Le pagine corsare di Alberto Garlini

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L’occhio con cui lo scrittore   guarda al presente non deve mai essere miope. Gli sfondi delle vicende narrate  devono catturare sensazioni, trasmettere a chi legge  il grande ritmo di una partecipazione emotiva, che non è soltanto una dimensione interiore, ma è anche la spiegazione intrinseca di una serie concreta di eventi che ci hanno visti protagonisti.

Queste importanti qualità emergono nel romanzo Fứtbol  bailado, opera seconda di Alberto Garlini. Alla base del progetto letterario, costruito con un linguaggio poetico dal giovane scrittore, c’è il gioco del calcio, che diventa, già dalle prime pagine, il grimaldello per scardinare l’oggetto vero della narrazione: l’Italia degli anni Settanta e Ottanta.

Il romanzo si costruisce nell’alternarsi ritmico di numerosi piani narrativi che raccontano, tra finzione e molta realtà, i fatti più importanti che hanno segnato quei due decenni. Dall’escalation del terrorismo, allo scandalo del calcio scommesse, Garlini richiama l’attenzione sul contesto politico e sociale dell’epoca, inventando un nuovo modo di leggere la memoria.

Non ci troviamo di fronte a un romanzo d’impegno civile, all’autore non interessano giudizi su fatti politici, né tantomeno  interpretazioni dietrologiche della realtà.

Garlini, nel dare materia al suo romanzo-progetto, è affascinato dal recupero, mai nostalgico, della memoria. Questo spiega l’alta suggestione emotiva della sua scrittura, sempre rivolta a dare voce alla forma e ai contenuti del libro stesso.

Siamo nella primavera del 1975.Pier Paolo Pasolini ,nei pressi di Mantova, sta girando  “Salò o le 120 giornate di Sodoma”.Poco distante, nei dintorni di Parma, Bertolucci sta lavorando a “Novecento”.

Le vicende del libro hanno inizio a Parma  nel campo della Cittadella,  dove viene organizzata una partita di calcio tra le due troupe. Nelle scene d’insieme di questa partita troveremo tutti i protagonisti di questa storia. Francesco Ferrari, la futura promessa del calcio italiano, che in quell’occasione ipnotizza tutti con le sue giocate acrobatiche, il bimbo Alberto che si affaccia alla vita, il poeta Pasolini, sempre ossessionato   dalla figura  del fratello Guido ,trucidato a Porzûs dai gappasti.

Da questa partita Garlini , con grande abilità, inventa dalla realtà la storia  dei nostri anni più recenti, scrivendo pagine intense permeate da una religiosità per la parola che non ha eguali nel recente produzione narrativa.

Non sveleremo al lettore il filo rosso che unisce tutti i protagonisti di questa storia, affresco corale  di una generazione  che si è consumata nelle passioni, ha perso e tradito la propria innocenza, rincorrendo ideali e utopie.

C’è tutto questo, e molto, altro nel romanzo poetico di Alberto Garlini, che si avvale di una struttura sapiente in cui la memoria gioca ad incastro con la storia.

Si tratta di un bellissimo romanzo sull’Italia in cui fa piacere finalmente ritrovare il gusto di una riscoperta epocale, che non tradisce mai le aspettative della narrazione.

Con Garlini finalmente scopriamo uno scrittore vero, interessato a dare conto delle radici del tempo presente.

Da questa idea di letteratura può nascere un nuovo corso che consideri finalmente il romanzo lo specchio della realtà in cui viviamo. Catturare i fantasmi  del tempo passato  per ricostruire i frammenti di memoria di un presente in preda al caos.«Il tempo torna sempre sui suoi passi e trova una spiegazione all’inspiegabile». Così  Garlini inizia il suo romanzo sulla memoria, valore  fondamentale in cui affonda le radici il tempo che ci resta da narrare. Dopo averlo letto non è difficile affermare che ci troviamo di fronte a uno dei libri più belli dell’anno appena trascorso.

Nicola Vacca

 

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