Riflessione sul Socialismo

libro roberto

 

Non sempre è stato facile, in Italia, capire le differenze esistenti tra socialismo e comunismo, nel senso che l’egemonia politica che i comunisti hanno detenuto nel Paese occupando “le case matte” della cultura (università, scuole, case editrici,
distribuzione e vendita, mass-media, agenzie di stampa e i rispettivi sindacati), hanno sempre volutamente giocato sull’equivoco dell’intercambiabilità del termine socialismo e
comunismo, utilizzando di volta in volta, in base alle situazioni ed ai contesti, il termine per loro più utile. Il Pci, in Europa si è sempre presentato abusando del termine socialista, specialmente nei salotti buoni, ma in Italia, gli intellettuali, gli studenti e gli attivisti nel territorio erano orgogliosi di essere comunisti, intendendo il comunismo come superamento del socialismo. Il primo libro da me letto per cercare di capire qualcosa su
questo tema fu un saggio di Maurice Dobb, intitolato “Cos’è il socialismo”. In tutta onestà non vi capii molto. Fu, invece, illuminate il libro di Rodolfo Mondolfo “L’Umanesimo marxista”, nel quale si parlava molto di valori e di principi in contrapposizione
con la logica economicista tipica dei marxisti e di tutti coloro che, mediante teorie economiche, volevano dimostrare la scientificità del comunismo, la sua superiorità rispetto al capitalismo e, cosa ancor più grave, l’ineluttabilità della supremazia del comunismo sul capitalismo e dunque anche della democrazia che si è affermata in occidente. Questa visione deterministica dell’avvento del comunismo ha comportato
una metamorfosi mentale del comunismo in religione laica. Pertanto, sul suo altare si potevano sacrificare i diritti degli esseri umani, così come erano stati divulgati dalla rivoluzione francese, non a caso considerata in modo dispregiativo come rivoluzione borghese, la violenza comunque espressadalla rivoluzione francese fu presa a modello della rivoluzione socialista o comunista, non a caso definita la levatrice della storia.
Per affrontare le questioni relative al socialismo, è necessario sgombrare il campo dagli equivoci generati dal cosiddetto socialismo reale, meglio conosciuto come comunismo. Esiste una particolarità Italiana che spiega perché il comunismo abbia avuto un ruolo importante nella cultura del nostro Paese, mediante un’illusione divulgativa che occultava le sue incompatibilità con la democrazia.
L’incontro tra l’idealismo universalistico della chiesa cattolica ed una visione buonista del comunismo, ha condotto ad una mistificazione al di sopra di qualunque nesso logico tra ciò che propugna e le sue logiche conseguenze. Lo stordimento manipolativo della cultura comunista si manifesta ancora oggi sia nei libri di storia che nella società dei mass-media. Le istituzioni culturali continuano a determinare questo caos, anche se non viene più citato il termine comunismo.
Ormai alcuni settori del vecchio Pci sono consapevoli della non presentabilità della parola comunista e, allora, argomentano i loro discorsi con termini come democratico, progressivo o progressista, o più facilmente con il termine oggi
più che mai equivoco di sinistra. Ma al di là delle definizioni contenitrici tipiche comunque di quel bagaglio culturale, il contenuto è, e rimane comunista, nella sua essenza filosofica hegeliana e marxista-leninista. Se è vero che l’ipocrisia come il tradimento appartengono all’essere umano dalla notte dei tempi, questi sono sempre stati considerati come valori negativi e pubblicamente censurati e censurabili; invece, il pensiero
hegeliano, darà strumenti culturali al nazional-socialismo (nazismo) e al comunismo, fornendo una pseudo dignità culturale a questi disvalori per la gestione del potere.
Hegel, fonde la parte peggiore di Machiavelli “il fine giustifica i mezzi” (e dunque tutte le nefandezze), con la visione divinatoria di Platone “ sul bene in se in quanto bene universale” e condivide il concetto di Rousseau che considera “il popolo come unica forma popolare di governo” ma in una visione che disprezza le istituzioni borghesi del suo tempo.
Hegel si appropria altresì strumentalmente del concetto Roussiano del valore dell’uguaglianza come bene assoluto, il tutto al servizio di un Ente supremo che tutelerà il bene degli uomini che per Lui è lo Stato. Da questi miscugli prende corpo il marxismo
con tutte le sue derivazioni, anche se il marxismo critica fortemente lo stato in quanto strumento dell’oppressione borghese sugli operai, anzi ne prevede la scomparsa, ma solo dopo un periodo transitorio in cui lo stato socialista concretizzerà “la dittatura del proletariato”, che non sarà una dittatura ma un governo della maggioranza (il proletariato).
Ma, come noi sappiamo. ciò che vuole essere transitorio, poi, non si sa come – o meglio lo sappiamo grazie a Max Weber – rimane per sempre. L’utilizzo di questo termine come “dittatura del proletariato”, viene oggi definito da coloro che ne hanno tessuto le lodi, come dittatura della maggioranza, molto in voga nel dibattito politico odierno da coloro che da minoranza massimalista sarebbero capaci di eliminare la maggioranza
perché responsabile di essere maggioranza .Tutto ciò conferma la confusione culturale che si genera nella mente delle persone; sarebbe come dire: “io sono per una dittatura
democratica” che è un non senso, come è un non senso chi oggi parla di un comunismo democratico da contrapporre alla socialdemocrazia.
Sotto il cielo della “sinistra italiana” c’è molto caos. Essendo morta ufficialmente l’ideologia comunista (una teoria anti sistema), si sono generate altre forme di pensiero che in sé portano il DNA culturale della concezione comunista del mondo,
proprio in quanto ideologia, per cui quelli rimasti orfani di tale ideologia sono corsi ad abbracciare qualunque teoria anti sistema (negazione della realtà esistente considerata la peggiore) facendo di essa una nuova ideologia da dover servire come sacerdoti
del nuovo Dio che da un senso alla loro vita terrena.
Tutto va bene, dall’antimodernismo alla cultura della ascientificità o all’ecologismo messianico e paranoico. Il cambiamento, per quanto aspirato, è elemento di preoccupazione per il non conosciuto; per quanto riguarda la tecnologia, nonostante i suo
vantaggi oggettivi, è sminuita da aspetti considerati “malefici” nel ricordo di una vita passata ricordata come migliore ed attribuendo la responsabilità alla stessa tecnologia e non all’uso che loro ne fanno.
Ovviamente la confusione tra socialismo e comunismo è anche favorita dai conservatori e dai liberisti di vario genere, ai quali è congeniale esorcizzare il socialismo come “moloch”
al fine di favorire la loro parte politica, in un gioco intellettualmente disonesto, forse anche per la consapevolezza del loro limite culturale intrinseco.

Roberto Giuliano

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