Papini: il privilegio di essere dimenticati

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Giovanni Papini è stato certamente uno dei maggiori autori del Novecento italiano, e sebbene il suo nome, oggi, ai più, possa dire poco o nulla, nell’epoca in cui visse la sua opera ebbe grande risonanza. È uno scrittore immeritatamente dimenticato, come diceva di sospettare il grande Borges, o fu superficiale e pieno di contraddizioni, come fece notare Gramsci, per la coesistenza di un credo religioso ed una matrice di pensiero anticrociana?

Sarei felice se questo saggio, illustrando le tappe più significative del percorso intellettuale del nostro compatriota, possa riuscire a far trovare  al lettore la risposta più adeguata, a questo problema annoso.

Partirei citando una frase dal critico letterario Romano Luperini, in un convegno che si è tenuto qualche tempo fa all’università di Bari, e che credo possa essere considerata di grande importanza per la questione in esame: la letteratura, a seconda di una visione di pensiero politicamente di destra o di sinistra, può essere intesa o come un privilegio oppure come qualcosa di liberatorio  e progressista.

In Gramsci prevaleva decisamente quest’ultima linea, mentre il senso del privilegio credo sia più evidente in Borges, scrittore decisamente conservatore. Sarebbe banale accomunare Borges e Papini soltanto alla luce dell’adesione al Partito Fascista di quest’ultimo, e quindi per una visione del fascismo solo come di una dittatura politica univocamente di destra, perché questo fenomeno merita di essere visto molto più approfonditamente, ma non in questa sede e per questo partiamo da Papini.

Di lui si nota subito una cosa positiva, e quanto mai rara in quel tempo, nell’ambito culturale italiano, cioè di essere antiaccademico e questo emerge chiaramente dalla rivista da lui fondata , il “Leonardo” con un’altra illustre personalità come quella di Prezzolini, con cui diede vita anche a “La Voce”, che riuscì nell’obiettivo di revitalizzare l’ambiente culturale e borghese italiano, scopo prefissato già nel “Leonardo”.

Detto questo sembrerebbe abbastanza ovvio propendere esclusivamente per Papini come “scrittore del privilegio”, ma rimane in sospeso una questione: come potrebbe, un intellettuale che guarda con attenzione alle problematiche della borghesia, essere così critico verso il sistema scolastico, quanto lo fu Papini? È un enigma per me risolvibile solo con la seguente considerazione: “un intellettuale” disse Umberto Eco (a proposito di Norberto Bobbio) “svolge la sua funzione critica e non propagandistica solo e anzitutto quando sa parlare contro la propria parte” e sicuramente la parte contro cui Papini seppe rivolgersi fu proprio quella dei privilegiati, che aveva comunque in Papini uno dei suoi massimi interlocutori.

A mio avviso risulterebbe quindi  troppo ingenuo avvicinare Papini fra gli scrittori tesi all’uguaglianza sociale, sulla scia di Tolstoj, mentre risulterebbe più adeguato collocarlo , non senza ambiguità, fra i grandi scrittori di destra come Tolkien, oltre il sopracitato Borges: con Tolkien, l’autore del ciclo de “Il Signore degli Anelli” ha inoltre in comune una forte matrice religiosa, presente soprattutto in romanzi come “La storia di Cristo”, per citarne solo il più importante. Questo romanzo , dal contenuto fortemente mistico, è stato apprezzato da personalità altissime della Chiesa come Joseph Ratzinger mentre per il “New York Times” ha influenzato la “Passione di Cristo” di Mel Gibson e queste informazioni (soprattutto la prima) sono secondo me utilissime per confermare il pubblico a cui

Papini si rivolge, che è essenzialmente di privilegiati, ma nel senso positivo del termine. Possiamo concludere con un paradosso, per Papini: essere stato accantonato da una sinistra ideologizzata, sarà stato più un merito che una colpa, riprendendo sfacciatamente Borges. Ecco perché per lui, essere stato dimenticato ha costituito essenzialmente un privilegio,  ma ci potrà dare un ultimo, magnifico, “Sguardo dal Novecento”, per ammonirci dell’inutilità di eliminare gli irregolari ed i non allineati.

Leonardo Donvito

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