Kraus: tanto inattuale, perciò necessario

KarlKraus

 

 

Non si può comprendere la biografia intellettuale di Karl Kraus senza tenere conto nella sua opera della commistione tra satira e polemica. Se egli è stato uno degli interpreti  più penetranti del nostro tempo è perché il suo spirito libero ha sempre evitato ogni tipo di compromesso. Nei  suoi scritti  ha usato la penna come un bisturi tagliente per muovere attacchi esemplari ed emblematici contro la decadenza di pensiero della civiltà.

Da giovanissimo era già noto come polemista arguto. Su Die Fackel, la rivista che fonderà e curerà sempre da solo, eserciterà il ruolo del combattente dello spirito dove scriverà in largo anticipo che il mondo sta andando in rovina.

Karl Kraus era un  intellettuale colto che non aveva peli sulla lingua. Basta leggere le sue invettive contro le forme asfissianti del potere che condizionano la libertà dei singoli per capire che sarebbe diventato subito un anticonformista, ma soprattutto un’intelligenza scomoda che avrebbe dato fastidio ai padroni del vapore.

L’atteggiamento impolitico di Kraus nei confronti della stampa  e del malcostume politico sono all’origine degli attacchi indirizzati al caos in cui la vita dello spirito era miseramente finita, confusione resa manifesta ai suoi occhi dall’ormai invadente capacità del pubblico di scorgere dietro annunci di giornale il male del mondo e lo sporco della corruzione.

Guardando all’oggi e al suo nichilismo, comprendiamo che l’irriverenza inattuale di Karl Kraus ha avuto ragione.Le sue feroci battute sono profetiche perché i bersagli che il pensatore austriaco ieri attaccava oggi non sono caduti: l’assopimento della coscienza sociale e civile, il conformismo nella cultura, la deriva della morale, l’asservimento della stampa e degli intellettuali al potere, il malaffare nella politica, la crisi dei sistemi democratici.

Kraus, interprete della crisi, scrittore sulfureo di aforismi  che con la sua profetica attività letteraria annuncia la fine di un ordine morale. Il polemista con il suo spirito dissacratore nella sua attività pubblicistica lotterà contro il pervertimento morale, politico e linguistico della società del suo tempo.

È una presa di posizione nei confronti della degenerazione della cultura e della sua azione politica che avviene per le ambizioni di uomini di potere, di giornalisti  letterati. Nella sua rivista scriverà sempre che odia  «la mancanza politica di principi».

Kraus mette tra virgolette il proprio tempo. Il suo bisturi tagliente seppe distinguere e sezionare ogni  frammento della propria epoca. Sezionare i corpi in cancrena, decretarne l’eutanasia, e allo stesso tempo distinguere le parti vitali, segnalarle a quelli che non sapevano più vedere.

Egli progettò di risvegliare un ethos intellettuale ormai sopito, di aprire gli occhi al pubblico su una stampa che sempre più si riduceva a mezzo pubblicitario a strumento di profitto. Il comportamento critico e gli atteggiamenti politici di Kraus sono sempre guidati più dal fastidio e dal disprezzo originati dalla mancanza di principi  manifestata dalla politica che non da autentiche convinzioni ideologiche.

Kraus era uno scrittore che teneva alla propria indipendenza più che al profitto. La sua satira non nasceva mai dall’occasione, ma aveva dei bersagli ben precisi. Era talmente giusto che non accusava mai nessuno che non lo meritasse. Kraus attaccò  sempre  gli atteggiamenti borghesi  di stampa, politica e cultura, egli stesso apparteneva alla classe borghese.

L’autore di Detti e contraddetti non aveva  una precisa posizione politica, anche in questo era libero: «Per i politici sono un esteta, per gli esteti un politico» . Anche se i rapporti tra Kraus e la politica furono controversi, il pensatore austriaco con grande originalità arrivò a simpatizzare  per una rivoluzione conservatrice. In diverse occasioni mise in discussione il parlamentarismo, la democrazia, il liberalismo. Le sue analisi politiche non sono che il riflesso del suo più generale atteggiamento intellettuale.  La politica, per Kraus, altro non era che un «gioco di tarocchi».La politica, secondo  il suo pensiero critico, non è in grado di avvicinare la complessità e i reali problemi dell’esistenza. Costretta nella superficialità dalle divisioni partitiche e ferma alle contrapposizioni ideologiche  e parlamentari,  non giunge ai nodi centrali dello spirito.

Kraus  conficca il bisturi del libero pensiero nelle carni della civiltà in crisi. Smaschera tutti i grumi della barbarie e della decadenza che si annidano nella sua epoca e che germoglieranno nel conformismo di quelle future.

Kraus, esattamente come Kierkegaard, legge in termini destinali la questione del tramonto.

Per Kraus era realmente difficoltoso mettere a tacere la propria vena satirica e lasciare impunita la discesa nella rovina che l’umanità si stava apprestando a vivere, dall’altro egli avvertiva di vivere in un mondo dove non veniva percepito il grado di trivialità e degrado raggiunto.

Kraus è consapevole di appartenere al tempo degli assassini. La sua verità esistenziale è il terrore. Egli è uno scrittore che si affaccia  sull’Apocalisse quando in una splendida pagina de Gli ultimi giorni dell’umanità dichiara apertamente di voler prendere su di sé tutto il male del mondo.

Alla distruzione del mondo Kraus  si preparò rifugiandosi in quella immensa arca rappresentata dalla sua rivista. Proprio nelle prime pagine della Fackel si riferisce al valore simbolico della fiaccola  e alla sua capacità di illuminare le tenebre in cui  sembrava scesa l’umanità. Dal suo rifugio  scrisse: «Che cosa può fare un scrittore di satire di fronte a un ingranaggio cui risponde comunque a ogni  ora una risata infernale di scherno?Può ascoltarla mentre gli altri sono sordi. Ma se anche lui non viene ascoltato? E  se anche a lui viene paura? Il vero tramonto è la distruzione dello spirito, l’altro dipende dall’indifferente prova se dopo la distruzione può ancora esistere un mondo».

Aveva ragione Cioran quando scriveva che leggere autori inattuali nelle epoche torbide è la migliore disintossicazione che ci sia. Karl Kraus è l’autore inattuale di cui oggi abbiamo davvero bisogno.

Nicola Vacca

 

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