Antonicelli, il coraggio della cultura

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Franco Antonicelli è stato uno dei protagonisti di spicco della cultura italiana della metà del Novecento.

L’intellettuale piemontese di origine pugliese(il padre era originario di Gioia del Colle) ha avuto come compagni di viaggio intellettuali come Gaetano Salvemini, Tommaso Fiore e Piero Gobetti.

Proprio quest’ultimo può considerarsi il suo maestro da cui ha imparato lo stretto rapporto tra etica e politica.

Antonicelli diverrà uno dei più  accreditati rappresentanti della nostra cultura.

Nel 2014 per  il quarantennale delle sua morte, l’Unione culturale, che venne fondata da un gruppo di intellettuali antifascisti tra cui lo stesso Antonicelli,  ha organizzato  a Torino  un convegno a lui dedicato. «Franco Antoncelli, il coraggio della cultura», tre  giornate di studio con la presenza della figlia Patrizia che vive negli Stati Uniti e importanti  esponenti della nostra cultura come Goffredo Fofi e Marco Revelli e nomi autorevoli della storiografia come Giovanni De Luna , che forniranno elementi validi per tornare a parlare  di uno degli intellettuali più importanti della nostra cultura.

Franco Antonicelli nasce a Voghera il 15 novembre  1902 da Donato, ufficiale di origini pugliesi, e Maria Balladore che apparteneva alla borghesia vogherese.

Franco trascorse i primi anni dell’infanzia a Gioia del Colle.

Nel 1908 si trasferì a Torino dove frequentò lo storico liceo classico D’Azeglio e successivamente si laureò in lettere e in giurisprudenza.

Nel 1929 fu arrestato per aver firmato una lettera di solidarietà a Benedetto Croce. Inizia così il suo impegno antifascista.

La figura e l’opera di Franco Antonicelli meritano una sincera riscoperta. Sono numerosi gli aspetti della complessa personalità di Franco Antonicelli: intellettuale eclettico, editore raffinato, giornalista superbo, interprete in senso gobettiano della religione della libertà di crociana memoria.

L’incontro con Gobetti ha in un certo senso cambiato la sua vita.  Un incontro avvenuto quasi per caso, dettato dalla curiosità di Antonicelli di conoscere l’ingegno di questo pensatore liberale di cui sentiva parlare bene già dai tempi del liceo.

Gobetti, per Franco Antonicelli,  diventerà l’esempio da seguire .«Il crociano Antonicelli dovrà attendere il ’68 per chiarirsi intimamente il senso di quella “terribile parola” – rivoluzione – che il giovane Gobetti “accoppiava” all’aggettivo liberale.

Antonicelli è stato il fondatore del giornale liberale “L’Opinione”. Foglio che ha anche diretto negli anni della clandestinità.  Dopo la laurea in lettere si dedicherà a un’intensa attività culturale, intrattenendo rapporti con Leone Ginzburg, Cesare Pavese, Italo Calvino. Con la sua intelligenza si impose nel mondo culturale torinese Cesare Pavese, infatti, scrisse:« Franco era divenuto uno dei tipi culturalmente più significativi di Torino… uomo onestissimo e sinceramente democratico … un fine umanista».

Dal 1932 al 1935 Antonicelli dirigerà la Biblioteca Europea per conto dell’editore Frassinelli.

In quell’occasione incaricherà Cesare Pavese di scoprire nuovi scrittori americani. Basta ricordare Mody Dick di Melville tradotto dall’autore de Il mestiere di vivere. In quella collana, grazie al suo notevole interessamento, furono pubblicamente per la prima volta in Italia  opere come L’armata a cavallo di Babel’ e Il processo di Kafka. Nel 1947 Franco Antonicelli con la sua casa editrice De Silva pubblica Se questo è un uomo di Primo Levi che Einaudi rifiutò.

Nei mesi del confino ad Agropoli, dove fu inviato in seguito alla lettera di solidarietà a Croce, Antonicelli maturerà la coscienza di un intervento politico in  prima linea.

Il suo dissenso al regime fascista gli costò caro: quattordici anni di arresti a singhiozzo e il confino.

Nel 1944  fu nominato responsabile del partito liberale nel C.L. N. Ma successivamente si allontanerà dal suo partito perché non condivide soprattutto l’avversione alla Repubblica.

Entra nelle liste del Movimento democratico repubblicano, impegnandosi in prima persona per la svolta repubblicana.

Nel 1948 collabora con il quotidiano “La Stampa” e diventa presidente dell’ Unione Culturale.

Diventato un intellettuale di riferimento, Franco Antonicelli si candida al Senato come indipendente di  sinistra nelle liste del Pci- Psiup.Il 19 maggio 1968 viene eletto e si iscriverà al gruppo della Sinistra indipendente di cui facevano parte Parri , Ossicini, Levi e Anderlini.

Franco Antonicelli muore il 6 novembre 1974.

La sua grande passione per l’intelligenza l’ha vissuta e trasmessa alla sua generazione da intellettuale eclettico, da poeta, da editore, da saggista , da politico.

Oggi la sua lezione che dovremmo imparare a memoria è quella del rigore morale  intellettuale, necessario per un risveglio delle coscienze.

La sua capacità di indignarsi e di reagire, come scrive De Luna, di fronte alle ingiustizie sociali e politiche e la sua spiccata tensione morale per la libertà e la dignità degli individui.

Questo è stato Franco Antonicelli, uomo di pensiero e di azione che con sempre rinnovata passione e umanità non ha mai fatto mancare al suo paese il contributo di italiano liberale e libertario e repubblicano. Insomma, un modello di intellettuale da seguire oggi che questa categoria sembra si sia eclissata e che abbia smesso di lottare se non esclusivamente per se stessa.

Nicola Vacca

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