Sulla scrittura e dintorni

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 La vita è nulla in confronto alla mitologia della scrittura.

Sei uno scrittore: racconti quello che sai e quello che non sai te lo inventi, ma non sapendo nulla, ti inventi tutto.

Sei uno scrittore: le uniche cose interessanti che dici sono quelle scritte nei tuoi libri.

Sei uno scrittore: già, ma ormai l’hai capito anche tu che l’unico scrittore bravo è quello morto. Domani ti comprerai una pistola.

Sei uno scrittore: invece di vivere la vita, la racconti.

Sei uno scrittore: fai e fai ma alla fine scrivi sempre lo stesso libro.

Sei uno scrittore: ma per sopravvivere spacci droga, dato che con i libri guadagni in un anno l’equivalente di tre cene in un ristorante stellato, ma almeno non sei costretto a fare “marchette” per i giornali e la televisione.

Sei uno scrittore: passi il tempo a scrivere… cosa.

Sei uno scrittore: passi più tempo a dire che scrivi che a scrivere.

Sono uno scrittore: non ho verità ma solo parole e frasi e domande senza risposta.

Bisogna avere un nemico per mettersi a scrivere.

Sono uno scrittore: mi faccio dei film dove ci sono solo delle fotografie.

“Sei uno scrittore: sei più interessato alle “belle” frasi che alle frasi “giuste” – [Roberto Saporito]

“Sei uno scrittore: scrivi, perché quando parli non ti ascolta nessuno.” [Roberto Saporito]

“Gli scrittori sono quello che ‘dicono’ o quello che ‘scrivono’?” [Roberto Saporito]

 “Sei uno scrittore: ma quello che provi sempre di più è la sensazione di insostenibile inutilità di scrivere romanzi.” [Roberto Saporito]

 Domanda: Che cosa stai scrivendo?

Risposta: Sto scrivendo “il grande romanzo americano”.

Domanda: Ma tu sei italiano.

Risposta: Allora diciamo che sto scrivendo “il grande romanzo italiano”.

Domanda: E come sarebbe?

Risposta: Come quello americano.

Domanda: Cioè?

Risposta: Una leggenda metropolitana.

[Roberto Saporito]

Domanda: “Mi faccia un esempio di scrittore bravo.”

Risposta: “Uno qualunque morto da almeno dieci minuti.”

[Roberto Saporito]

Domanda: “Un buon motivo per mettersi a scrivere?”

Risposta: “Avere un nemico.”

Domanda: “Perché scrivere?”

Risposta: “Perché quando si parla non ti ascolta, veramente, nessuno.”

Sei uno scrittore: scrivi, ma non te l’ha mica insegnato nessuno.

Bisogna sapere molto per potersi permettere di raccontare poco. (

Domanda: Quali sono i romanzi più interessanti?

Risposta: Quelli dei quali è difficile spiegare esattamente di cosa parlano.

Domanda: “Ma i suoi libri sono romanzi brevi o racconti lunghi?”

Risposta: “Sono romanzi, punto, non è la lunghezza che fa di un libro un romanzo, ma la struttura.”

Non parlo dei miei libri, mi limito a scriverli.

Sono più importanti le parole che le definizioni delle parole.

Scrivere è come una malattia alla quale non si è ancora trovata una cura, un virus che attacca molta gente, ma che è benigno in rarissimi casi.

Il reale nella finzione è finzione.

Sei uno scrittore: uno che viene reputato bravo, che non si perde in troppi giri di parole, ma che le sa usare, le parole, uno che punta dritto al cuore delle situazioni, delle azioni, degli avvenimenti, dei sentimenti, uno anche un po postmoderno (ma poco), uno che, in ultima analisi, si fa leggere come se fosse uno splendido brano di rock alternativo: si sa che piace a pochi, è tenuto in alta considerazione anche dagli addetti ai lavori, ma non vende un cazzo.

Domanda: Come deve essere l’arte?

Risposta: Deve essere inutile.

“Sono uno scrittore” dici tu.

“Bene, bravo, complimenti, ma per vivere, per mangiare, per pagare l’affitto e le bollette, cosa fai?” chiede lui.

– Noi non siamo una casa editrice a pagamento. –

– In che senso. –

– Nel senso che noi non paghiamo gli autori. –

Sei uno scrittore: non sai stare al mondo, sei esistenzialmente inadeguato

Domanda: Tu sei uno scrittore, ma cosa fai esattamente?

Risposta: Trasformo la realtà in finzione.

Hai scritto un romanzo? Bravo, adesso brucialo, così ti risparmi il macero.

“Ma quanto sono amati gli scrittori… morti.

Hai l’impressione sempre più forte che quello che fai tu nella vita, forse, non serve a nessuno.

In una società (come la nostra) nella quale l’unico vero valore riconosciuto è quello del denaro, qualunque attività (lavoro) che produca poco guadagno (o, peggio ancora, non ne produca affatto), perde immediatamente credibilità e non è presa in nessun tipo di considerazione.

Domanda: Chi dice che il romanzo è morto?

Risposta: Forse chi i romanzi non li legge.

Per scrivere bisogna camminare

– Nei tuoi libri ci sono risposte?

– No, nei miei libri ci sono solo domande.

Domanda: “Gli scrittori a cosa servono?”

Risposta: “A niente.”

Domanda: “Qual è la principale caratteristica di uno scrittore?”

Risposta: “La misantropia.”

Tutti ti amano, quando sei morto.

Domanda: “Scrivere è un lavoro come un altro?”

Risposta: “No, non ti pagano abbastanza (quando ti pagano) perché lo si possa considerare un vero lavoro*.”

Domanda: “Allora perché scrivi?”

Risposta: “Perché non so fare altro.”

*(definizione corrente di lavoro: occupazione specifica che prevede una retribuzione ed è fonte di sostentamento.)

Sono uno scrittore, ma, per scelta di vita, scrivo solo le mie storie (romanzi e racconti), e basta. Quindi non scrivo recensioni (non sono un critico letterario), non do pareri editoriali (non sono un editor), non scrivo prefazioni (o postfazioni), non presento i libri di altri scrittori (a malapena presento i miei)…e così via…

Domanda: “Qual è la principale caratteristica di uno scrittore?”

Risposta: “La non paura della solitudine.”

L’originalità della scrittura sta nello scrittore, nel suo modo di raccontare, e non nella storia che racconta.

La scrittura è talento, la riscrittura è metodo.

 “Quando diventi un aggettivo vuol dire che con quello che scrivi hai inventato davvero qualcosa di veramente tuo.” (Roberto Saporito)

Alla gente piacciono gli scrittori, mica i loro libri.

Compito dello scrittore non è risolvere problemi, ma presentarne di nuovi.

La scrittura deve essere un insieme di minuscole epifanie.

La scrittura è masturbazione.

Compito dello scrittore non è risolvere problemi, ma spazzare vie quelle poche certezze che pensavi di avere.

Sei uno scrittore, ma passi più tempo a leggere che a scrivere

Il lettore perfetto è il lettore che non scrive.

Scrivo perché non ho niente da dire, a voce.

Sei uno scrittore ma ogni volta che finisci di scrivere un libro hai l’impressione, potente, che non riuscirai mai più a scriverne un altro.

– La letteratura non salva nessuno, nemmeno chi la “crea – (

“Il romanzo è vita?”

“No, la vita è un’altra cosa, il romanzo è ‘solo’ scrittura.”

Se il romanzo è una forma d’arte si presuppone che non abbia regole, la scrittura per essere veramente creativa deve essere libera, non ingabbiata in rigidi preconcetti, è un po’ come per l’arte contemporanea, se si frequenta l’accademia di belle arti, per diventare artisti veri, bisogna poi dimenticarsela, bisogna poi seguire un proprio percorso personale, bisognerebbe andare dove nessuno è ancora andato.

Devi inventare un tuo modo di scrivere, personale, riconoscibile, e non standardizzato.

Devi fare incazzare gli editor che non sanno bene dove incasellarti, perché la tua “casella”, non esiste ancora, l’hai creata tu.

Di libri “addomesticati” ce ne sono già abbastanza sul mercato.

“Quando scrivi?”

“Quando ho qualcosa da scrivere.”

“E quando non scrivi?”

“Quando non scrivo mi sembra di perdere tempo.”

[Roberto Saporito]

“Stai scrivendo?”

“No, è un po’ che non scrivo.”

“Come mai?”

“Quando la vita prende il sopravvento e ti rosicchia i pensieri come un topo affamato, è difficile mettersi a scrivere.”

“Ma la vita non è un argomento di scrittura?”

“Sì, ma solo dopo che ti ha sbattuto a terra calpestandoti per bene.”

“E quando hai finito di scrivere il romanzo cosa succede?

“Lo rileggo e comincia la riscrittura, la limatura, la piallatura, l’asciugatura. Raramente aggiungo cose, ma può succedere: la prima stesura è come un albero di natale al quale bisogna decidere se aggiungere o togliere decorazioni, e palle colorate, e luci lampeggianti.”

“E quanto dura questa fase?”

“Quasi quanto la stesura del romanzo stesso.”

“E questo lavoro quando finisce?”

“Solo quando consegno il manoscritto all’editore per la pubblicazione: finché non lo pubblico ho sempre l’impulso a lavorarci sopra.”

Roberto Saporito

 

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