Il pensiero e il coraggio di Camus

Albert Camus

 

Sono passati cento anni dalla nascita di Albert Camus e oggi è uno degli scrittori più letti e amati.
La sua opera è uno dei riferimenti fondamentali del Novecento che arriva profeticamente fino a questi giorni assurdi di un  Terzo Millennio che sta capitolando sotto i colpi di una crisi di valori.
Tutta la grandezza libertaria del suo pensiero oggi è attualità stringente di fronte alla gabbie globali che costringono gli uomini a convivere con quella finta libertà che un sistema liquido ha loro cucito addosso.
Partire da  L’uomo in rivolta per riscoprire l’idea di Camus: non ridurre il mondo dentro la prigione di una costruzione concettuale.
Davanti all’insensatezza del mondo, il messaggio della rivolta di Camus oggi è l’imperativo categorico da osservare se davvero vogliamo tornare a mettere al centro di tutto i valori umani e laici della libertà e della solidarietà.
«Che cos’è un uomo in rivolta? Un uomo che dice no. Ma se rifiuta, non rinuncia tuttavia: è anche un uomo che dice sì, fin da suo primo muoversi. Uno schiavo che in tutta la sua vita ha ricevuto ordini, giudica a un tratto inaccettabile un nuovo comando. Qual è il contenuto di questo “no”? Insomma, questo no afferma l’esistenza di una frontiera».
Una frontiera che soprattutto in questo momento è necessario attraversare se vogliamo sconfiggere la paura con il coraggio di alzare la testa e riprenderci la libertà, la bellezza e la verità che ci sono state scippate dalla violenza della Storia. Perché tutto ciò che degrada porta all’asservimento. Questo ci ha insegnato il grande Albert Camus, scrittore, filosofo, uomo profondamente libertario e sopratutto coscienza libera che ha sempre navigato in mare aperto, rifiutando approdi ideologici e porti dogmatici.

Camus si inserisce sulla linea francese dei filosofi esistenziali, di certo non su quella degli esistenzialisti. Sicuramente l’autore de Lo Straniero era più filosofo di Sartre.

«Io non sono un filosofo. Non credo abbastanza alla ragione per credere a un sistema. Quello che mi interessa è sapere come bisogna comportarsi. E più precisamente come ci si può comportare quando non si crede in Dio o nella ragione». Così si dichiarò Camus nel 1945 in un’intervista a un giornalista di Servir che gli domanda cosa pensi dell’accostamento del suo nome all’esistenzialismo e del fatto di essere presentato come discepolo di Sartre. Sono propri queste parole a fare di lui un filosofo importante, se poi si pensa a come sia andata a finire con Sartre dopo la pubblicazione de L’uomo in rivolta.

Camus è stato un filosofo edonista, pagano, pragmatico e nietzschiano, e in più era figlio di gente povera. Aveva tutto per non piacere ai parigini che costruivano reputazioni,  e per piacere a tanti lettori di oggi. Parlare di Albert Camus significa  decostruire la leggenda e a entrare nella storia d’uno dei più importanti filosofi del Novecento.

La rivolta delle coscienze, l’antitotalitarismo, il rifiuto della politica – professione a favore dell’etica e della responsabilità fanno di questo grandissimo uomo di pensiero, sempre inquieto e soprattutto mai disponibile a scendere a compromessi, uno degli esempi più alti di coerenza culturale e civile del Novecento.

Albert Camus, lo scrittore e il filosofo che scelse la rivolta invece della rivoluzione, portatore di un umanesimo antidogmatico e solidale, continua a parlare oggi con la stessa dolorosa consapevolezza con cui parlò ieri ai suoi contemporanei.

Da libertario autentico Camus riconobbe presto la deriva antitotalitaria del comunismo. Con gli intellettuali che giustificavano il comunismo e erano subalterni a Mosca Camus sostenne una polemica feroce. Fu questo il principale motivo di attrito e di rottura con Sartre.

A viso aperto denunciò l’arma della calunnia utilizzata dagli intellettuali militanti per demonizzare l’avversario.

Nel 1951 uscì L’uomo in rivolta. In quel libro da uomo libero fece i conti con i grandi nomi del comunismo sovietico. Camus accusò Marx di aver ridotto l’uomo al solo determinismo sociale. Il comunismo avrebbe pervertito il senso della rivolta, sposando un’idea di dittatura contraria all’idea di libertà del’individuo.

Camus dopo l’uscita del libro fu emarginato dalla intellighenzia francese. Ma lui coraggiosamente e soprattutto prestando fede alle sue idee libertarie non arretrò di un millimetro e intraprese una radicale critica del comunismo proprio nel momento in cui lo stalinismo viveva i suoi momenti di gloria.

Egli era convinto che uno scrittore non deve mai tacere o nascondersi. Non si sottrasse mai al suo impegno e alla sua vocazione di uomo libero. Da intellettuale vero non fece mai mancare al dibattito culturale del suo tempo la sua voce libertaria. «Persino le mie rivolte sono state rischiarate dalla luce. Esse furono quasi sempre, credo di poterlo dire senza inganno, rivolte per tutti, e perché a vita di tutti fosse elevata nella luce».

Albert Camus era un uomo libero e un coraggioso cercatore di verità. Quella verità assoluta e imprescindibile che si deve agli altri prima che a se stessi, che si realizza e si costruisce nel confronto con la propria irriverenza e i propri dubbi, e che può costare solitudine, eresia e ostracismo.

L’autore de Lo Straniero è un intellettuale autentico che non ha mai eluso il confronto con il proprio tempo. Con coraggio si è sempre schierato contro le ideologie e gli imperialismi non arretrando mai di fronte alle scelte difficili.

Oggi più che mai in questi tempi anestetizzati dal cloroformio dell’omologazione è quanto mai necessaria l’attualità di una coscienza critica come quella di Albert Camus, intellettuale puro che si preoccupa per ciò che accade nel mondo e mette il suo pensiero al servizio di coloro che hanno bisogno di aiuto.

Il compito degli scrittori è quello di dare l’allarme e di lottare contro ogni forma di schiavitù. Questo era il pensiero di Albert Camus, perenne uomo in rivolta che non si rassegna davanti a un’epoca che affoga nel nichilismo. Quello che conta è difendere dalle minacce il bene della libertà, condizione indispensabile per il progresso e la vera pace.

Perché soltanto una vita libertaria ci potrà salvare da una fine ingloriosa e da una caduta fatale nelle mani dei miopi, dei dogmatici e dei devoti. La rivolta dell’essere liberi contro la falsa rivoluzione dei chierici. Questa è l’unica possibilità data agli uomini per la ricerca di un senso in una realtà dominata dall’assurdo e dal non senso.

Il pensiero e il coraggio intellettuale di Albert Camus ancora oggi rivendica l’urgenza dell’avvento di  un uomo in rivolta che punti al risveglio delle coscienze. Qui e ora non possiamo permetterci che l’uguaglianza faccia a meno della libertà.

Nicola Vacca

 

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