Houellebecq nel gelo del mondo

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Michel Houellebecq è una ferita enorme nel cuore decadente dell’Occidente. Nei suoi romanzi lo scrittore francese più che mettere sotto accusa il suo tempo, ne individua l’amarezza  di una deflagrazione interiore che si consuma nelle coscienze devastate da una terribile involuzione sociale.

La sua lingua affilata e gelida colpisce a morte, castiga senza alcuna via di scampo la condizione umana che sta precipitando in un baratro.

Houellebecq è il più politico degli scrittori viventi, forse il più importante, che attraverso il romanzo ha anticipato ieri quella terribile crisi interiore e economica che oggi sta dando il colpo di grazia ai nostri modi di vivere e di essere.

Già in Estensione del dominio della lotta, che è anche il suo esordio letterario, Houellebecq, nel raccontare l’esistenza grigia e indifferente di un analista  programmatore di un’azienda di servizi, entra a gamba tesa nelle crepe del tempo che si sta decomponendo sotto gli occhi inerti di un’umanità troppo interessata a lasciarsi stregare da un’omologazione generale che ha l’unico scopo di lobotomizzare gli esseri umani.

«Sotto i nostri occhi, il mondo si uniforma; i sistemi di telecomunicazione progrediscono; l’interno dei nostri appartamenti si arricchisce di nuovi congegni.

Le relazioni umane divengono progressivamente impossibili, fatto che in proporzione riduce la quantità di aneddoti di cui si compone una vita. E a poco a poco appare il volto della morte, in tutto il suo splendore. Il terzo millennio si annuncia proprio bene».

Così inizia il viaggio al termine della notte di Michel Houellebecq. Attraverso il protagonista annoiato e informato benissimo sui fatti del nostro tempo che aprono a un abisso, lo scrittore francese  scrive il primo di una serie di romanzi che come pochi hanno saputo squartare la nostra epoca che ogni giorno è ferita a morte da un processo irreversibile di decadenza.

Davanti al monologo interiore di un’analista programmatore che ha deciso di raccontare la sua non idea di esistenza che si consuma, come quella della sua generazione, nei passi tragicamente falsi di un’epoca che sta morendo per le troppe libertà che si è concessa nel nome di un progresso e di una tecnologia  che con i loro terribili secondi fini uccidono gli esseri umani e l’anima di un Occidente ormai pronto per la cremazione, Houellebecq con la sua scrittura chirurgica, nichilista arguta, intelligente e cinica redige un metaforico certificato di morte per questo tempo che trova nell’amarezza la parola che lo rappresenterà per sempre.

Nicola Vacca

 

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