howard Zinn, “non c’è stato nessuno come lui, nessuno capace  di combinare uno spirito bollente e claunesco con una linea politica rigorosa. E non c’è stato nessuno capace come lui di unire,  come un colpo di grancassa,  la rivoluzione culturale degli anni Sessanta con le tumultuose proteste per la giustizia razziale e contro la guerra nel Vietnam, così come pochissimi sono riusciti come lui a trasbordare l’energia e l’impegno di quegli anni senza un momento di pausa e senza incertezze”.

I suoi comizi improvvisati, specie negli anni della latitanza, si ricordano come un inferno: folle oceaniche si riversavano nelle città dove si presumeva potesse accadere tale avvenimento. Era solito attivarsi in informazioni fasulle che faceva trapelare tra gli agenti FBI per depistare le sue reali comparse in altre città, con scene di delirio “baccante” nelle piazze.

Seme ribelle, padre di una cultura di strada che ben presto si tramutò e confluì in quel che tutti ancora ricordano con il nome leggendario di “festival di Woodstock”; co-fandatore insieme al gruppo di Chicago dello “Youth International Party (Yippies); amico di John Lennon, Yoko Ono, Jerry Rubin,  Bob Dylan le imprese di Abbie rimangono nella storia come un diluvio di amore e di rabbia.  Come Abbie soleva ricordarci spesso: “il dovere di ogni rivoluzionario e cavarsela” o, ancora, “un gruppo rivoluzionario moderno si dirige verso la stazione televisiva”.

Abbie fu autore di un’altra solo opera molto discussa in America dal titolo “Ruba questo libro” (stampa Alternativa),  che in realtà è molto più di un “manuale per boy-scout  hippie”, come scrisse il New York Times. Tra libera comunicazione e manuale per combattenti metropolitani, emerge il pensiero di Hoffman su libertà, responsabilità, auto-determinazione. Come si legge da una delle poche recensioni a lui scritte: “emerge soprattutto l’immagine di una generazione che cercò di rendere migliore se non il mondo, almeno l’America. Di lui Fernanda Pivano un giorno disse che “Hoffman non era riuscito a realizzare la rivoluzione che sognava, ma i suoi ideali avevano cambiato il corso della storia americana e mondiale”.

Sul finire vogliamo ricordarlo così, con alcune delle sue azioni più famose di protesta che rimasero nella storia e dove fu ricavata un’opera cinematografica dal titolo “The trial of the Chicago 7”(2010) sceneggiata da Aaron Sorkin, che narra dei tragici eventi accaduti nel 1968 durante la Convention dei Democratici a Chicago, dove alcuni militanti guidati da Abbie, per protestare contro la guerra in Vietnam, inscenarono un delirante carnevale in piazza.

Come non ricordare una delle sue azioni di protesta più famose quando nell’agosto del 1967, condusse un gruppo di contestatori nella galleria della Borsa New York, da dove gettò biglietti da un dollaro sugli scambisti, che cominciarono a raccogliere freneticamente, tralasciando così le loro ben più numerative attività speculative. Durante la guerra in Vietnam, guidò 50.000 persone in manifestazione attorno al Pentagono con il proposito di far levitare in aria l’edificio per mezzo dell’energia psichica della folla. Hoffman fu arrestato dopo la Convention democratica a Chicago nel 1968, quando volle candidare alla presidenza un maiale di nome Pegasus. Il gruppo di persone arrestate fu appunto soprannominato “gli otto di Chicago”. Durante il processo le trovate teatrali di Abbie Hoffmann conquistarono spesso i titoli dei giornali, come quando per esempio si presentò alla sua deposizioni vestito da Capitan American o come quando il giorno della sentenza Abbie invitò il giudice a togliersi la toga e a provare LSD.

Un’autobiografia on the road scritta in latitanza, assolutamente da conoscere, per scoprirne le tattiche di guerriglia e scorribande, gli stratagemma, i depistaggi, i nascondigli,  gli incontri segreti, le organizzazioni di lotta, insomma il seme primordiale della controcultura americana degli anni settanta.

Filippo Violi

Filippo Violi, nato a Crotone il 1970.Si è laureato in Scienze politiche con una tessi su Michel Foucault.

Nel 2014  per i tipi di Imprimatur ha pubblicato il romanzo/saggio  Cronache da un campo di battaglia. Un vero e proprio libro del, dal e sul disagio.

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