Il peso delle nostre assenze

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Si nutre di assenze questa nostra epoca. Divora sentimenti che credevamo ben saldi ai loro posti. Non abbiamo più cantato le gesta del cuore e tutte le cose che palpitavano se ne sono andate altrove.

La ribellione dei sentimenti… prostitute diventate ricche, finalmente libere, col dito medio ben in vista davanti ai nostri occhi.

Ai bordi di quale marciapiede cercheremo i nostri sentimenti?

Perché li rimpiangiamo se li abbiamo picchiati, svenduti, comprati, seviziati?

Assenza non vuol dire annullamento. Significa che qualcosa di importante è migrato, è andato via senza preavviso, ha cambiato stato e luogo. Forse è inutile cercarlo o costringerlo a tornare. Sta bene lì e ride… è la rivincita degli scacciati.

Così è migrato Dio, è migrato il senso, è migrato l’amore, è migrato il tempo. Tutti loro hanno lasciato una traccia che abbiamo tradotto con un non e il non Dio, il non senso, il non amore, il non tempo sono i punti cardine dell’uomo post-moderno, ultratecnologico.

Uomo: raccapricciante esteta che non cerca la Bellezza ma l’Eterna giovinezza, animale pornografico eroticamente analfabeta, instancabile fotografo di frivoli istanti senza memoria storica.

Assente è il passato, assente è il futuro. Siamo qui, ora e basta.

Assente è l’anima, assente è la vita, assente è la cura.

Siamo malati che abbiamo scambiato l’ironia per positività.

Ironizzare oggi è sinonimo di ottimismo, di allegria. Ridiamo degli orrori solo per giudicarli da un’ottica diversa, ma non facciamo nulla per evitare che si compiano. Vogliamo solo liberarci di loro il più velocemente possibile. Trovato il mostro, troviamo la nostra giustificazione. Nessuno è responsabile di nulla. Siamo puri, innocenti, assolti, Figli di Dio.

In un’epoca di veloci cambiamenti, nessuno accetta di cambiar se stesso. Preferiamo stare lì, sul molo, mentre salutiamo con rammarico le nostre emozioni che… salgono su un transatlantico per andar via.  Addio.

E poi avverrà che sarà l’uomo ad andar via.

Assente sarà il cuore, assente sarà la carne.

L’ultimo essere vivente rimasto alzerà gli occhi al cielo e sussurrerà

Assenza… tutto è compiuto.

Martino Ciano

(illustrazione di Alberto Casiraghy)

 

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One thought on “Il peso delle nostre assenze

  1. Un pezzo breve ma con una profondità “atavica”. Vi ho trovato l’attualità mai doma e mai sazia… l’attualità immortale della natura umana, e il vuoto e la cattiveria del suo DNA (che riaffiora, ridondante quasi quanto i corsi e ricorsi storici)… sì, perché pur sempre di uomini si tratta. E mi ha ricordato il “triste” realismo di Lucrezio, “Suave, mari magno turbantibus aequora ventis/e terra magnum alterius spectare laborem;” (De Rerum Natura, libro II, vv. 1-2), tanto quanto il Moloch di Ginsberg – Moloch il senza amore! – inteso anche come stato mentale.
    L’assenza… l’assenza del “tutto è compiuto”. E dunque, non possiamo più tornare a casa? O LOST! E forse, non riusciamo neanche più a narrare della “vita perduta” come ci insegnò Wolfe, ma soltanto di quella assente come ci ammonisce perpetualmente l’oggi del mondo.
    Siamo noi gli artefici dell’assenza o siamo perduti incolpevolmente nel vuoto che ci avvinghia?

    Mi piace

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