L’ossessione delle rovine

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I libri che nascono da un’ossessione aprono e suggeriscono nuovi mondi. Luciano Funetta, autore di un esordio folgorante come «Dalle rovine», sostiene che l’idea alla base del suo romanzo nasce da un’ossessione. Dopo essere stati inghiottiti da mare nero delle sue storie, non  è difficile credergli:

Il collezionista di serpenti Rivera, l’osceno tempio della pornografia, il mondo denso di orrori in cui sotto i colpi delle rovine vittime e carnefici si giocano nell’agonia il loro destino.

Luciano Funetta, seguendo sempre il filo rosso di un’ ossessione, nella sua storia dalle forti tinte noir rende omaggio agli scrittori che predilige che prima di tutto sono incubi per se stessi: Guido Morselli, Roberto Arlt, Ballard, Dostoevskij e l’immortale Edgar Allan Poe, giusto per citarne alcuni.

Rivera con il suo video amatoriale entra in contatto con il mondo del cinema pornografico e con una serie di personaggi che nelle tenebre della loro esistenza professano una fede enigmatica per l’abisso.

Funetta tra le vie di Fortezza, una città poco ideale  in totale declino che sta soffocando sotto il peso delle sue stesse rovine, mette in circolo un velenoso intreccio che ha a che fare  con la decadenza di un’umanità che rischia di essere cancellata.

«Dalle rovine» è un romanzo che si legge come una favola allegorica in cui  infinite linee d’ombra si intersecano con le personali parabole di distruzione di ogni personaggio che si trova tra le sue pagine.

È un noir psicologico dalla tensione alta e coinvolgente sul veleno dei giorni e sull’impossibilità di trovare, tra le drammatiche pieghe quotidiane del vissuto, un antidoto che garantisca la salvezza.

Funetta, come il suo amato Edgar Allan Poe, esplora gli infiniti luoghi oscuri degli esseri umani, entra pericolosamente nei cuori di tenebra del nostro conscio e del nostro inconscio, mostra palesemente tutte le ossessioni di cui siamo inconsapevoli portatori e che misteriosamente ci conducono a definitivi punti di rottura che accarezzano fatalmente l’autodistruzione.

Un noi misterioso e inquietante racconta la discesa agli inferi di Rivera.È  la voce collettiva di gelo e di terrore che ci portiamo dentro in questo tempo sinistro in cui la mostra delle atrocità non si nasconde ai nostri cuori spezzati che  si lasciano sedurre kafkianamente dal  male che  travolge lasciandoci senza difese.

«Dalle rovine» è una fiaba crudele e oscura che sta tutta negli ultimi giorni dell’umanità in cui stiamo precipitando, senza renderci conto che siamo su una pericolosa linea d’ombra che ci apprestiamo a oltrepassare.

Adoro questo straordinario e visionario romanzo di Luciano Funetta che nasce da un’ossessione e tra le mura di Fortezza, una città assediata dalle rovine dei propri incubi, racconta l’annientamento e la caduta di un’umanità di cui appunto resteranno solo metafisiche rovine.

Mentre intorno e dentro di noi il tragico è stato drammaticamente sostituito dall’osceno.

Nicola Vacca

 

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