Le considerazioni di un uomo in rivolta

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La grandezza di Ignazio Silone risiede nell’attualità della sua opera. Oggi, purtroppo, Silone è uno scrittore poco letto. La straordinaria coerenza politica –intellettuale, che ha fatto dell’autore di Fontamara uno degli scrittori più irregolari del Novecento, merita considerazione e rispetto e soprattutto una rilettura onesta.

Silone è stato uno dei più attenti osservatori del suo tempo, un anticonformista capace di cogliere il fascino della seduzione ideologica per poi superarne profeticamente gli stessi contenuti.

La passione ideologica, infatti, muoverà il pensiero di Silone e lo condurrà fino al cuore del totalitarismo moderno(nel suo caso il comunismo) e poi alla definitiva rottura, che in seguito caratterizzerà la sua vicenda esistenziale prima ancora di quella politica. Dopo l’espulsione dal partito comunista si radicò nella sua coscienza la convinzione della necessità ideologica del tradimento nei confronti di ogni tentazione totalitaria.

Da quel momento in poi la figura di Ignazio Silone  è stata oggetto di un duro attacco da parte dell’intellighenzia di sinistra che vedeva in lui un nemico da isolare e da abbattere.

Nei suoi libri più importanti (Uscita di Sicurezza, La scuola dei dittatori) aveva denunciato il fallimento di un progetto ambizioso, il comunismo di matrice marxista, finito in una morsa tirannica e liberticida.

Silone,di ritorno da uno dei suoi numerosi viaggi a Mosca tra il 1921 e il 1927 nella qualità di membro della delegazione dei comunisti italiani, così scrive dei suoi colleghi russi:«Ciò che mi colpì dei comunisti russi era l’assoluta incapacità di discutere lealmente di opinioni contrarie alle proprie. E il dissenziente, per il semplice fatto che osava contraddire, era senz’altro opportunista ,se non addirittura un traditore ed un venduto».Silone comprese, a proprie spese e sul campo, che il regime comunista nulla aveva a che fare con il concetto di libertà del pensiero occidentale.

Da quel momento  con la sua opera egli si schierò apertamente dalla parte dell’uomo libero. E nella difesa ad oltranza della sua libertà, ma soprattutto della sua dignità, non rimaneva altro da fare che lasciare una testimonianza scritta  e diretta  dell’universo totalitario che aveva avuto la sfortuna di conoscere personalmente.«Se la mia opera letteraria ha un senso, in ultima analisi, è proprio in ciò: a un certo momento scrivere ha significato per me l’assoluta necessità di testimoniare».

Silone è uno scrittore che non si dovrebbe mai smettere di leggere: ponendo al centro del suo pensiero sempre la libertà di giudizio nei suoi libri(in modo particolare nei saggi) ha descritto minuziosamente  l’ingranaggio politico della nostra epoca , fornendo una interpretazione crudele, appassionata e inquietante dell’Italia contemporanea.

In tal senso, il libro di svolta è  Uscita di sicurezza, una raccolta di scritti autobiografici che Ignazio Silone dà alle stampe nel 1965 in cui lo scrittore abruzzese con grande analisi e lucidità dà conto della sua disillusione nel confronti dell’ideologia.

Il nucleo centrale dei saggi che Silone mette insieme nel libro (si veda in proposito il saggio da cui prende il titolo l’intera raccolta) è rappresentato dalle tappe della sua militanza politica che lo porterà, dopo un viaggio in Unione Sovietiva, alla fine del rapporto con il Partito Comunista.

In queste pagine Silone aderisce alla visione cristiana e individuale del socialismo e denuncia, dopo aver constato personalmente, la dittatura sovietica.

In piena guerra fredda, Silone prende definitivamente le distanze da quell’idea in cui aveva creduto e che si è rivelata totalitaria e oppressiva.

Nel saggio «La lezione di Bubapest» dedicato ai fatti di Ungheria Silone scrive: « Rinunziare, una volta per sempre, agli intermedari.Rinunziare a quelli che ci ordinano quando dobbiamo aprire gli occhi e quando dobbiamo chiuderli e che cosa dobbiamo pensare. Forse è questo, dopo la lezione ungherese, il dovere più importante degli intellettuali detti di sinistra. Dobbiamo apprendere dal popolo le sue verità, anche quelle nascoste, e fargli conoscere le nostre».

Ignazio Silone, come il suo amico Albert Camus, aveva scelto di essere un uomo in rivolta.

E nel saggio «La scelta dei compagni» (che si trova sempre in Uscita di sicurezza) a proposito del grande scrittore francese Silone scrive: «Camus ci ha insegnato che anche da una rivolta che nasce dalla semplice pietà può ridare un senso alla vita».

Uscita di sicurezza ha molte affinità con “L’uomo in rivolta “di Albert Camus.
I due scrittori allo stesso modo si sono schierati dalla parte della libertà, andando sempre controcorrente, con dedizione alla causa, coltivando i medesimi ideali di giustizia sociale, stando sempre dalla parte dell’uomo e mai del potere.

Uscita di sicurezza è soprattutto il percorso intellettuale di Silone, testimone  scomodo del suo tempo, sempre politicamente scorretto che ha servito la verità contro ogni mistificazione del pensiero.

Uscita di Sicurezza è uno straordinario autoritratto politico – morale dell’uomo e dello scrittore Ignazio Silone a cui costò caro aver scritto, nell’Italia che aveva il Partito Comunista più organizzato d’Europa con il suo codazzo servile di intellettuali al seguito, «ci si libera dal comunismo come si guarisce da una nevrosi».

Nicola Vacca

 

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