La maledizione del Novecento

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Se guardiamo il nuovo letterario di oggi ci accorgiamo che il Novecento appare sempre più lontano. Se, invece, osserviamo la grande ricchezza che ha espresso la grande società letteraria novecentesca possiamo affermare che il nuovo nella nostra cultura ancora non c’è.

Di fronte alla povertà espressiva  delle nuove leve della nostra narrativa, che in maniera sempre più presuntuosa affermano di scrivere  capolavori senza riconoscersi in alcun maestro, lo “Stile Novecento” ha ancora molto da insegnare.

Giorgio Ficara, critico letterario e studioso serio del nostro Novecento,  scrive che il romanzo oggi è in crisi non perché Adorno ne minacci il futuro con le sue Note, ma perché romanzieri si sentono in maniera  presuntuosa troppo poco in crisi, e hanno voltato le spalle al Novecento. Scrivono i loro romanzi come se il Novecento fosse una vecchia canzone di cui liberarsi.

Ficara sostiene, e io sono d’accordo con lui , che il nuovo sia dietro di noi, grande e tristemente abbandonato, non visto, non considerato; e il vecchio , così semplice, così spontaneo, così modesto, così ovvio, sia davanti a noi, ‘intuibile’ come una pagina di rotocalco.

Per difendere la letteratura dall’attuale decadenza  sarebbe necessaria una riscoperta e una rivalutazione del patrimonio di un società letteraria come quella del Novecento che con i suoi autori e i suoi capolavori  conserva ancora una forte suggestione alla quale bisogna guardare per uscire dal guado pericoloso di una cultura autoreferenziale.

Ennio Flaiano, Guido Morselli, Giuseppe Berto, Romano Bilenchi,  Carlo Levi, Tommaso Landolfi, Giorgio Bassani, Ignazio Silone. Sono questi alcuni nomi che insieme a molti altri giungono da quel Novecento che con la sua società letteraria è riuscito a imporre un modello di cultura e una tradizione che oggi è completamente ignorata sia dall’editoria che dagli autori delle nuove generazioni ma anche dai lettori.

Quale Novecento? Quali opere in prosa sono davvero indispensabili per ricominciare ad attraversare e così a comprendere il secolo appena trascorso? Quali libri, smarriti nella memoria, dobbiamo leggere per ritrovare la strada perduta?

Sul nostro Novecento pare ci sia una sorta di maledizione. Troppe le omissioni, le colpe e le rimozioni forzate. Alla colpevole indifferenza di studiosi e critici  e alla presunzione di romanzieri, che scrivono con le peggiori intenzioni di bastare a se stessi, si aggiunge la dolosa ignoranza della maggioranza del lettore medio che non riesce andare oltre la scelta dei libri consigliati da Fazio.

La ricchezza letteraria del nostro Novecento rischia di essere completamente dimenticata.

Il futuro, le sorti e il destino della nostra letteratura passano inevitabilmente per la tradizione novecentesca e per il necessario recupero di alcuni grandi scrittori ritenuti irregolari e dimenticati.

Il Novecento letterario italiano non si può archiviare. Eppure sono in molti, editori, critici, studiosi e lettori medi, a volerne la sua definitiva scomparsa.

Nicola Vacca

 

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