Con gli occhi di Parigi

paris

 

La vista su Parigi era magnifica! Riusciva a vedere quasi tutta la città: le due torri , Montparnasse e Tour Eiffel, Notre Dame con le sue guglie e la cupola del Pantheon. Che spettacolo sarebbe stata di notte, tutta illuminata! Non le sembrava vero, aver trovato quel minuscolo gioiellino al 8 piano di rue Desirée , al fianco di Père Lachaise.

 Arianna tornava lì a cercare cosa? Non riusciva a dirlo nemmeno a se stessa, sapeva solo che la sua vita era cambiata da quel novembre di tanti anni prima,  insieme a quella di tanti altri. Come un vortice veniva risucchiata dal passato, a quando era a Parigi con lui.

Hotel Eduard VI , Montparnasse , camera 165, lo champagne nel secchiello  come sorpresa, la camera al quarto piano. Salgono ridendo e bisbigliando nel piccolo ascensore e Arianna lo trascina dentro spingendolo sul letto, come due vecchi amanti, in quella camera sobria ed accogliente, con le tende blu e la vista sulla strada.

Novembre parigino, la calda intimità di una camera , nei luoghi, quasi sacri, frequentati dagli artisti amati da entrambi, ma soprattutto da lui, Andrea , pazzo di lei, della sua allegria, del suo amore per la Francia, lui si lasciava trascinare dalla sua flanerie che lo portava sulle tracce del suo mito:Cioran, Emil Cioran, che riposava a due passi dall’hotel, nel cimitero di Montparnasse.

 Domani era vicino, entrambi eccitati da tutto, dalla loro presenza, dal quartiere rumoroso e affascinante, dai cinema, dal profumo di croissant che li avrebbe risvegliati stuzzicando l’appetito. Domani sarebbe stata una giornata da bruciarsi i piedi, schiacciando foglie morte, perdersi tra le tombe fino a trovarlo, sottoterra ma vivo più che mai!

Il mattino dopo attraversano rue d’Odessa stupendosi dell’atmosfera magica che può rendere solo un insieme di ristoranti e negozi gestiti da persone di tutte le razze possibili, mille profumi e gente di tutti i colori.  Si fermarono per fare colazione all’angolo al bar  «La libertè»  che da su boulevard Edgar Quinet, pieno di botteghe d’arte e d’artisti. E lì, le foglie morte, ma perché le chiamano morte? I colori erano meravigliosi, dal giallo ocra al rosso cremisi e creavano un tappeto inimitabile, il cielo era dolcemente nuvoloso. Una folata di vento li investì sollevando la gonna di lei e facendo rabbrividire lui.

Si fermarono davanti a un locale che aveva il menù esposto, ma con sorpresa lessero: «Ingresso in coppia gratuito. Ingresso per transessuali gratuito  Ingresso per single 30 euro Tenere una condotta corretta».

Era un locale per scambisti o per chi cercava brividi di piacere alternativo. Andrea iniziò a pensare ai bordelli frequentati da Miller : «Ecco dove si scopava le mulatte di Tropico del cancro», pensò ad alta voce!

Arianna sorrise e lo spinse verso il boulevard.

Si trovarono all’entrata principale del cimitero semideserto. Presero una mappa che indicava con numeri la presenza delle tombe dei morti illustri.

Centinaia e centinaia di tombe di tutte le forme, si poteva notare che tanti erano solo ricchi o ricchi ebrei, ma anche tanti nomi illustri e famosi, Charles Baudelaire e Guy de Maupassant, i più importanti, avevano le tombe ricoperte da bigliettini del metroò e fiori. Eugene Ionesco e Tristan Tsara e tanti altri più o meno noti.

A fatica riuscirono a trovare la tomba semplice di Emil Cioran, sepolto insieme alla sua compagna di vita. Andrea, pallido e tremante dall’emozione, lanciò un urlo di gioia e si fermò osservando una buca da lettere, di quelle d’acciaio, piena di messaggi. Erano le lettere a Cioran, lasciate lì da chi passava per un saluto. Si sedette sulla tomba e aprì quel nastrino rosso che la teneva chiusa.

Sulla prima lesse: «Tanti anni passati solo a stringere legami: quando si capisce che non è servito a niente è troppo tardi per scioglierli: si è preso gusto alle cose ed è infinitamente più difficile allontanarsene che restarvi aggrappato.

Perché sia possibile il distacco, bisognerebbe impararlo con l’alfabeto e sapere fin dall’inizio che desiderare significa trascendere il desiderio, e vivere significa porsi al di sopra della vita».

Riconobbe subito la frase tratta dai Quaderni. Poi seguiva una lunga lettera scritta accoratamente al maestro.

Arianna lo aveva lasciato solo e lo osservava da lontano, fingendosi distratta. Quanto lo amava Andrea e quanto avrebbe dato per vederlo felice, lui che aveva avuto anni amari e che aveva vissuto molta parte della sua vita sui libri. Lo vide piangere calde lacrime su quella tomba.

La gloria aveva investito di colpo Andrea.

Non bastavano le serate per le presentazioni. Arianna lo seguiva e cercava di organizzargli gli appuntamenti. Fu contattato dalla Shakespeare and Company, dalla Libreria des  Italiennes e  addirittura da Gibert. Fu proprio da Gibert che Arianna, stanchissima si era seduta su uno sgabello nella saletta attigua alla sala della presentazione del libro di Andrea, che conobbe Eric.

Lui la vide e le chiese in francese dove si svolgeva la serata di Andrea Cavalli. Lei glielo indicò e gli disse ciao.

Eric stava per andare ma si voltò all’improvviso quando sentì quel ciao in perfetto italiano. E le chiese: vous est italienne? E lei: mais oui bien sur! Scoppiarono in una fragorosa risata e iniziarono a parlare di libri, di Parigi, di cucina e film francesi. Eric aveva circa 40 anni, era alto e slanciato, ma vestiva come un ragazzo universitario, col suo zaino e i jeans un po’ stracciati. Insegnava letteratura alla Sorbonne e viveva  da solo nel quartiere Latino, nei pressi di rue Mouffetard , esattamente in rue des  Lyonnais.

Entrarono nella sala gremita, Andrea era seduto e stava per iniziare, guardò Arianna accennando un sorriso, si sentì un lungo applauso. Eric sfiorò Arianna con il braccio, lei si sentì pervasa da un brivido.

Ci fu un bellissimo buffet offerto dall’editore, Andrea fu assalito dai lettori per gli autografi. Eric diede un piccolo libro ad Arianna prima di congedarsi : un mio piccolo dono per ringraziarti della tua presenza! E sgusciò fuori!

Finalmente rientrarono in Hotel , Hotel Esmeralda che affacciava su Notre Dame, non era lussuoso, ma molto antico e particolare. Salirono per la lunga scala a chiocciola e raggiunsero la stanza al terzo piano, l’indomani Andrea aveva varie interviste, dopo aver baciato teneramente Arianna, piombò in un profondo sonno.

Lei aprì il piccolo libro e lesse un numero di telefono con il nome di Eric. Non ne aveva parlato con Andrea e avvertì un fastidioso senso di colpa. In fondo non c’era nulla di male. Decise di pensarci domani.

Si risvegliò nel letto vuoto, Andrea le aveva lasciato un espresso con un croissant oramai freddo e un post it:  Bonjour mon amour, ci vediamo a pranzo. Andrea.

Si tirò su a fatica, bevve il caffè e guardò il cellulare. Ci pensò un po’ su e decise di comporre quel numero per ringraziare Eric del libro. Rispose la sua bella voce affannata e un po’ sorpresa. Lui la invito ò per l’aperitivo . Arianna rifiutò prontamente con una scusa. Avvertì la delusione nella sua voce ma si compiacque di non avere accettato senza averne messo al corrente Andrea.

Il loro era un amore basato sulla fiducia e sulla libertà totale e ormai stavano insieme da un decennio, non si erano mai sposati , no, non si ripete lo stesso errore due volte. Si guardò allo specchio e prese a fare gli esercizi , più che altro erano smorfie, per spianare le rughe oramai evidenti, anche se era orgogliosa dei suoi 50 anni.

Decise di concedersi un giro per un po’ di shopping.

Parigi era affollata di turisti come al solito e la giornata permetteva una lunga passeggiata. Il lungosenna con i suoi Bouquinistes la distrassero dalla folla e comprò due stampe litografate che sembravano originali, in una c’era la Bastille e in un’altra le Temple, se le immaginò in una cornice semplice, di legno o di noce,d a mettere nel lungo corridoio di casa.

Tornò in hotel molto spensierata e serena, quando all’ingresso notò un uomo che le sembrò familiare. Infatti lui le sorrideva e la salutava col gesto della mano. Era Eric ! Come aveva saputo dell’hotel in cui stava? Lei le porse la mano e lui accennò una carezza sul suo viso, Arianna istintivamente si spostò.

Le disse che non aveva chiuso occhio pensando a lei e alla sua sensualità, lei arrossì leggermente imbarazzata, ma in fondo, compiaciuta.

Infine accettò di seguirlo in un bistrot e bevvero un ottimo Sancerre blanc che le permise di sciogliersi e confidarsi, raccontando la sua storia con Andrea Cavalli , ormai un mito in Francia.

Andrea rispondeva alle domande un po’ annoiato e un po’ sorridente, forse per pura formalità, ma era stanco e pensava ad Arianna, a quanto l’aveva trascurata. Non era più il tempo delle loro fughe romantiche e spensierate a Parigi. Di quando, distrutti dalle loro passeggiate,si amavano negli hotel economici, ma si consumavano di baci e carezze, si possedevano quasi sfiniti, e ridevano bevendo champagne comprato nei Bonprix. Ora era ricco e famoso, eppure sentiva una sensazione di disagio. Non era quello che aveva desiderato sempre? Vivere della sua arte e null’altro.

Finalmente l’intervista era finita, salutò tutti ed uscì quasi di corsa, respirò forte e cercò di rilassarsi prima di telefonare ad Arianna.

Pronto amore, ci vediamo tra 30 minuti voglio regalarti una serata fantastica, prendi un taxi, ti aspetto  al Carillon per l’aperitivo!

Lei salì di corsa, dopo aver salutato Eric, mise una gonna tubino nera, le decolleté col tacco, una camicetta rossa, un filo di perle, rossetto e una spruzzata di Hermes, felicissima di quell’invito improvviso. Infilò il cappotto nero e  scese . Fermò il primo taxi libero: Rue Alibert!

Lei sorrise nel vederlo, lui la cercava con lo sguardo tra la gente seduta nel locale affollato. Prese posto al suo fianco e la baciò davanti a tutti con passione.

Ordinarono champagne, lui le sussurrò’ ti amo.

Fu un attimo, entrarono tre uomini armati di Kalashnikov urlando : «Allah akbar» e subito proiettili e sangue ovunque. Grida di paura mescolate al terrore. Durò tutto pochi attimi, poi silenzio ed esplosioni in lontananza. Sirene spiegate. Arianna si trovò stesa in un fiume di sangue, un dolore atroce al braccio e addosso Andrea inerme.

Tornando al presente, si rese conto di aver vissuto molti anni senza Andrea. Aveva accettato tutti gli inviti a Parigi e in Italia, le interviste spesso monotone senza di lui. Aveva raccolto appunti di una vita che Andrea aveva lasciato sparsi ovunque, pubblicando un paio di libri di poesie, un saggio e alcuni aforismi e un altro  libro che fu pubblicato postumo. Lei era orgogliosa di essere stata la sua donna ma ora si sentiva svuotata e stanca. All’improvviso dal balcone osservò le luci di Parigi e vide il volto di Andrea che le sorrideva. Sentì le calde lacrime inondargli il viso tra le rughe e sorrise felice, sporgendosi quasi per abbracciarlo. Così volò nelle luci, tutto le girava intorno,la Tour Eiffel, Notre Dame e il Sacre Coeur.

Un tonfo e in un istante si riunì al suo amore, sulle rive della Senna.

Giovanna Barone

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