Tutti i mondi invisibili di Calvino

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Italo Calvino è uno di quei grandi scrittori per cui vale la pena sentirsi italiani. Calvino occupa un posto di primo piano nella storia del romanzo e soprattutto nel panorama culturale.

Con la sua attività di critico lucido e di consulente editoriale, grazie al suo fiuto, alle sue scelte e ai suoi orientamenti attraverso la collaborazione con la Einaudi ha influenzato positivamente la cultura italiana.

Già dal suo primo romanzo (Il sentiero dei nidi di ragno uscito nel 1947) il progetto letterario di Calvino si presenta come uno dei più importanti della letteratura italiana e europea del secondo Novecento.

La dimensione favolosa e fantastica è la vocazione più autentica dello scrittore.  In quel romanzo la resistenza vista attraverso gli occhi di un bambino diventa il modo  prendere le distanze  dalle celebrazione agiografica della lotta partigiana. Ma soprattutto Calvino dimostra di avere uno straripante gusto inventivo, una fertilità fantastica e un occhio nuovo il cui sguardo si intreccia con un originale modo di narrare.

Tutto questo si realizzerà  nella trilogia I nostri antenati in cui  Calvino raccoglie tre storie che ha scritto nel decennio  1950 -60  e che hanno in comune il fatto di essere inverosimili,  di svolgersi in epoche lontane e in paesi immaginari.

Calvino intreccia storia e favola invitando i lettori a guardare queste narrazioni come un albero genealogico degli antenati dell’uomo contemporaneo,  in cui ogni volto cela qualche tratto delle persone che ci sono intorno

Lo scrittore mantiene sempre l’interesse per  la realtà, ma la trascrive,  la interpreta attraverso  la favola e l’ironia.

Questa di Calvino è un’allegoria dell’uomo contemporaneo.  Le storie immaginarie di Italo Calvino si aprono a una vasta gamma di significati legati alla condizione umana e storica.

La trilogia, infatti, immagina l’uomo contemporaneo diviso e irrecuperabile in un mondo si due verità (Il visconte dimezzato), costretto a simulare l’evasione nella natura(Il barone rampante), ridotto a pure finzione esistenziale (Il cavaliere inesistente).

Attraverso un Calvino fantastico emerge un Calvino realista che racconta le vicende della vita di oggi senza mai cedere al disimpegno e alle forme di realismo magico. Il suo estro fantastico avrà sempre radici nel quotidiano. Ne è la dimostrazione un libro come Marcovaldo.

Con le Cosmicomiche, uscito nel 1965, inizia una nuova fase narrativa di Calvino.

Qui la vocazione alla favola si complica. Nasce un’invenzione narrativa legata a prospettive cosmiche, scientifiche e esistenziali che si nutre di acquisizioni derivate dallo strutturalismo, dalla semiologia e si ispirano alle finizioni immaginarie di Borges, scrittore amato da Calvino.

A questa seconda fase, che costituisce un unicum nella narrativa italiana contemporanea, fanno parte romanzi importanti come Le città invisibili, Il castello dei destini incrociati, Se una notte d’inverno un viaggiatore.

Le città invisibili  è uno dei libri più  belli di Italo Cavino. In questo romanzo la sperimentazione della nuova fase narrativa tocca punti interessanti e estremi.

A proposito di questo libro lo stesso Calvino scriverà:«Negli ultimi tempi ogni cosa che scrivo non mi soddisfa se non mi pone delle enormi difficoltà compositive, dei problemi combinatori al limite del risolvibile».

Le città invisibili è il libro che meglio rappresenta il secondo Calvino, scrittore profondo che scruta natura, memoria e luoghi con l’evidenza di scelte intellettualistiche autentiche che mirano sempre a analizzare in maniera disincantata la condizione dell’uomo con gli strumenti della ragione della sua morale laica.

Immerse nell’invisibile, le città calviniane  rappresentano una mappa compilata per intraprendere un viaggio all’interno dei reali rapporti che esistono tra i luoghi e chi li abita. Ma soprattutto è un percorso per interpretare le angosce e i desideri dell’ esistenza nelle realtà urbane.

Come scrive Calvino, ogni uomo  porta nella mente una città fatta soltanto di differenze, una città senza figure e senza forma, e le città particolari la riempiono.

Il Marco Polo visionario è il viaggiatore che gira e non ha che dubbi, non riuscendo a distinguere i punti della città, anche i punti che egli tiene distinti nella mente gli si mescolano.

Nelle città invisibili tutto l’immaginabile può essere sognato ma anche il sogno più inatteso è un rebus che nasconde un desiderio, oppure il suo rovescio, una paura.

Qui non si va in cerca di città riconoscibili. Quello che conta è offrire al lettore problematiche filosofiche, esistenziali e morali sulla vocazione delle città.

Senza alcuna pretesa di trovare un ordine, la realtà perde la sua concretezza e diventa mentale, si realizza nella fantasia dove ognuno trova la maschera che gli si adatta di più.

«Che cos’è oggi la città per noi? Penso di aver scritto qualcosa come un ultimo poema d’amore alle città, nel momento in cui diventa difficile viverle come città».

Ci affidiamo alle sue stesse parole per comprendere l’essenza di questo romanzo straordinario e unico in cui la fervida immaginazione di Calvino istiga la realtà a venire fuori in tutte le sue disumane contraddizioni di cui le città sono le ragnatele che tessono rapporti intricati in cerca di una forma.

Nicola Vacca

 

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