Quattro inediti di Pasquale Vitagliano

carlo carrà partita di calcio.jpg

(La partita di calcio di Carlo Carrà)

 

Pasquale Vitagliano mai come in questi inediti che qui si presentano si rivela poeta con i piedi per terra. Da un lavoro in contruzione, quatto poesie sul gioco del calcio. Poesie asciutte e essenziali in cui il calcio è metafora dell’esistere e molto altro ancora. Buona lettura! (n.v.)

1

Al processo lo dicevano

che la palla è tonda

che ogni partita è a sé

che il campo è neutro.

Allora l’arbitro era nero,

nera la notte di Hegel,

nessun altro colore se non

le casacche in campo.

Adesso che anche tu

fai la partita e te la giochi

la palla sembra pilotata.

Così appaiono guidati

i palloni sempre meno tondi

da un qualche dio intercettabile.

 

2

Collassa la terra

sul campo di gioco

in piedi è rimasta

la traversa della porta.

Le traiettorie sono sghembe

il linguaggio s’è fatto seriale

i numeri non esprimono gioco

ma una sgonfia liturgia.

Collassa il pallone

senza corrente e la voce

metallica si spegne nel vuoto.

La traversa resiste solida e dura

resta un altare senza più rito,

lascia una scia per chi è rimasto a casa.

 

 

3

Attendi, attendi

Tutti sono rimasti fermi,

ad attendere che rompessi il muro,

i muri, tutti i muri, anche quelli invisibili.

Hai atteso, Ago, atteso troppo e troppo

attendevano da te. E tu che c’entravi coi loro muri?

Non hai temuto barriere, neppure quelle vere.

T’hanno scordato presto, solo perché sei morto.

La gloria t’ha tolto il sorriso,

la bandiere t’hanno strappato dal muretto,

contro la terra anche tu hai messo la faccia

lontano dalla porta, ad inseguire un tiro troppo forte.

Attendi, attendi, tanto tu sei regista,

quello che conta è far volar la palla,

perché tu sei rimasto solo a dirci che è solo un gioco.

Atteso, atteso, ti abbiamo atteso invano

per ascoltare da te che la recita è finita,

tu che poeta diversamente lo sei stato lo stesso.

 

 

4

Non penso che il calcio

Sia dare un calcio ad un pallone

Per poi inseguirlo a frotte.

Penso che senza Marx

Non ci sarebbe stato Sacchi

E il gioco a zona.

Ma che grazie a Weber

Il gioco ad uomo resta insuperabile

Anche se non c’è più lo stopper.

Penso che Beckenbauer

Libero e tedesco sia un ossimoro

Come un argentino che balli la samba.

Ed infatti tra Maradona e Pelè

Scegliere è come dimostrare

L’esistenza di Dio per argomentazione.

Penso che il calcio italiano

Come a Caporetto confermi che

gli italiani sono migliori dei loro generali.

Che l’Inghilterra non esiste in geopolitica

Che la Francia migliore è senza francesi

Che Russia o Unione Sovietica il gioco è sempre quello.

Penso che il calcio sia la prova

che siamo tutti uguali altrimenti

con i neri non ci sarebbe partita.

Che come ogni opera d’arte

Il calcio parla dei nostri corpi, anzi

Nutrito, dopato, tatuato è il corpo che parla a noi.

Penso che esista un calcio postumo

Perché in vita non ha vinto nulla,

quello olandese troppo bello per essere vincente.

E penso che il calcio più bello

Sia quello che non si vede in natura

Come il cerchio esiste ma non c’è.

 

Pasquale Vitagliano

 

 

 

 

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